Vola a 9€ con Vueling se prenoti dall’8 all’11 marzo 2016

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La compagnia Catalana Vueling Airlines da questa mattina è in promozione con una strepitosa offerta da non perdere! Con questi prezzi non hai più scuse: programma il tuo prossimo viaggio!

Dall’8 all’11 marzo prenota i tuoi voli a partire da soli 9 € e vola dal 30 marzo al 15 agosto 2016 per raggiungere una delle seguenti destinazioni:

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Budapest (Ungheria) agosto 2015 – Inizio dalla “Parigi dell’Est” il mio lungo viaggio

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Il mio viaggio estivo 2015 inizia dall’Ungheria, precisamente dalla sua capitale Budapest!
Un lunghissimo viaggio tra 6 nazioni riconosciute e uno stato fantasma: Italia (Palermo/Roma), Ungheria (Budapest), Ucraina (Užhorod/Lviv/Odessa), Transnistria (Tiraspol), Moldavia (Chișinău), Romania (Brașov/Bucarest), Spagna (Barcellona).

Partiamo da come sono arrivato in terra magiara: utilizzando la compagnia catalana Vueling ho preso 2 voli con scalo programmato il primo con partenza dal capoluogo siciliano per Roma/Fiumicino alle 06.30 e da Roma/Fiumicino a Budapest alle 11.50!
Una volta arrivato a destinazione il transfert dall’aeroporto al centro di Budapest è stato facilissimo (se non volete prendere il taxi) basta prendere il bus numero 200 e poi a fine corsa la metro che vi porterà nelle fermata più comoda a voi.

Quando immaginiamo una vacanza, pensiamo subito alle capitali come Parigi, Londra, Roma, Berlino o Madrid e pochi considerano Budapest come una possibile meta!
Alcuni invece, più che per la propria bellezza e attrazione dall’idea di un viaggio nella lontana Ungheria si reca nella capitale ungherese per l’accessibilità dei costi del viaggio e degli alberghi ma una volta arrivati in loco si ricredono subito.

Budapest è una maestosa ed elegante città formata da Buda e Pest divise dallo scorrere del fiume Danubio. E’ una capitale nello stile dell’antica mitteleuropa così come Vienna e Praga (ma anche Belgrado). La tradizione culturale si rifà insieme a Vienna e Praga, all’impero austroungarico. L’Ungheria ha quasi 10 milioni di abitanti, 2 milioni e mezzo dei quali vivono nella capitale.

Budapest fu un’antica colonia romana e gli stessi romani furono i primi a sfruttare le centinaia sorgenti termali che si trovano nella ragione, molte delle quali sono ora delle terme pubbliche e rappresentano ancora una delle caratteristiche di questa capitale.
Nella città sgorgano ogni giorno milioni e milioni di litri d’acqua termale con una temperatura tra 20 e 76 °C. Incredibile è la varietà degli stabilimenti termali offerta, altissimo il numero di chi vi si reca quotidianamente, sia d’estate che d’inverno, per poche ore o per l’intera giornata per rigenerare corpo e mente.

Ma Budapest non è solo questo! Avete mai sentito parlare del Sziget Festival?

Se vi recate a Budapest a metà agosto non potete non andare a questa grandissima manifestazione a livello continentale! E’ un festival musicale che si tiene sulla Óbudai-sziget (“isola della vecchia Buda”) in mezzo al Danubio e prende nome dalla parola ungherese sziget che per l’appunto significa isola. Inizialmente nasce come rassegna per gruppi locali nel 1993 per poi aumentare e migliorare anno dopo anno il cast artistico. Ad oggi, è uno dei festival che conta più presenze in assoluto al mondo, grazie anche alla sua durata che a differenza di un normale festival è di una settimana!
Sziget Festival conta più di 60 palchi con musica dal vivo ma anche DJ set, spettacoli teatrali, proiezioni videocinematografiche, danza, esibizioni circensi, artisti di strada e manifestazioni sportive. È un evento unico nel suo genere, multimediale, aperto ad ogni espressione artistica e musicale, punto d’incontro di culture e tendenze disparate come pop, rock, metal, hip hop, blues, reggae, afro, world music, folk, elettronica, jazz, classica ed ogni altra sperimentazione sonora.
Proprio per la sua durata e l’afflusso di persone che si recano a Budapest in quel periodo, sorge la necessità di creare una rete di servizi a servizio del turista: dal fruttivendolo alla farmacia, dal cambio valuta al punto ricarica per telefoni, dal deposito bagagli a quello valori. Nello specifico E’ possibile acquistare un biglietto per l’intero periodo del festival quindi 7 giorni, 5 giorni o anche per solo un giorno!

Dopo questa lunga premessa potete ben capire che Budapest è una città pronta a soddisfare tutte le vostre esigenze e stili di vita, completa a 360 gradi: adatta dal giovane che ama la musica reggae all’avvocato che vuole rilassarsi!

Personalmente sono rimasto a Budapest un paio di giorni e ho cercato di fare un po’ tutto quanto! Ho cercato di visitare il più possibile la città, sono andato alle terme e ho assistito anche al primo giorno del Sziget Festival dove ha suonato anche Robbie Williams.

 


Per chi ama più un viaggio relax vi illustro le terme più famose e secondo me più belle di Budapest:

 

Il bagno Széchenyi (dove sono andato io)
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I bagni Széchenyi sono uno degli stabilimenti storici di Budapest nonché uno dei più grandi di tutta Europa con le sue 5 piscine e i 12 bagni termali. La maggior parte delle vasche è all’aperto ma la temperatura dell’acqua delle sorgenti, che in alcuni casi raggiunge 77 gradi, ed il conseguente vapore determinato dal calore consentono di giovare dei bagni anche in pieno inverno.Le terme Széchenyi prima stazione termale di Pest nel cuore del Parco Cittadino (Varosliget) hanno aperto i cancelli nel 1913. Sono ospitate in un pittoresco complesso di edifici in stile neobarocco che si impone in tutta la sua eleganza negli stucchi, nelle statue, nei mosaici, nelle decorazioni che rendono queste terme oggetto di grande ammirazione. Capolavoro gigante e maestoso da non perdere; particolarmente bella la sala con la cupola decorata da uno splendido mosaico in vetro.


I bagni Király

Le terme Király furono costruite nella seconda metà del ‘500 dal pascià di Buda Mustapha Szokoli. Perfettamente ristrutturate nelle forme originali, sono uno dei più bei esempi di architettura termo-balneare ottomana. Di epoca turca è il bagno perfettamente conservatosi alimentato dalla vicine fonti Lukás dove si trova l’omonimo bagno. I bagni Király si distinguono per le quattro cupole, di cui una sormontata dalla mezzaluna d’oro. All’interno della struttura di pietra si trova la bella la sala-cupola con la piscina ottagonale.

I Bagni Rudas

I Bagni Rudas risalgono alla metà Quattrocento e conservano più di ogni altri il fascino e la sontuosità degli antichi bagni turchi. bagni kiraly budapestSono alimentati da ben 18 sorgenti. Delle acque di tre di queste fonti (la Juventus, l’Attila e la Hungaria), ricche di calcio e magnesio, è possibile abbeverarsi direttamente dai rubinetti. Sotto la cupola semisferica, retta da otto colonne, si trova una piscina ottagonale (foto). La luce che filtra dalle finestre punteggianti la cupola crea, insieme all’acqua, uno splendido gioco di colori e riflessi contribuendo ad accrescere l’incanto di questo luogo. Nei weekend ospita pool party e serate lounge.

I bagni Rác

I Bagni Rác erano conosciuti sin dal ‘400 ed erano noti come “le terme reali”. Si narra, infatti che il re Mattia fece costruire un corridoio per collegare le terme al Palazzo Reale. Nel ‘500 i Turchi realizzarono la piscina con cupola conferendo così ai bagni la chiara impronta ottomana. Con la ristrutturazione del 1869 assunsero uno stile più eterogeneo. Oggi, dopo un ennesimo rimaneggiamento, le terme Rác sono parte di un lussuoso albergo, il Racz.

I Bagni Gellért

I Bagni Gellért sono senza dubbio i bagni termali più famosi di Budapest. Un vero e proprio gioiello architettonico impreziosito da favolosi mosaici di ceramica “Zsolnay”, statue in marmo, vetrate dipinte; un elegante edificio in stile Liberty che colpisce per l’ imponenza della struttura, lascia incantati per lo sfarzo degli ambienti e degli arredi originali in stile Art Nouveau.
Il complesso termale Gellért sorge ai piedi della collina Gellért laddove, sin dal Duecento, si riteneva esistessero sorgenti miracolose. Venne costruito durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, terme gellert budapestfu inaugurato nel 1918 ed in breve è diventato la meta preferita dai turisti stranieri ed ungheresi. Oltre al bagno termale e all’annesso hotel di lusso, sono presenti una piscina aperta ad onde artificiali circondata da un bel parco e da una terrazza, e una piscina coperta di acqua gassata con tetto apribile, piccolo capolavoro di architettura. Le terme Gellért sono l’ideale per rilassarsi e/o curarsi grazie alla piacevole temperatura delle acque (da 27 a 48 gradi) ed ai loro salutari effetti, ai massaggi e a trattamenti di cui si può beneficiare. Ma sono anche il modo per “tuffarsi” in un’altra epoca, quella della Belle epoque ungherese dei primi del Novecento. Un’esperienza da provare dunque, un posto unico, bello ed originale che merita senz’altro una visita.


 

Per chi ama invece i tour fotografici per la città o una vacanza culturale vi consiglio:


Il centro di Budapest

Via Andrassy è il viale più belli di Budapest ed è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell”Umanita dall’Unesco. Attraversando il viale si incontrano il Teatro Nazionale dell’Opera, la vecchia Accademia di Musica, l’Università delle Belle Arti, la Piazza Kodaly, ricca di statue, e la magnifica Piazza degli Eroi, con il Monumento del Millennio, il simbolo di Budapest.

Il lungodabubio di Budapest

Il lungodanubio di Budapest vanta dei meravigliosi ponti ed è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Oltre a passeggiare lungo il Danubio, per ammirare il suo splendore dall’alto, ci si può recare presso il Palazzo della Fortezza, la Funicolare, o sul Monte Gherardo. Tra i ponti più belli del Danubio ci sono il Ponte delle Catene e il Ponte Margherita.


Szechenyi Lanchid – Ponte delle Catene

Szechenyi Lanchid è il famoso Ponte delle Catene ed è stato costruito nel 1849 per unire Buda a Pest. Precedentemente per poterlo attraversare si era obbligati a pagare il pedaggio.

Il Teatro Nazionale dell’Opera

Il Teatro Nazionale dell’Opera è uno dei più grandi d’Europa, ospita circa 1200 spettatori ed è stato progettato da uno dei più grandi architetti ungheresi di tutti i tempi: Miklos Yol. L’atrio vanta un soffitto a volta con magnifici affreschi raffiguranti le nove Muse e dorature. Il Teatro si può ammirare tutti i giorni con visite guidate, tranne che nei giorni di spettacoli.

Basilica di Santo Stefano

La Basilica di Santo Stefano è la chiesa più grande di Budapest e dalla sua cupola, raggiungibile salendo 302 scalini, o con l’ascensore, si può ammirare il paesaggio su Buda o il centro di Pest.

Sinagoga di Dohany utca

La Sinagoga di Dohany utca è la più grande d’Europa e la seconda del mondo e può accogliere fino a tremila persone. Costruita in stile romantico vanta anche degli elementi bizantini e moreschi come il rivestimento in piastrelle decorate, le vetrate artistiche e le ricche decorazioni. L’organo della sinagoga è stato suonato da Ferenc Liszt, più grande compositore ungherese. All’interno della sinagoga si trova anche un museo ebraico.

La Chiesa Parrocchiale del Centro Città

Presso il Ponte Elisabetta si trova la Chiesa Parrocchiale del Centro Città, l’edificio più antico di Pest che vanta elementi romani e gotici, nicchie turche, altari rinascimentali e opere in stile liberty e moderno.

Il Cafè New York

L’armonioso Palazzo e Cafè New York è stato costruito nel 1894 in stile eclettico: vi si riconoscono influssi stilistici architettonici neobarocchi, rinascimentali e rococò. Presso il cafè vi si riuniscono i personaggi più prestigiosidella vita culturale di Budapest.

Bagno Termale Rudas

Il Bagno Termale Rudas è stati costruito nella seconda metà del Quattrocento dal pascià di Buda Sokoli. Alcune aree, come quelle del lato Nord, sono ancora le originali sopravvissute fino a noi. Da vedere la cupola con le piccole vetrate decorate.

Piazza degli Eroi

Piazza degli Eroi, a Pest, è stata costruita nel 1896 per celebrare i mille anni dall’arrivo degli Ungari. Sul colonnato e la tomba del milite ignoto si affacciano il Museo delle Belle Arti, Szepmuveszeti Muzeum, e il Palazzo delle Esposizioni.

Vorosmarty Ter

La piazza di Vorosmarty Ter è una delle più frequentate di Pest per la presenza di numerosi e tipici caffè, ideali una piacevole pausa e incontrare amici.

ll Parco ferroviario Fusti

Il Fusti è un parco e un museo unico in Europa, dedicato alle ferrovie è stato inaugurato nel 2000 ed è l’ideale per una visita con i bambini. Oltre ad ammirare i vagoni originali dell’Orient Express, gli adulti possono addirittura provare a guidare una locomotiva all’interno del parco.
Parco del Varosliget

Nel Parco del Varosliget, uno dei più belli di Pest, si trova il magnifico castello del Vajdahunyad Vara, costruito nel 1896 in occasione dell’Esposizione Universale. Oltre al castello il parco vanta un lago dove in estate si può andare in barca e d’inverno, poichè ghiacciato, si puà pattinare.

Memento park – Il Parco delle Statue di Budapest

Fuori dal centro abitato di Budapest si trova il Memento Park e si arriva con un bus diretto dal centro città e partenza ogni giorno alle 11 da Deák tér (ci si arriva con la metro N.1, N.2, N.3) e troverete un bus con insegna Memento Park.
Gli abitanti di Budapest sono stati furbi: mentre tutti i paesi dell’Est hanno approfittato della fine del Comunismo per buttare giù le statue sfogando sul marmo decenni di mancata libertà, qui hanno fatto di meglio. Hanno trasformato questi colossi in un ottimo strumento di sfruttamento della memoria, per quanto brutta possa essere. Hanno quindi messo insieme tutte le statue che rappresentano le grandi figure del comunismo (Marx, Lenin, Stalin, Bela Kun) insieme ad anonimi soldati liberatori dell’ex Urss e hanno creato un Memento Park del comunismo. Se non vi basta guardare in faccia i “compagni” ma volete portarvene a casa un pezzettino, potete anche comprare memorabilia degli anni della Guerra Fredda (spille, spillette, magliette, sigarette d’epoca). Se vi interessa, c’è una bella mostra su come veniva addestrata una spia comunista.


Il book fotografico di Budarest (Ungheria) 2015

CLICCA QUI PER VISUALIZZARE Il book fotografico di Budarest (Ungheria) 2015

Il book fotografico di Budarest (Ungheria) 2015


Dopo questa parentesi ungherese è arrivato il momento di cambiare aria e nazione!
Dalla stazione Nyugati di Budapest alle ore 07:23 prendo il treno diretto per la piccola cittadina di Zahony che conta meno di 5.000 anime ma crocivia tra Unione Europea/NON Unione Europea con la sua dogana tra Ungheria e Ucraina!

 

IL VIAGGIO CONTINUA … NEL PROSSIMO ARTICOLO

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Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog "I VIAGGI DI SPEEDY". Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato "de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

VIDEO – Come vestirsi con il contenuto di 4 bagagli in 1 nel bagno dell’aeroporto – (Compagnie low cost)

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Se hai viaggiato con qualche compagnia low cost specialmente negli anni passati ti sarà capitato sicuramente qualche piccolo problema del bagaglio a mano!!
Per fortuna tutte le compagnie aeree adesso sono diventate più tolleranti in materia e accettano anche il secondo bagaglio purchè non di grosse dimensioni e peso.
Negli anni precedenti Ryanair l’ha fatta da padrona con la sua politica aziendale molto rigida con cui si autorizzava a portare sopra l’aereo UN SOLO BAGAGLIO (max 10 kg) a prescindere della dimensione!
Chi non si è mai imbattuto in donne costrette a mettere dentro il trolley la propria borsa oppure in uomini a far lo stesso con il proprio marsupio o borsetta della reflex?
Chi di voi non ha mai visto qualche viaggiatore seduto con tutto il suo peso sopra il trolley pur di riuscirla a chiudere?
Nonostante ciò il risultato in alcuni casi non è stato sempre positivo perchè per esempio il trolley è gonfiato troppo oppure sforava spesso i famosi 10 Kg consentiti rischiando così di dover imbarcare il proprio bagaglio in stiva e pagare quindi un supplemento.
Un altro capitolo a parte va dedicato al viaggiatore “temerario” che consapevole di essere in difetto porta con se molteplici bagagli sfidando i controlli della compagnia aerea! Quando gli va bene riesce a passare senza grossi problemi ma quando viene fermato è costretto ad escogitare qualcosa in fretta e furia per non pagare il prezzo della registrazione del bagaglio in stiva.

Personalmente mi identifico più nel viaggiatore “temerario” e devo dire che ho un conto in sospeso con la compagnia aerea Ryanair!
Adesso vi illustro che cosa ho combinato durante questi anni proprio con la compagnia aerea Irlandese.

DICEMBRE 2008 – Ecco come vestirsi con il contenuto di 4 bagagli e passare dai controlli dell’aeroporto con un solo bagaglio a mano

 

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FOTO e VIDEO – Don’t Forget Srebrenica … 11 luglio 1995 – 11 luglio 2015! – 20 anni per non dimenticare il genocidio! Potočari (8372)

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Domani sarà il ventesimo anniversario del genocidio di Srebrenica!
11 LUGLIO 1995 – 11 LUGLIO 2015! Ma di cosa stiamo parlando?!?!?
A scuola non se ne parla …. a volte non c’è nemmeno nei libri di storia. L’11 luglio è una data tristemente significativa e sempre più dimenticata: il Parlamento europeo nel 2009 la istituì come giornata della memoria per le vittime del genocidio di Srebrenica, consumatosi nel cuore dell’Europa 20 anni fa.

IL Book fotografico del Cimitero Potočari (8372) – Srebrenica (Bosnia Erzegovina)

IL Book fotografico del Cimitero Potočari (8372) – Srebrenica (Bosnia Erzegovina)

 

Srebrenica (in serbo: Сребреница ˈsrêbrenit͡sa) è una città e un comune nella parte orientale della Bosnia-Erzegovina appartenente all’entità della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (Republika Srpska).
Srebrenica è il più grande massacro avvenuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, e rappresenta la vittoria dei nazionalisti e la sconfitta delle Nazioni Unite. All’epoca, l’incaricato per i diritti umani dell’ONU Mazowiecki definì l’azione serba “una violazione molto seria e su scala enorme dei diritti umani, descrivibile solo con la parola barbarie: attacchi alla popolazione civile, uccisioni e stupri”. La città di Srebrenica svuotata dei propri abitanti viene presa d’assalto da famiglie serbo-bosniache, quasi tutte profughe a loro volta che alterarono la composizione e la cifra etnica della cittadina. Le autorità serbo-bosniache e jugoslave inizialmente avevano negato quanto accaduto. Fino ad oggi circa migliaia e migliaia di vittime sono state ritrovate tra i boschi e i vicini comuni. Uno sterminato cimitero musulmano e un maestoso monumento alla memoria, presso Srebrenica, inaugurato nel 2003, ne ha sepolti 8372 mentre tanti altri corpi esumati aspettano ancora i risultati per essere ufficialmente identificati. I responsabili della strage negli anni successivi al compimento del genocidio fecero di tutto per nascondere le prove, svuotando molte fosse originarie e riseppellendo i cadaveri frazionati in più fosse disseminate in un arco di cinquanta km da Srebrenica.
Il Massacro fu considerato crimine di guerra, per il quale furono perseguiti sia Ratko Mladić, arrestato lo scorso 26 maggio dopo una lunga latitanza, che Željko Ražnatović, meglio conosciuto come Arkan, sanguinario esecutore di genocidi e pulizie etniche nei Balcani. La giustizia non fece in tempo a fare il suo corso: Arkan fu assassinato nel 2000.
Ci sono ancora dei misteri irrisolti intorno alla carneficina, dalle cause effettive dell’esplosione di violenza al mancato intervento dei Caschi blu dell’ONU, che detenevano la sovranità militare del territorio di Srebrenica.


 

Srebrenica, 12 luglio 1995. Le truppe serbe entrano a Potocari, un villaggio a sei chilometri da Srebrenica, dove le truppe dell’Onu hanno il loro quartier generale. Il comandante dei caschi blu ha ottenuto da Mladic l’assicurazione che donne, vecchi e bambini saranno evacuati nel territorio sotto il controllo dei musulmani. Nel primo pomeriggio arrivano a Potocari 40-50 veicoli, tra furgoni, camion e jeep, su cui viene caricato un primo contingente di persone. Mladic si fa vedere sulla scena dai giornalisti, che osservano i soldati serbi mentre distribuiscono acqua e pane agli sfollati e gettano dolci ai bambini. “Non abbiate paura – dice Mladic davanti alle telecamere. – State calmi, calmi. Lasciate che donne e bambini vadano per primi. Verranno tanti autobus. Non abbandonatevi al panico. State attenti che nessuno dei bambini si perda. Non abbiate paura. Nessuno vi farà del male”.

Ratko Mladic dopo l’arresto, avvenuto il 26 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza (ilmessaggero.it)

Intanto a New York il Consiglio di sicurezza dell’Onu adotta all’unanimità una risoluzione per chiedere “l’immediata cessazione dell’offensiva dei serbi bosniaci e il loro ritiro dalla zona di protezione di Srebrenica”. Una pronuncia formale, che non avrà alcun effetto. Sul calar della notte, i serbi raccolgono a Potocari gli uomini che sono riusciti a rastrellare in un edificio di fronte all’accampamento dell’Onu, noto come “casa bianca”. Alcuni di loro vengono uccisi sul posto, mentre la maggioranza viene trasportata a Bratunac, dove viene sottoposta a sevizie, prima di essere trucidata. Il 13 luglio inizia la grande mattanza in un’atmosfera di esaltazione collettiva, come sarà testimoniato dagli appartenenti a un convoglio dell’Agenzia Onu per i rifugiati, che vedono i serbi bosniaci, molti dei quali ubriachi, festeggiare nelle strade. Nei quattro giorni successivi le uccisioni di massa continuano senza tregua, con ogni tipo di arma, anche con granate.

Boutros Boutros-Ghali, segretario generale Onu dal 1992 al 1996. La comunità internazionale non impedì la strage di Srebrenica (agenziastampaitalia.it)

Per quanto già il 13 luglio le notizie che qualcosa di terribile sta accadendo a Bratunac comincino a raggiungere i vertici delle Nazioni Unite, Jasushi Akashi – rappresentante speciale del segretario Boutros-Ghali – chiede che non vengano rese pubbliche, per non mettere in pericolo gli osservatori militari dell’Onu ancora a Srebrenica. Solo il 16 e il 17 luglio, quando i giornalisti intervistano i primi fuggiaschi all’aeroporto di Tuzla e i caschi blu rimpatriati attraverso Zagabria, cominciano a trapelare le prime informazioni sul massacro. Uno degli uomini dell’Onu racconterà: “La stagione di caccia è al culmine… presi al bersaglio non sono solo gli uomini al servizio del governo bosniaco… ma anche donne, pure quelle incinte, bambini e vecchi… su alcuni si spara o li si ferisce, ad altri vengono tagliate le orecchie e alcune donne sono state stuprate”.

Il 16 luglio sul tardi e nelle prime ore del 17 luglio una colonna di uomini e ragazzi fuggiti attraverso i boschi raggiunge dopo sei giorni di marcia il territorio controllato dal governo di Sarajevo. Di 15mila, quanti erano partiti, ne sono rimasti vivi tra i 4500 e i 6000.


Don’t Forget Srebrenica

 

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VIDEO – Sarajevo (Bosnia Erzegovina) tra croci, minareti e sinagoghe – ESTATE 2011

Video

 

 

« Una città che nel suo centro ha quattro luoghi di preghiera. È raro.
Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro. Non esiste in nessuna altra parte del mondo.
L’aveva scritto tempo fa, prima della guerra, un rabbino sefardita, chiamato Kaa »
Predrag Matvejević

Sarajevo (in alfabeto cirillico Сарајево; in italiano: Saraievo o, meno frequente, Seraievo) è la capitale e la più grande città della Bosnia-Erzegovina. La sua popolazione si aggira attorno ai 750.000 abitanti. Conosciuta principalmente come scenario dell’attentato all’arciduca austriaco Francesco Ferdinando, la città ha ospitato, nel 1984, i XIV Giochi olimpici invernali e, tra il 1992 e il 1995, ha sofferto più di tre anni d’assedio da parte delle forze serbo-bosniache, durante la guerra di Bosnia.
Il momento di massima crescita della città si ebbe agli inizi degli anni ottanta quando Sarajevo venne nominata città ospitante dei giochi olimpici invernali.

A causa dell’inizio della guerra in Jugoslavia, il 6 aprile 1992 la città venne accerchiata ed in seguito assediata dalle forze serbe. La guerra, che è durata fino all’ottobre del 1995, ha portato distruzione su larga scala e una fortissima percentuale di emigrazione.

Tra i beni culturali maggiormente devastati dal conflitto si rammentano la Biblioteca Nazionale ed Universitaria, che era il monumento più rappresentativo dell’architettura pseudo-moresca del XIX secolo, il “Museo di Stato della Bosnia-Herzegovina” e la Moschea di Gazi Husrev Beg (del XVI secolo).

La ricostruzione della città è iniziata a partire dal marzo del 1996, subito dopo la fine della guerra. Sebbene già nel 2003 la maggior parte della città presentasse il frutto dei primi processi della ricostruzione, ad oggi (novembre 2011) Sarajevo mostra ancora i diversi segni del conflitto, sia nella parte nuova che in quella più antica (in particolare risultano abbastanza evidenti i colpi di proiettile presenti su moltissimi edifici ricoperti di gesso). Il centro storico ottomano e la parte ottocentesca, di impronta austriaca, a parte alcuni singoli edifici sono completamente rimesse a nuovo. I segni più evidenti della guerra si possono ancora trovare nella città nuova, Novo Sarajevo, dove molti edifici sono ancora distrutti, e accanto ad essi sono molti i cantieri di nuovi centri commerciali ed edifici destinati ai servizi.
Sarajevo è da sempre città multi-etnica e multi-religiosa, al suo interno convivono tre diverse religioni: l’islam, il cristianesimo (con due confessioni: cattolica ed ortodossa) e l’ebraismo. Il grande clima di tolleranza e rispetto tra queste confessioni ha portato a soprannominare Sarajevo la Gerusalemme d’Europa. I rapporti tra queste fedi si sono incrinati in seguito alle guerre jugoslave.

(Fonte Wikipedia)

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Vueling: ”Il chierichetto è in vacanza a Barcellona…”

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La compagnia aerea spagnola Vueling ritornata a far parlare di se con le sue “particolari” campagne pubblicitarie e ritorna alla carica proprio a Palermo!
Questa volta non si tratta del concorso “Ambasciatori Vueling” dove per tutto il 2014 il mio volto è stato affisso da cima a fondo per tutta la città!
In questa circostanza si tratta di un mega cartellone pubblicitario che troneggia da qualche ora sul prospetto principale della Cattedrale di Palermo con la dicitura “il chierichetto è in vacanza a Barcellona (chiediamo scusa per il disturbo) vola a Barcellona da 78€”
Verrebbe da dire … Vueling ne sa una più del diavolo!

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Vueling premiata come migliore compagnia aerea low cost agli air transport news awards 2015

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ll Direttore Operativo di Vueling Fernando Val ha ritirato il premio a Ginevra durante la cerimonia di sabato scorso da Jeff Poole, Direttore Generale di CANSO

Barcellona, 23 marzo 2015. – Dopo solo 10 anni di attività, Vueling, prima compagnia aerea di Barcellona, con sei basi in Italia, è stata nominata migliore compagnia aerea low cost dell’anno dal prestigioso giornale di settore Air Transport News, imponendosi sugli altri candidati AirAsia, EasyJet, GermanWings e Ryanair.

Il Direttore Operativo di VuelingFernando Val, a cui è stato consegnato il premio durante la cerimonia di sabato scorso al Museo Ariana di Ginevra, ha dichiarato, “È per me un onore ritirare questo premio a nome di tutto lo staff di Vueling, una compagnia che lavora ogni giorno per assicurare ai propri clienti gli stessi servizi delle compagnie aeree tradizionali ma a prezzi competitivi e che opera ai più alti livelli di efficienza, sicurezza e puntualità con le più moderne tecnologie.”

Gli ATN Awards vengono assegnati alle compagnie aeree, alle alleanze e agli aeroporti in base ai voti espressi dai lettori e da una giuria di professionisti del trasporto aereo presieduta da Jeff Poole, Direttore Generale di CANSO, Civil Air Navigation Services Organisation. Vueling è stata scelta considerando criteri quali il rapporto qualità-prezzo, la qualità dei servizi ai passeggeri, l’innovazione e l’imprenditorialità, le performance finanziarie, i nuovi prodotti e la responsabilità sociale.

Vueling

Nel 2015 Vueling continua il suo sviluppo in Italia, sono italiane più di 110 rotte delle 360 operate su tutta la rete. La compagnia, con una flotta di più di 100 Airbus A320, conta 22 basi operative ed è presente in 20 città in Italia (Ancona, Bari, Bologna, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Lampedusa, Milano, Napoli, Olbia, Palermo, Perugia, Pisa, Roma, Torino, Trieste, Venezia e Verona

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Stavanger & Preikestolen (Norvegia)

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Stavanger & Preikestolen (book fotografico)

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Stavanger è un comune e una città della Norvegia situata nella contea di Rogaland, della quale è capoluogo amministrativo. L’area metropolitana include anche i comuni di Sola, Randaberg e Sandnes raggiungendo così una popolazione di 171.343 abitanti. Stavanger ha ricevuto lo status di città nel 1125.

Geografia

Stavanger è situata nella parte occidentale del paese, nella zona meridionale della regione dei fiordi. La città stessa è situata in riva a un fiordo che sbocca verso est nel Mare di Norvegia. Il clima è influenzato dal mare ed è piuttosto ventoso.

Storia

Stavanger (dall’antico Stafangr, cioè fiordo di Staff) venne dichiarata città quando tra il 1122 e il 1128 diventò sede vescovile anche se alcuni storici affermano che fosse un importante centro economico già nel X secolo. Con la riforma del 1536 Stavanger perse la sede vescovile e così il suo potere religioso. La città rinacque però nel XIX secolo con l’industria della pesca. Ma solo nel 1969 vi fu la vera rinascita di Stavanger, quando la città venne scelta come base sulla terraferma per le estrazioni di petrolio dal Mare del Nord. Dal 1º gennaio 2005 la città è diventata sede universitaria.

Economia

Vi hanno sede molte industrie petrolifere, tra le quali la norvegese Statoil, la gran parte degli impianti petroliferi del mare del Nord è situata a circa 300 km a ovest di Stavanger. Nel 1999 vi fu inaugurato il museo norvegese del petrolio.

In passato la città era sede di oltre 50 industrie conserviere (aringhe), l’ultima chiuse nel 2002. Attualmente un antico impianto è ospitato all’interno di un museo (Hermetikkmuseum).

La città ha un’effervescente attività culturale (basti pensare al festival internazionale di Jazz in maggio) che le è stata riconosciuta nel 2003 quando è stata designata, per l’anno 2008 Capitale europea della cultura insieme con la città britannica di Liverpool. Stavanger è inoltre patria di varie band e cantanti attivi nella scena Gothic metal, fra cui Theatre of Tragedy, Tristania e Sirenia.


l Preikestolen o Pulpit Rock, come è chiamato in norvegese nynorsk (Prekestolen in norvegese bokmål, Pulpito di roccia in italiano, Hyvlatonnå in norvegese antico), è una falesia di granito alta 604 metri e che termina a strapiombo sul Lysefjord, di fronte al Kjeragbolten, nei pressi del villaggio di Forsand (Norvegia).

Il numero di turisti nel 2012 è stato in crescita rispetto agli anni precedenti: visitato da circa 200.000 persone, il Preikestolen è ad oggi uno dei siti più gettonati del paese scandinavo.

l “Pulpito di Roccia” è situato nei pressi del villaggio di Forsand, nella contea norvegese di Rogaland. La città di Stavanger, capoluogo della regione, dista dal sito solo 25 km. Il parcheggio per le auto è raggiungibile in circa un’ora da Stavanger con il traghetto o l’auto.

La strada per raggiungere il sito termina nel parcheggio al “Preikestolen fjellstue”. Un sentiero si estende dal parcheggio alla roccia, passando attraverso una serie di paesaggi montani. Un’escursione sul Preikestolen partendo dal parcheggio più vicino richiede 3-4 ore tra andata e ritorno.

In alcuni punti la salita può essere molto ripida. Il sentiero inizia al “Preikestolen fjellstue” ad un’altezza di circa 270 m s.l.m., per arrivare fino ai 604 m della cima. L’escursione può durare da 1 a 3 ore a seconda dell’esperienza e della forma fisica. Il differenziale di altezza non è elevato – solo 334 metri – e il percorso non lunghissimo (3,8 km).

L’escursione è sconsigliata in inverno e nei primi mesi primaverili quando sul suolo ci sono ancora neve e ghiaccio, ed il percorso potrebbe essere scivoloso. Il periodo migliore per visitare il “Preikestolen” va da aprile a ottobre.

Inoltre, se non si vuole salire sulla falesia è possibile per tutto l’anno compiere un’escursione in traghetto attraverso l’intero Lysefjord, fermandosi sotto il Preikestolen. Tuttavia, il tempo in estate può essere anche umido e freddo, e le nuvole possono coprire il Preikestolen. Il traghetto porta fino in fondo al fiordo (Lysebotn).

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VIDEO – Viaggio verso il parco memoriale Potocari (8372) di Srebrenica – ESTATE 2011

Video



 

Srebrenica (in serbo: Сребреница ˈsrêbrenit͡sa) è una città e un comune nella parte orientale della Bosnia-Erzegovina appartenente all’entità della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (Republika Srpska).
Srebrenica è il più grande massacro avvenuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, e rappresenta la vittoria dei nazionalisti e la sconfitta delle Nazioni Unite. All’epoca, l’incaricato per i diritti umani dell’ONU Mazowiecki definì l’azione serba “una violazione molto seria e su scala enorme dei diritti umani, descrivibile solo con la parola barbarie: attacchi alla popolazione civile, uccisioni e stupri”. La città di Srebrenica svuotata dei propri abitanti viene presa d’assalto da famiglie serbo-bosniache, quasi tutte profughe a loro volta che alterarono la composizione e la cifra etnica della cittadina. Le autorità serbo-bosniache e jugoslave inizialmente avevano negato quanto accaduto. Fino ad oggi circa migliaia e migliaia di vittime sono state ritrovate tra i boschi e i vicini comuni. Uno sterminato cimitero musulmano e un maestoso monumento alla memoria, presso Srebrenica, inaugurato nel 2003, ne ha sepolti 8372 mentre tanti altri corpi esumati aspettano ancora i risultati per essere ufficialmente identificati. I responsabili della strage negli anni successivi al compimento del genocidio fecero di tutto per nascondere le prove, svuotando molte fosse originarie e riseppellendo i cadaveri frazionati in più fosse disseminate in un arco di cinquanta km da Srebrenica.
Il Massacro fu considerato crimine di guerra, per il quale furono perseguiti sia Ratko Mladić, arrestato lo scorso 26 maggio dopo una lunga latitanza, che Željko Ražnatović, meglio conosciuto come Arkan, sanguinario esecutore di genocidi e pulizie etniche nei Balcani. La giustizia non fece in tempo a fare il suo corso: Arkan fu assassinato nel 2000.
Ci sono ancora dei misteri irrisolti intorno alla carneficina, dalle cause effettive dell’esplosione di violenza al mancato intervento dei Caschi blu dell’ONU, che detenevano la sovranità militare del territorio di Srebrenica.


 

Srebrenica, 12 luglio 1995. Le truppe serbe entrano a Potocari, un villaggio a sei chilometri da Srebrenica, dove le truppe dell’Onu hanno il loro quartier generale. Il comandante dei caschi blu ha ottenuto da Mladic l’assicurazione che donne, vecchi e bambini saranno evacuati nel territorio sotto il controllo dei musulmani. Nel primo pomeriggio arrivano a Potocari 40-50 veicoli, tra furgoni, camion e jeep, su cui viene caricato un primo contingente di persone. Mladic si fa vedere sulla scena dai giornalisti, che osservano i soldati serbi mentre distribuiscono acqua e pane agli sfollati e gettano dolci ai bambini. “Non abbiate paura – dice Mladic davanti alle telecamere. – State calmi, calmi. Lasciate che donne e bambini vadano per primi. Verranno tanti autobus. Non abbandonatevi al panico. State attenti che nessuno dei bambini si perda. Non abbiate paura. Nessuno vi farà del male”.

Ratko Mladic dopo l’arresto, avvenuto il 26 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza (ilmessaggero.it)

Intanto a New York il Consiglio di sicurezza dell’Onu adotta all’unanimità una risoluzione per chiedere “l’immediata cessazione dell’offensiva dei serbi bosniaci e il loro ritiro dalla zona di protezione di Srebrenica”. Una pronuncia formale, che non avrà alcun effetto. Sul calar della notte, i serbi raccolgono a Potocari gli uomini che sono riusciti a rastrellare in un edificio di fronte all’accampamento dell’Onu, noto come “casa bianca”. Alcuni di loro vengono uccisi sul posto, mentre la maggioranza viene trasportata a Bratunac, dove viene sottoposta a sevizie, prima di essere trucidata. Il 13 luglio inizia la grande mattanza in un’atmosfera di esaltazione collettiva, come sarà testimoniato dagli appartenenti a un convoglio dell’Agenzia Onu per i rifugiati, che vedono i serbi bosniaci, molti dei quali ubriachi, festeggiare nelle strade. Nei quattro giorni successivi le uccisioni di massa continuano senza tregua, con ogni tipo di arma, anche con granate.

Boutros Boutros-Ghali, segretario generale Onu dal 1992 al 1996. La comunità internazionale non impedì la strage di Srebrenica (agenziastampaitalia.it)

Per quanto già il 13 luglio le notizie che qualcosa di terribile sta accadendo a Bratunac comincino a raggiungere i vertici delle Nazioni Unite, Jasushi Akashi – rappresentante speciale del segretario Boutros-Ghali – chiede che non vengano rese pubbliche, per non mettere in pericolo gli osservatori militari dell’Onu ancora a Srebrenica. Solo il 16 e il 17 luglio, quando i giornalisti intervistano i primi fuggiaschi all’aeroporto di Tuzla e i caschi blu rimpatriati attraverso Zagabria, cominciano a trapelare le prime informazioni sul massacro. Uno degli uomini dell’Onu racconterà: “La stagione di caccia è al culmine… presi al bersaglio non sono solo gli uomini al servizio del governo bosniaco… ma anche donne, pure quelle incinte, bambini e vecchi… su alcuni si spara o li si ferisce, ad altri vengono tagliate le orecchie e alcune donne sono state stuprate”.

Il 16 luglio sul tardi e nelle prime ore del 17 luglio una colonna di uomini e ragazzi fuggiti attraverso i boschi raggiunge dopo sei giorni di marcia il territorio controllato dal governo di Sarajevo. Di 15mila, quanti erano partiti, ne sono rimasti vivi tra i 4500 e i 6000.


 

 

(Fonte Wikipedia)

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