Weekend o settimana a San Gallo (Svizzera) Cosa vedere tra monumenti, natura e cioccolato.

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Poco lontano dall’Austria, dalla Germania e dal poco conosciuto Principato del Liechtenstein, San Gallo è la città perfetta per ogni ti po di turista! Da qui è possibile partire alla scoperta della Svizzera orientale in tutta semplicità con i mezzi pubblici, rilassarsi tra la natura incontaminata, fare un giro sul lago di Costanza, fare un’escursione tra i vigneti della valle del Reno, visitare una delle fabbriche di cioccolato più importanti della Svizzera o semplicemente godersi la città tra le sue vie che nascondono bellezze senza tempo come il complesso abbaziale che con la sua cattedrale barocca., la biblioteca e all’archivio fanno parte del patrimonio UNESCO dal 1983.

Il mio viaggio a San Gallo è stato veramente incredibile e ho rivalutato una città che sinceramente poco conoscevo e che mi ha dato veramente tantissimo durante il mio soggiorno: quattro giorni intensi dove non mi sono mai annoiato e minuto dopo minuto è stato una continua scoperta tra enogastronomia, monumenti ed escursioni fuori porta.


IL MIO VIDEO SU SAN GALLO


COME SONO ARRIVATO A SAN GALLO

Penso che ormai avrete imparato a conoscermi e i miei viaggi non sono mai banali e semplici 🙂
La via più semplice è sicuramente arrivare in aereo o in treno, altrimenti a mali estremi in autobus ma personalmente volevo godermi la natura e fare un’esperienza on the road e ho deciso di arrivare in auto dopo un lungo tour dalle Dolomiti Bellunesi al Trentino Alto Adige, dall’Austria al Principato del Liechtenstein per poi raggiungere finalmente San Gallo.

Un viaggio bellissimo dove ho avuto modo di fermarmi e rifermarmi per fare tantissime foto ma una volta arrivati in città se decidete di venire in macchina tenete conto che trovar posteggio gratuito in centro è praticamente impossibile! Le alternative sono 2: pernottare fuori città o se volete avere la comodità di un hotel in centro a pochi passi da tutte le maggiori attrazioni e locali magari prenotate tramite la struttura alberghiera un posteggio e semplicemente utilizzare uno dei tanti posteggi a pagamento del centro.
Personalmente ho pernottato nel bellissimo Hotel Einstein in pieno centro che mi ha omaggiato anche il posteggio per tutta la durata del viaggio presso l’omonimo posteggio che è accessibile ovviamente anche per chi non pernotta dentro la struttura.


OSKAR CARD PER MUOVERSI, VEDERE E DIVERTIRSI

Come già accennato prima sono stati giorni di fuoco a San Gallo dove tra lunghe passeggiate e treni mi sono mosso con semplicità e senza problemi anche grazie alla Oskar card: la carta servizi della Svizzera orientale che ti permette di utilizzare tutti i trasporti pubblici in sei cantoni, le ferrovie di montagna, fare gite in barca, entrata nei musei e tante altre attività di svago TUTTO GRATUITAMENTE E SENZA COSTI AGGIUNTIVI!!


SAN GALLO IN 265 FOTO – GUARDA IL MIO BOOK FOTOGRAFICO


COSA VEDERE DENTRO SAN GALLO

San Gallo è popolata da circa 75.000 persone e si capisce bene che non è quindi una metropoli da girare in lungo e in largo ma vi assicuro che il suo centro storico impegneranno piacevolmente la vostra giornata e l’intera vacanza. Se non ci credete adesso vi elenco una serie di attrazioni e attività da fare durante il vostro soggiorno a San Gallo

 SCARICA LA MAPPA DELLA CITTA’ (2,28 MB)

 

ABBAZIA DI SAN GALLO

In pieno centro storico sorge questa magnifica abbazia: quando si varca l’ingresso laterale (perché non esiste una classica porta frontale) si rimane letteralmente a senza fiato. Dall’esterno non si percepisce la lunghezza dell’interno per poi non parlare delle splendide volte arricchite di decorazioni che non appesantiscono per nulla l’insieme.

 

BIBLIOTECA DELL’ABBAZIA (STIFTSBIBLIOTHEK)

All’interno del complesso abbaziale c’è un luogo storico di particolare importanza per la storia della cultura europea che non si può far a meno di visitare: ovvero la biblioteca. La sua sala rococò e 160000 libri, sono diventati Patrimonio UNESCO dal 1983. Secondo me meglio una visita al mattino o all’apertura, per poterla visitare con poco afflusso turistico. Per non rovinare il pavimento in legno prima dell’ingresso vi daranno un paio di “pantofole da museo”

PUNTO INFORMAZIONI TURISTICHE DI SAN GALLO

proprio a pochi metri dall’abbazia troverete il punto informazioni turistiche di San Gallo che potete andare a consultare per ogni tipo di informazione o dubbio o anche per prenotare un visita guidata nella vostra lingua o semplicemente per comprare dei souvenir.

 

LA CHIESA DI SAN ST. LAURENZEN

Veramente interessante questa chiesa evangelica giocata sui toni azzurri e uno splendido soffitto ligneo. Certo risente della fama della cattedrale cattolica adiacente ma anche lei ha il suo bel pezzo di storia e senza ombra di dubbio merita una visita.
Dietro prenotazione è possibile salire sulla torre (nei mesi invernali la torre è chiusa) e godere dell’incredibile vista sui tetti di San Gallo.

ROTER PLATZ: LA PIAZZA ROSSA

Camminando per le vie della città non si può far a meno di passare in questo particolare angolino tutto rosso. Davvero carino come è strutturato questo ambiente. Sembra quasi come se una enorme colata di rosso avesse invaso ed inghiottito un pezzetto di città inglobando auto, panchine ed altro. Un originale ricordo per gli amanti delle foto e dei selfie 😉

 

BRODERBRUNNEN

La fontana realizzata dallo scultore del Toggenburgo August Bösch e stata collocata nel 1896 sulla Lindenplatz e ricorda la prima rifornitura della città con acqua del Lago di Costanza. Al centro vi è un gruppo di ninfee che simboleggia l’abbondanza delle forze che dispensa l’acqua e le stesse ninfee sono circondate da tre bambini che cavalcano animali acquatici.

IL MERCATO

Sul Marktplatz ogni mercoledì e sabato si svolge il mercato settimanale con circa 25 banchi di prodotti freschi dove magari poter acquistare qualcosa a chilometro zero o semplicemente vedere degli scorci di normale vita svizzera.

I BOVINDI DI SAN GALLO

La città può essere designata anche come città dei bovindi. La “moda dei bovindi” si ebbe a San Gallo fra il 1650 e il 1720, nel periodo in cui furono costruiti molti dei bovindi ancora oggi esistenti (ne sono rimasti in totale 111) a cui furono dati nomi importanti come “bovindo del cammello”, “bovindo del pellicano”, “bovindo del cigno”, ecc.


COSA VEDERE FUORI SAN GALLO

Non fatevi spaventare dalla parola “fuori” San Gallo perchè vi assicuro che per raggiungere questi posti non si impiega un’eternità: tra mezzi pubblici efficienti e piccole distanze al massimo vi servirà un’oretta di viaggio.

RORSCHACH

Rorschach è sicuramente un importante porto sul Lago di Costanza ma anche il paradiso di skater e ciclisti. Pittoresca cittadina attira i turisti per l’atmosfera un po’ mediterranea che qui si respira e per i grandi eventi in programma, come il Festival internazionale delle sculture di sabbia, che richiama visitatori da tutto il mondo.

MINI CROCIERA SUL LAGO DI COSTANZA 

Se state visitando il porto di Rorschach una tappa obbligatoria è sicuramente il giro sul Lago di Costanza che vi impegnerà diverse ore. In base al vostro tempo a disposizione e alle vostre passioni avete a disposizione diversi tour con diversi giri e ovviamente diversi tempi di percorrenza più o meno lunghi. Io per esempio ho preso quello con partenza alle ore 14.30 e ritorno alle 17.00 che mi ha mostrato un breve assaggio del paesaggio e una breve sosta proprio sulle sponde del vecchio corso del fiume Reno

 

DREI WEIHERN

Tre Weiheren è il nome di un’area ricreativa nella città di San Gallo. I cinque stagni creati artificialmente si trovano a sud a 15/20 minuti a piedi del centro storico sulle pendici del Freudenberg. D’estate vengono utilizzate come piscine pubbliche all’aperto e in inverno occasionalmente per pattinare sul ghiaccio.

 

FABBRICA CIOCCOLATO MAESTRANI

Se volete investire 50 minuti del vostro tempo, dalla stazione di San Gallo prendete il treno fino a Gegersheim e poi il bus 751 fino a “Flawll, Maestrani” per ritrovarvi alla porta del paradiso per gli amanti del cioccolato e non solo 🙂
Aperta nell’aprile 2018, verrai catapultato nel fantastico mondo svizzero del cioccolato grazie alla visita del Chocolarium Maestrani: scopri perché il cioccolato ti rende felice, assaggia un sacco di cioccolato diverso, acquista tante golosità presso in negozio … ma … la chicca è veramente progettarsi e costruirsi da solo il tuo cioccolato preferito partendo dalle varietà di cioccolato di base alla frutta secca sopra fino all’impacchettamento.
NB la foto sottostante è il mio Speedy Chocolate realizzato in toto dal sottoscritto 😉


DOVE DORMIRE A SAN GALLO: HOTEL EINSTEIN

Per il mio soggiorno a San Gallo sono stato ospite presso l’Hotel Einstein che senza alcun dubbio posso dire essere il top per la città di San Gallo: in pieno centro di San Gallo ai margini della zona pedonale, un raffinato ristorante, un bar, camere che sfoggiano materiali lussuosi e cosa da non sottovalutare l’opportunità di usufruire gratuitamente di un centro fitness direttamente collegato all’hotel che include un’ampia palestra, una piscina coperta, un bagno di vapore turco e soft, lettini prendisole e una varietà di massaggi e trattamenti per il corpo.


 

DOVE MANGIARE A SAN GALLO

Non si può lasciare San Gallo senza aver assaggiato il mitico Bratwurst: un salsicciotto bianco, fatto di carne di vitello e suino con l’aggiunta di un po’ di latte… ma … allo stesso tempo non si può lasciare San Gallo senza aver mangiato o bevuto in uno dei tantissimi ristorantini fighi che risiedono nel centro storico in un mix perfetto di birrerie, posti d’alta cucina e cucina tipica svizzera.
Durante la mia vacanza ho avuto il piacere di pranzare/cenare in tanti posti differenti e spero di potervi dare un’ampia gamma di soluzioni per tutte le esigenze sia economiche che enogastronomiche

 

BISTRO EINSTEIN

Ho avuto un bell pranzo presso il Bistro Einstein con un’atmosfera calda e confortevole. Il personale è molto cordiale e il cibo era semplicemente delizioso. Dopo il Bistro si può andare anche per un drink finale all’Einstein Bar.

FONDUE BEIZLI

Ho cenato nella suggestiva Fondue Beizli e penso che difficilmente altrove si possa trovare un’offerta così ampia e variegata di fondute: sfogliando il menu troviamo una copiosa quantità di specialità fondute diverse ma anche vini provenienti da tutto il mondo. Io ho preso una fonduta di formaggi servita nel classico pentolino.

 

METZGEREI GEMPERLI

Al Metzgerei Gemperli ho fatto un pranzetto molto molto veloce ma con il piatto principe a San Gallo ovvero la bratwurst. La salsiccia di vitello, maiale e latte locale che dà il caratteristico colore bianco delle salsicce che viene cotta  per circa venti minuti a circa 70 gradi.
L’organizzazione St. Galler Bratwurst conserva il patrimonio culinario e garantisce che la specialità tradizionale sia prodotta esclusivamente nella Svizzera orientale, come richiesto dal marchio IGP.

 

 

BIERFALKEN

Ho cenato al Bierfalken dove ho preferito sedermi sui tavolini all’esterno per godermi un’atmosfera fresca e senza fronzoli a contatto con l’area pedonale. Ho potuto scegliere tra una varietà di tante birre e numerosi piatti tradizionali

 

SCHLÖSSLI

L’ultima cena a Sa Gallo è stata al ristorante Schlössli e devo dire che è stata una chiusura con il botto! Questo castello cittadino di quasi 500 anni alle spalle dell’abbazia mi ha stupito a 360 gradi per l’esperienza culinaria indimenticabile tra piatti d’alta cucina e vini di prima scelta proveniente da tutto il mondo.
Partendo da prodotti freschi locali, lo chef progetta piatti rivisitati partendo da una base classica e tradizionale.

 

DRAHTSEILBÄHNLI

Ho pranzato al Drahtseilbähnli e questo ristorantino a conduzione familiare mi ha fatto sentire subito a mio agio: personale molto simpatico e preparato e piatti semplici ma di ottima ottima qualità.

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog “I VIAGGI DI SPEEDY”. Ho visitato 48 nazioni diverse e uno stato “de facto” come la Transnistria. Ho messo piedi in tutti gli stati dell’Europa ad eccezione dell’Albania. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

Lago di Misurina 1.754 metri s.l.m (Auronzo di Cadore) Dolomiti

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Nel cuore delle Dolomiti presso Auronzo di Cadore, si trova la “Perla delle Dolomiti”: il lago di Misurina è un piccolo lago alpino nella provincia di Belluno a confine con il Sud Tirolo che con i suoi 2,6 km di perimetro e 5 metri di profondità rende incantevole questa zona sia d’estate per i colori accesi dei suoi pascoli verdissimi, dei suoi cieli e delle sue acque ma anche d’inverno per quella grande piazza bianca che diventa il lago ghiacciato e che al primo impatto ti da sempre un senso di smarrimento.
Nel suo lago situato a 1756 mslm, si specchiano il versante sud-ovest delle Tre Cime di Lavaredo, i Cadini, il Sorapìss, il Cristallo: ci troviamo nelle cuore delle Dolomiti Patrimonio UNESCO. 


FOTO AGOSTO 2017

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FOTO SETTEMBRE 2017

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FOTO NOVEMBRE 2017

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Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog “I VIAGGI DI SPEEDY”. Ho visitato 48 nazioni diverse e uno stato “de facto” come la Transnistria. Ho messo piedi in tutti gli stati dell’Europa ad eccezione dell’Albania. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

Cosa vedere in Sicilia: la mappa dei monumenti e dei luoghi da visitare

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La Sicilia è un’isola fantastica tutta da visitare e lo dimostrano i 111 siti della regione che rappresentano il 26,4% di quelli presenti in tutta l’Italia! Un dato veramente incredible che dimostra il valore e la bellezza di un’isola che da sempre accoglie milioni di turisti ogni anno e la collocano come ambita meta sia per le vacanze balneari durante l’estive ma anche al top come viaggi culturali 365 giorni all’anno per l’altissimo numero di monumenti, chiese e tanto altro di influenza araba, normanna, bizantina, barocca e tanto altro.
E’ la più grande isola in Italia e nel Mediterraneo e comprende nel suo territorio gli arcipelaghi delle Eolie, delle Egadi, delle Pelagie e le isole di Ustica e Pantelleria. ll paesaggio vario e multicolore della Sicilia è semplicemente stupefacente! Un equilibrio perfetto tra mare, vulcani, siti di enorme interesse storico e artistico, in  uno scenario ideale per qualsiasi tipo di attività all’aria aperta come: mare e sport acquatici, montagna, trekking, escursioni di vario tipo, visite di siti archeologici patrimonio mondiale Unesco, tour enogastronomici e tanto altro.

Non credete a tutto quello che ho appena scritto? Esiste veramente un paradiso così a pochi chilometri da casa nostra? Se volete vedere con i vostri occhi potete fare un salto qui in Sicilia per un weekend, una settimana, un mese o ancora meglio per tutta la vita 😉 oppure visionate tutti gli articoli e i book fotografici che si apriranno cliccando sulla mappa interattiva sottostante, alla scoperta dei posti più belli della Sicilia che ho visitato personalmente durante questi anni.

 

Il clima dell’isola è tipicamente mediterraneo, caratterizzato da temperature medie tutto l’anno: inverni umidi ed estati secche. La temperatura in Sicilia viene influenzata dal caldo mar mediterraneo e dalla sua posizione in prossimità dell’Equatore. Le temperature dell’acqua vanno da un minimo di 15° in inverno a un massimo indicativo di 26 in estate. Le aree costiere della Sicilia hanno temperature diurne piacevoli in primavera, dai 15 gradi in media di marzo ai 27 di metà maggio. Quando arriva l’estate, le temperature diurne, nelle zone costiere, arrivano a 35 gradi e l’estate dura fino a ottobre inoltrato, con temperature che vanno via via diminuendo in autunno. In Sicilia si può organizzare una vacanza al mare da aprile ad ottobre. Non gela quasi mai sulle coste, con temperature che non scendono mai sotto i 10 gradi a gennaio, il mese più freddo per questa regione. Le zone montane dell’entroterra, invece, hanno temperature di quasi 10 gradi in meno della costa durante tutto l’anno. In dicembre e gennaio, sul Monte Etna compare spesso la neve, e si può praticare lo sci oppure semplicemente divertirsi con slittini e ciaspole.

«L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra…chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita».
(J.W.Goethe, “Viaggio in Italia”, 1817)

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Foto – Ragusa Ibla (Ragusa) – Capitale del barocco siciliano

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Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog “I VIAGGI DI SPEEDY”. Ho visitato 48 nazioni diverse e uno stato “de facto” come la Transnistria. Ho messo piedi in tutti gli stati dell’Europa ad eccezione dell’Albania. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

27 gennaio: Il giorno della memoria! Foto e video dei campi di concentramento Auschwitz e Birkenau

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Il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio perché in questa data che le forze alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno!! E’ una ricorrenza internazionale celebrata ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto.

Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque Paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim valgono di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui ha visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai”.

Con queste parole Primo Levi si rivolge a coloro i quali decidono di recarsi in un campo di sterminio nazista. Un posto in cui bisognerebbe andare, almeno una volta nella vita, per vedere con i propri occhi ciò che è stato, per riflettere, per non dimenticare mai.

Un viaggio nella memoria dunque, tra luoghi intrisi di dolore e sofferenza, in cui l’aria è satura di morte, dove la crudeltà umana spinta a livelli inimmaginabili ha annientato giovani, vecchi, donne, bambini senza pietà alcuna.


 

Campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau (Video)




 

Campi di concentramento di Auschwitz (Foto)

CLICCA QUI PER VISUALIZZARE Il book fotografico del campo concentramento di Auschwitz (Polonia)

Il book fotografico del campo concentramento di Auschwitz (Polonia)

Il campo di concentramento di Auschwitz fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia. Facevano parte del complesso anche il campo di sterminio di Birkenau, situato a Birkenau (in polacco Brzezinka), il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, (in polacco Monowice) ed i restanti 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione tedesca della Polonia.

Il complesso dei campi di Auschwitz svolse un ruolo fondamentale nei progetti di “soluzione finale del problema ebraico” – eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei (nel campo, tuttavia, trovarono la morte anche molte altre categorie di internati) – divenendo rapidamente il più grande ed efficiente centro di sterminio nazista. Auschwitz, nell’immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager.

Dal 1979, ciò che resta di quel luogo è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO ed è visitabile dal pubblico.

Il complesso

Facevano parte del complesso tre campi principali e 45 sottocampi. L’area di interesse del campo (Interessengebiet), con sempre nuove espropriazioni forzate e demolizioni delle proprietà degli abitanti residenti, arrivò a ricoprire, dal dicembre 1941, la superficie complessiva di circa 40 chilometri quadrati. All’interno di questa superficie avevano sede anche alcune aziende modello, agricole e di allevamento, volute personalmente da Hitler, nelle quali i deportati venivano sfruttati come schiavi.

Auschwitz

Era un Konzentrationslager (campo di concentramento). È stato reso operativo dal 14 giugno 1940 e centro amministrativo dell’intero complesso. Il numero di prigionieri rinchiusi costantemente in questo campo fluttuò tra le 15.000 e le oltre 20.000 unità. Qui furono uccise, nella camera a gas ricavata nell’obitorio del Crematorio N.1, o morirono a causa delle impossibili condizioni di lavoro, di esecuzioni, per percosse, torture, malattie, fame, criminali esperimenti medici, circa 70.000 persone, per lo più intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici. Nei sotterranei del Block 11 di Auschwitz, la prigione del campo, il 3 settembre 1941 venne sperimentato per la prima volta dal vicecomandante del campo Karl Fritzsch, per l’uccisione di 850 prigionieri, il gas Zyklon B, normalmente usato come antiparassitario, poi impiegato su vasta scala per il genocidio ebraico.

Auschwitz, che servì come centro amministrativo per l’intero complesso, fu fondato il 20 maggio 1940 convertendo delle vecchie caserme dell’esercito polacco in un campo di concentramento e campo di lavoro. Un gruppo di 728 prigionieri politici polacchi provenienti da Tarnów furono i primi deportati ad Auschwitz il 14 giugno 1940 e lavorarono come manovali al riadattamento delle caserme, danneggiate dai bombardamenti[7] e alla costruzione delle recinzioni perimetrali.

Inizialmente gli internati furono intellettuali e membri della resistenza polacca; più tardi vi furono deportati anche prigionieri di guerra sovietici, criminali comuni tedeschi, prigionieri politici ed “elementi asociali” come mendicanti, prostitute, omosessuali ed ebrei. Normalmente vi erano detenute dalle 13.000 alle 16.000 persone ma nel 1942 si raggiunse la cifra di 20.000 detenuti.

Sopra il cancello di ingresso si trovava la cinica scritta Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi). Sembra che la scritta sia stata ideata dall’SS-Sturmbannführer Rudolph Höss, primo comandante responsabile del campo e sembra anche che il fabbro che costruì la scritta, un dissidente politico polacco di nome Jan Liwackz (detenuto con numero di matricola 1010), l’abbia fatta appositamente saldando la lettera “B” al contrario come segno di protesta in quanto conscio di quale sarebbe stata la vera funzione del campo di Auschwitz, un gesto che gli sarebbe potuto costare la vita (a tal proposito, sembra che lo stesso fabbro, sopravvissuto all’Olocausto, quando il campo fu liberato dall’Armata Rossa, chiese di riavere l’insegna in quanto, essendo stata realizzata da lui, “gli apparteneva”, cosa che non avvenne dato che, ormai, la scritta apparteneva alla storia). I prigionieri che lasciavano il campo per recarsi al lavoro, o che vi rientravano, erano costretti a sfilare sotto questo cancello, accompagnati dal suono di marce marziali eseguite da una orchestra di deportati appositamente costituita. Contrariamente a quanto rappresentato in alcuni film, la maggior parte dei prigionieri ebrei non era detenuta nel campo di Auschwitz e quindi non passava per questo cancello.

Le SS selezionarono alcuni prigionieri, spesso criminali comuni di origine tedesca o ariana (e quindi appartenenti alla “razza superiore”), come supervisori per gli altri detenuti. Tali supervisori, chiamati Kapo, si macchiarono, nella maggior parte dei casi, di orrendi crimini abusando del proprio potere e divenendo così complici dei propri carnefici.

Gli internati vivevano in baracche chiamate Block dotate di letti a castello a tre piani di tipo militare; le condizioni di sovraffollamento delle baracche, spesso utilizzate al doppio della capienza massima, costringevano i prigionieri a dividere un pagliericcio in due o più favorendo la trasmissione di parassiti e germi, che aumentavano le già elevate possibilità di infezioni e malattie.

Gli ebrei, nella scala sociale del campo, erano all’ultimo posto e ricevevano il peggior trattamento. Tutti gli internati avevano l’obbligo di lavorare (quelli inabili al lavoro venivano invece uccisi subito, appena arrivati nel campo); gli orari variavano a seconda delle stagioni ma si assestavano su di una media di 10-11 ore di lavoro giornaliero. Una domenica ogni due, tranne per chi lavorava presso aziende belliche che funzionavano a ciclo continuo, era considerata giorno festivo e dedita ai lavori di pulizia e manutenzione del campo e all’igiene personale dei detenuti. Le disumane condizioni di lavoro, le scarse razioni di cibo e le condizioni igieniche pressoché inesistenti portavano rapidamente i detenuti alla morte.

La liberazione del campo

Il 27 gennaio 1945 il campo fu liberato dalle truppe sovietiche durante la loro rapida avanzata invernale dalla Vistola all’Oder. Il primo reparto che entrò nel campo faceva parte della LX Armata del generale Kurockin del 1° Fronte Ucraino del maresciallo Ivan Konev[18]. Furono trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita. Inoltre, furono trovati migliaia di indumenti abbandonati, oggetti vari che possedevano i prigionieri prima di entrare nel campo e otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto.

L’ingresso del campo principale sormontato dall’insegna che recita “il lavoro rende liberi”
Auschwitz non fu tuttavia il primo campo di sterminio a essere scoperto: in realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi come quello di Chełmno e quello di Bełżec ma questi, essendo di sterminio e non di concentramento, erano vere e proprie fabbriche di morte dove i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo poche unità speciali.


Campi di concentramento di Birkenau (Foto)

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Il book fotografico del campo concentramento di Birkenau (Polonia)

Il campo di sterminio di Birkenau fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia. Facevano parte del complesso, oltre al campo di Birkenau e quello principale di Auschwitz, anche il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, (pol. Monowice) ed altri 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione nazista della Polonia.

Il campo

Era il Vernichtungslager (campo di sterminio) del complesso. Era l’immenso lager nel quale persero la vita oltre un milione e centomila persone, in stragrande maggioranza ebrei, russi, polacchi e zingari. Le vittime erano condotte alle camere a gas immediatamente dopo la tipica selezione degli inabili al lavoro agli arrivi dei convogli.

Birkenau era inoltre il più esteso Konzentrationslager dell’intero universo concentrazionario nazista e arrivò a contare fino a oltre 100.000 prigionieri contemporaneamente presenti. Era dotato di quattro grandi Crematori e di «Roghi», fosse ardenti ininterrottamente giorno e notte, usate per l’eccedenza delle vittime che non si riusciva a smaltire nonostante le pur notevoli capacità distruttive delle installazioni di sterminio. Gli internati, reclusi separatamente in diversi settori maschili e femminili, erano utilizzati per il lavoro coatto o vi risiedevano temporaneamente in attesa di trasferimento verso altri campi. Il campo, situato nell’omonimo villaggio di Brzezinka, distava circa tre chilometri dal campo principale e fu operativo dall’8 ottobre 1941.

Birkenau fu concepito inizialmente, secondo i piani di Himmler del marzo 1941, come campo per i prigionieri di guerra russi. Il campo di Birkenau fu il principale campo di sterminio del complesso concentrazionario di Auschwitz. Qui furono imprigionate parecchie centinaia di migliaia di deportati, in diversi sotto-campo, e trovarono la morte circa 1,1 milioni di persone.

Il complesso di Birkenau divenne operativo il 7 ottobre 1941, inizialmente appunto come campo per i prigionieri di guerra russi catturati in grande numero durante le prime fasi dell’invasione tedesca. Degli oltre 13.000 deportati russi di questi primi trasporti solo 92 erano ancora vivi il 27 gennaio 1945 alla liberazione del campo.

Il campo fu installato presso la cittadina a Brzezinka (in tedesco Birkenau), a circa 3 km dal campo Auschwitz. Il luogo fu selezionato per la vicinanza della linea ferroviaria che avrebbe semplificato le operazioni logistiche per le previste grandi deportazioni successive. Successivamente il campo fu utilizzato come strumento principale di sterminio nel contesto della tristemente famosa soluzione finale della questione ebraica.

Quando il campo fu costruito, furono distrutte le abitazioni di alcuni abitanti del luogo per ricavarne materiale da costruzione. Le dimensioni del campo erano di circa 2,5 km per 2 km ed era circondato da filo spinato elettrificato usato da alcuni prigionieri, stremati dalla impossibili condizioni di vita – addirittura peggiori di quelle di Auschwitz e di Monowitz -, per suicidarsi (nel gergo del campo: «andare al filo»). Il modo migliore per percepire l’impressionante vastità del campo di sterminio è quello di fare a piedi il percorso che dall’ingresso principale e costeggiando per più di un Km i binari ferroviari porta fino al monumento alla memoria delle vittime, posto nella zona dei crematori. Voltandosi indietro si vede appena in lontananza la costruzione dell’ingresso.




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Leopoli-Львів-Lviv-L’viv-Lvov (Ucraina-Ukraine-Україна) 2015 – Cosa vedere, storia, foto e video

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Ci siamo lasciati a Užhorod (Ucraina) …

Dopo due giorni di avventura ad Užhorod tra passaggi di fortuna, castelli, fiumi, chiese ortodosse e sinagoghe riadattate in sala concerto, adesso è arrivato il momento di rifare le valigie e andare alla stazione ferroviaria! Mi aspetta il treno delle 23:50 che mi porterà alle ore 06:20 presso l’incantevole la città del leone: Leopoli (in ucraino: Львів e traslitterato L’viv, in russo Львов e traslitterato L’vov)


 


 

Sceso dal treno mi ritrovo nella stazione ferroviaria di Leopoli!
E’ mattina presto e sono carico di bagagli come un mulo 🙂 Visto il costo della vita e la situazione non ho altra scelta che prendere un taxi! Neanche il tempo di scendere dalla carrozza e aver fatto 20 metri e sono già fermato dal primo uomo che mi propone la tratta fino al mio hotel a 500 grivnie (18,50 €) e con tono sarcastico gli rispondo “non voglio essere accompagnato fino a Kiev oppure Odessa! Ho chiesto soltanto di essere accompagnato in un hotel a Lviv” 🙂
Camminando camminando..contrattando contrattando…fuori la stazione trovo uno dei pochi taxisti abusivi che parla un buon inglese e pattuiamo la cifra di 60 grivnie (2,25€ circa) e così già alle 06.50 del mattino mi ritrovo in hotel! La settimana prima avevo richiesto il check anticipato e la struttura mi aveva chiesto il 50% in più del prezzo di un pernottamento … cosa che io ho rifiutato! Nonostante ciò chiedo se era possibile effettuare il check in (gratuito) a quell’ora e la signorina della reception mi risponde in modo affermativo visto che la mia camera è libera! Che botta di fortuna!! Il tempo di sistemare i bagagli, farmi una doccia e riprendere il taxi che alle 08:30 sono già operativo in pieno centro storico armato di reflex e GoPro


 


Leopoli

 

Leopoli è la culla dell’Ucraina dove lingua e cultura nazionale sono sopravvissute durante le varie occupazioni. Si trova a 70 km dalla Polonia e presenta dei centri urbani completamente trasformati durante l’era sovietica. La città ha circa 700.000 abitanti ma ogni giorno alla popolazione locale si aggiungono circa 200.000 pendolari che raggiungono capoluogo dell’oblast’ (regione) omonimo per lavoro o per studio.
A Leopoli è inoltre sede di un’orchestra filarmonica e del Teatro d’Opera e di Balletto di Leopoli. A partire dal 1998 il suo centro storico è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Quando un’intera città viene inserita nell’elenco dell’UNESCO non è proprio così difficile trovare cose da vedere e/o da visitare durante un soggiorno. Un discorso che vale appieno per Leopoli, quella che viene considerata la più occidentalizzata (meno sovietica) città dell’Ucraina.

La storia di Leopoli inizia con la sua fondazione per volere del principe Halicz Daniele Romanovic nel XIII secolo (1256), che volle intitolarla a suo figlio Lev. A Lviv inizò a batte il cuore commerciale di un territorio di confine e ciò segnò il suo destino di area contesa da predoni, imperi, regni e nazioni: mongoli, polacchi, austriaci, tedeschi e russi si alternarono nel dominio di quest’area dell’Ucraina.

A seguito del disgregamento dell’URSS, nel 1991 Leopoli divenne definitivamente una città ucraina.

Un passato ricco di storia e un’attualità che la vuole centro culturale del Paese: una ricetta ideale per fare di Lviv una città piena di attrazioni da non perdere, tanto da essere paragonata a una delle più belle città del mondo. Leopoli, infatti, è detta “la Firenze dell’Est”.

 

Di seguito le cose da vedere assolutamente durante una visita a Leopoli:

CLICCA QUI PER VISUALIZZARE Il book fotografico di Leopoli/Lviv

Il book fotografico di Leopoli/Lviv


Città Vecchia – Una visita a Lviv non può che partire da qui: il centro storico e autentico di questa città dell’Ucraina.

Ploshcha Rynok – Il centro del centro è la piazza del mercato, ploshcha Rynok. Su di essa si affacciano molti dei palazzi più belli di tutta l’Ucraina; edifici risalenti al XVI e XVIII secolo voluti dai ricchi mercanti di Leopoli e costruiti secondo gli stili in voga in Europa. Per sottolineare la centralità di quest’area, la piazza ospita anche il Municipio. L’Opera, l’università e l’ex parlamento si trovano in questa zona.

Cattedrale di San Giorgio (cattolica romana) – In ploshcha Rynok si trova anche uno splendido esempio di architettura gotica: la cattedrale cattolica romana di San Giorgio (XIV secolo). Tra le cose da vedere nell’edificio sacro, la Cappella Boyim con le sue incisioni in pietra.

Museo Apteka – Assieme alla farmacia più antica di Leopoli che si trova nello stesso edificio, il museo è testimonianza di una tradizione d’eccellenza nel campo farmaceutico.

Museo storico (Casa Kornjaktaora) – Sempre affacciato sulla piazza del mercato, l’edificio noto come Casa Kornjaktaora è oggi sede del museo storico.

Chiesa della Dormizione (ortodossa)– Con i suoi tetti colorati, la chiesa della Dormizione è un complesso architettonico sacro in stile rinascimentale. Lo compongono la chiesa, la Cappella dei Tre Gerarchi e la torre Kornyakt

Zamok Gora – Per poter godere di una vista panoramica su tutta Leopoli, una cosa da visitare è il punto più alto dell’area di Leopoli: la collina dell’Alto Castello (Vysokyi Zamok). Nel verde e nella natura che domina questa collina, ancora si possono ammirare i ruderi di un’antica fortificazione posta qui per dominare i territori attorno a Leopoli.

Il Teatro d’Opera e di Balletto di Leopoli è un grandioso teatro che ogni anno si apprezza per il folto programma teatrale e di balletto e si trova lungo un viale alberato e alla fine proprio in prossimità del teatro una bellississima piazza.

Questo elenco non esaurisce tutte le cose da vedere durante un viaggio a Leopoli. Per vivere la magica atmosfera d’altri tempi che Lviv regala, non c’è nulla di meglio che recarsi in questa sorprendente città dell’Ucraina.


Dopo due giorni fantastici a Leopoli .. (Львів in ucraino o  Львов  in russo) dove ho potuto ammirare una città ricca di monumenti e architetture rinascimentali, barocche, neoclassiche, gotiche e medievali che la fanno assomigliare a Parigi (non per niente vi son stati ambientati anche film come “I tre moschettieri”) vado via da questo posto incantevole e da questa atmosfera mitteleuropea e mi dirigo alla stazione ferroviaria!

Alle 21:31 mi aspetta una cuccetta in prima classe per un viaggio notturno lungo 12 ore che mi porterà al mattino nella “Rimini dell’Ucraina” ovvero la città più importante e più turistica del Mar Nero per il popolo dell’Ucraina: Odessa!

biglietto lviv-odessa


 

IL VIAGGIO CONTINUA … NEL PROSSIMO ARTICOLO

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Budapest (Ungheria) agosto 2015 – Inizio dalla “Parigi dell’Est” il mio lungo viaggio

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Il mio viaggio estivo 2015 inizia dall’Ungheria, precisamente dalla sua capitale Budapest!
Un lunghissimo viaggio tra 6 nazioni riconosciute e uno stato fantasma: Italia (Palermo/Roma), Ungheria (Budapest), Ucraina (Užhorod/Lviv/Odessa), Transnistria (Tiraspol), Moldavia (Chișinău), Romania (Brașov/Bucarest), Spagna (Barcellona).

Partiamo da come sono arrivato in terra magiara: utilizzando la compagnia catalana Vueling ho preso 2 voli con scalo programmato il primo con partenza dal capoluogo siciliano per Roma/Fiumicino alle 06.30 e da Roma/Fiumicino a Budapest alle 11.50!
Una volta arrivato a destinazione il transfert dall’aeroporto al centro di Budapest è stato facilissimo (se non volete prendere il taxi) basta prendere il bus numero 200 e poi a fine corsa la metro che vi porterà nelle fermata più comoda a voi.

Quando immaginiamo una vacanza, pensiamo subito alle capitali come Parigi, Londra, Roma, Berlino o Madrid e pochi considerano Budapest come una possibile meta!
Alcuni invece, più che per la propria bellezza e attrazione dall’idea di un viaggio nella lontana Ungheria si reca nella capitale ungherese per l’accessibilità dei costi del viaggio e degli alberghi ma una volta arrivati in loco si ricredono subito.

Budapest è una maestosa ed elegante città formata da Buda e Pest divise dallo scorrere del fiume Danubio. E’ una capitale nello stile dell’antica mitteleuropa così come Vienna e Praga (ma anche Belgrado). La tradizione culturale si rifà insieme a Vienna e Praga, all’impero austroungarico. L’Ungheria ha quasi 10 milioni di abitanti, 2 milioni e mezzo dei quali vivono nella capitale.

Budapest fu un’antica colonia romana e gli stessi romani furono i primi a sfruttare le centinaia sorgenti termali che si trovano nella ragione, molte delle quali sono ora delle terme pubbliche e rappresentano ancora una delle caratteristiche di questa capitale.
Nella città sgorgano ogni giorno milioni e milioni di litri d’acqua termale con una temperatura tra 20 e 76 °C. Incredibile è la varietà degli stabilimenti termali offerta, altissimo il numero di chi vi si reca quotidianamente, sia d’estate che d’inverno, per poche ore o per l’intera giornata per rigenerare corpo e mente.

Ma Budapest non è solo questo! Avete mai sentito parlare del Sziget Festival?

Se vi recate a Budapest a metà agosto non potete non andare a questa grandissima manifestazione a livello continentale! E’ un festival musicale che si tiene sulla Óbudai-sziget (“isola della vecchia Buda”) in mezzo al Danubio e prende nome dalla parola ungherese sziget che per l’appunto significa isola. Inizialmente nasce come rassegna per gruppi locali nel 1993 per poi aumentare e migliorare anno dopo anno il cast artistico. Ad oggi, è uno dei festival che conta più presenze in assoluto al mondo, grazie anche alla sua durata che a differenza di un normale festival è di una settimana!
Sziget Festival conta più di 60 palchi con musica dal vivo ma anche DJ set, spettacoli teatrali, proiezioni videocinematografiche, danza, esibizioni circensi, artisti di strada e manifestazioni sportive. È un evento unico nel suo genere, multimediale, aperto ad ogni espressione artistica e musicale, punto d’incontro di culture e tendenze disparate come pop, rock, metal, hip hop, blues, reggae, afro, world music, folk, elettronica, jazz, classica ed ogni altra sperimentazione sonora.
Proprio per la sua durata e l’afflusso di persone che si recano a Budapest in quel periodo, sorge la necessità di creare una rete di servizi a servizio del turista: dal fruttivendolo alla farmacia, dal cambio valuta al punto ricarica per telefoni, dal deposito bagagli a quello valori. Nello specifico E’ possibile acquistare un biglietto per l’intero periodo del festival quindi 7 giorni, 5 giorni o anche per solo un giorno!

Dopo questa lunga premessa potete ben capire che Budapest è una città pronta a soddisfare tutte le vostre esigenze e stili di vita, completa a 360 gradi: adatta dal giovane che ama la musica reggae all’avvocato che vuole rilassarsi!

Personalmente sono rimasto a Budapest un paio di giorni e ho cercato di fare un po’ tutto quanto! Ho cercato di visitare il più possibile la città, sono andato alle terme e ho assistito anche al primo giorno del Sziget Festival dove ha suonato anche Robbie Williams.


Per chi ama più un viaggio relax vi illustro le terme più famose e secondo me più belle di Budapest:

I bagni Széchenyi (dove sono andato io)

I bagni Széchenyi sono uno degli stabilimenti storici di Budapest nonché uno dei più grandi di tutta Europa con le sue 5 piscine e i 12 bagni termali. La maggior parte delle vasche è all’aperto ma la temperatura dell’acqua delle sorgenti, che in alcuni casi raggiunge 77 gradi, ed il conseguente vapore determinato dal calore consentono di giovare dei bagni anche in pieno inverno.Le terme Széchenyi prima stazione termale di Pest nel cuore del Parco Cittadino (Varosliget) hanno aperto i cancelli nel 1913. Sono ospitate in un pittoresco complesso di edifici in stile neobarocco che si impone in tutta la sua eleganza negli stucchi, nelle statue, nei mosaici, nelle decorazioni che rendono queste terme oggetto di grande ammirazione. Capolavoro gigante e maestoso da non perdere; particolarmente bella la sala con la cupola decorata da uno splendido mosaico in vetro.


I bagni Király

Le terme Király furono costruite nella seconda metà del ‘500 dal pascià di Buda Mustapha Szokoli. Perfettamente ristrutturate nelle forme originali, sono uno dei più bei esempi di architettura termo-balneare ottomana. Di epoca turca è il bagno perfettamente conservatosi alimentato dalla vicine fonti Lukás dove si trova l’omonimo bagno. I bagni Király si distinguono per le quattro cupole, di cui una sormontata dalla mezzaluna d’oro. All’interno della struttura di pietra si trova la bella la sala-cupola con la piscina ottagonale.

I Bagni Rudas

I Bagni Rudas risalgono alla metà Quattrocento e conservano più di ogni altri il fascino e la sontuosità degli antichi bagni turchi. bagni kiraly budapestSono alimentati da ben 18 sorgenti. Delle acque di tre di queste fonti (la Juventus, l’Attila e la Hungaria), ricche di calcio e magnesio, è possibile abbeverarsi direttamente dai rubinetti. Sotto la cupola semisferica, retta da otto colonne, si trova una piscina ottagonale (foto). La luce che filtra dalle finestre punteggianti la cupola crea, insieme all’acqua, uno splendido gioco di colori e riflessi contribuendo ad accrescere l’incanto di questo luogo. Nei weekend ospita pool party e serate lounge.

I bagni Rác

I Bagni Rác erano conosciuti sin dal ‘400 ed erano noti come “le terme reali”. Si narra, infatti che il re Mattia fece costruire un corridoio per collegare le terme al Palazzo Reale. Nel ‘500 i Turchi realizzarono la piscina con cupola conferendo così ai bagni la chiara impronta ottomana. Con la ristrutturazione del 1869 assunsero uno stile più eterogeneo. Oggi, dopo un ennesimo rimaneggiamento, le terme Rác sono parte di un lussuoso albergo, il Racz.

I Bagni Gellért

I Bagni Gellért sono senza dubbio i bagni termali più famosi di Budapest. Un vero e proprio gioiello architettonico impreziosito da favolosi mosaici di ceramica “Zsolnay”, statue in marmo, vetrate dipinte; un elegante edificio in stile Liberty che colpisce per l’ imponenza della struttura, lascia incantati per lo sfarzo degli ambienti e degli arredi originali in stile Art Nouveau.
Il complesso termale Gellért sorge ai piedi della collina Gellért laddove, sin dal Duecento, si riteneva esistessero sorgenti miracolose. Venne costruito durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, terme gellert budapestfu inaugurato nel 1918 ed in breve è diventato la meta preferita dai turisti stranieri ed ungheresi. Oltre al bagno termale e all’annesso hotel di lusso, sono presenti una piscina aperta ad onde artificiali circondata da un bel parco e da una terrazza, e una piscina coperta di acqua gassata con tetto apribile, piccolo capolavoro di architettura. Le terme Gellért sono l’ideale per rilassarsi e/o curarsi grazie alla piacevole temperatura delle acque (da 27 a 48 gradi) ed ai loro salutari effetti, ai massaggi e a trattamenti di cui si può beneficiare. Ma sono anche il modo per “tuffarsi” in un’altra epoca, quella della Belle epoque ungherese dei primi del Novecento. Un’esperienza da provare dunque, un posto unico, bello ed originale che merita senz’altro una visita.


Per chi ama invece i tour fotografici per la città o una vacanza culturale vi consiglio:


Il centro di Budapest

Via Andrassy è il viale più belli di Budapest ed è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell”Umanita dall’Unesco. Attraversando il viale si incontrano il Teatro Nazionale dell’Opera, la vecchia Accademia di Musica, l’Università delle Belle Arti, la Piazza Kodaly, ricca di statue, e la magnifica Piazza degli Eroi, con il Monumento del Millennio, il simbolo di Budapest.

Il lungodabubio di Budapest

Il lungodanubio di Budapest vanta dei meravigliosi ponti ed è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Oltre a passeggiare lungo il Danubio, per ammirare il suo splendore dall’alto, ci si può recare presso il Palazzo della Fortezza, la Funicolare, o sul Monte Gherardo. Tra i ponti più belli del Danubio ci sono il Ponte delle Catene e il Ponte Margherita.


Szechenyi Lanchid – Ponte delle Catene

Szechenyi Lanchid è il famoso Ponte delle Catene ed è stato costruito nel 1849 per unire Buda a Pest. Precedentemente per poterlo attraversare si era obbligati a pagare il pedaggio.

Il Teatro Nazionale dell’Opera

Il Teatro Nazionale dell’Opera è uno dei più grandi d’Europa, ospita circa 1200 spettatori ed è stato progettato da uno dei più grandi architetti ungheresi di tutti i tempi: Miklos Yol. L’atrio vanta un soffitto a volta con magnifici affreschi raffiguranti le nove Muse e dorature. Il Teatro si può ammirare tutti i giorni con visite guidate, tranne che nei giorni di spettacoli.

Basilica di Santo Stefano

La Basilica di Santo Stefano è la chiesa più grande di Budapest e dalla sua cupola, raggiungibile salendo 302 scalini, o con l’ascensore, si può ammirare il paesaggio su Buda o il centro di Pest.

Sinagoga di Dohany utca

La Sinagoga di Dohany utca è la più grande d’Europa e la seconda del mondo e può accogliere fino a tremila persone. Costruita in stile romantico vanta anche degli elementi bizantini e moreschi come il rivestimento in piastrelle decorate, le vetrate artistiche e le ricche decorazioni. L’organo della sinagoga è stato suonato da Ferenc Liszt, più grande compositore ungherese. All’interno della sinagoga si trova anche un museo ebraico.

La Chiesa Parrocchiale del Centro Città

Presso il Ponte Elisabetta si trova la Chiesa Parrocchiale del Centro Città, l’edificio più antico di Pest che vanta elementi romani e gotici, nicchie turche, altari rinascimentali e opere in stile liberty e moderno.

Il Cafè New York

L’armonioso Palazzo e Cafè New York è stato costruito nel 1894 in stile eclettico: vi si riconoscono influssi stilistici architettonici neobarocchi, rinascimentali e rococò. Presso il cafè vi si riuniscono i personaggi più prestigiosidella vita culturale di Budapest.

Bagno Termale Rudas

Il Bagno Termale Rudas è stati costruito nella seconda metà del Quattrocento dal pascià di Buda Sokoli. Alcune aree, come quelle del lato Nord, sono ancora le originali sopravvissute fino a noi. Da vedere la cupola con le piccole vetrate decorate.

Piazza degli Eroi

Piazza degli Eroi, a Pest, è stata costruita nel 1896 per celebrare i mille anni dall’arrivo degli Ungari. Sul colonnato e la tomba del milite ignoto si affacciano il Museo delle Belle Arti, Szepmuveszeti Muzeum, e il Palazzo delle Esposizioni.

Vorosmarty Ter

La piazza di Vorosmarty Ter è una delle più frequentate di Pest per la presenza di numerosi e tipici caffè, ideali una piacevole pausa e incontrare amici.

ll Parco ferroviario Fusti

Il Fusti è un parco e un museo unico in Europa, dedicato alle ferrovie è stato inaugurato nel 2000 ed è l’ideale per una visita con i bambini. Oltre ad ammirare i vagoni originali dell’Orient Express, gli adulti possono addirittura provare a guidare una locomotiva all’interno del parco.
Parco del Varosliget

Nel Parco del Varosliget, uno dei più belli di Pest, si trova il magnifico castello del Vajdahunyad Vara, costruito nel 1896 in occasione dell’Esposizione Universale. Oltre al castello il parco vanta un lago dove in estate si può andare in barca e d’inverno, poichè ghiacciato, si puà pattinare.

Memento park – Il Parco delle Statue di Budapest

Fuori dal centro abitato di Budapest si trova il Memento Park e si arriva con un bus diretto dal centro città e partenza ogni giorno alle 11 da Deák tér (ci si arriva con la metro N.1, N.2, N.3) e troverete un bus con insegna Memento Park.
Gli abitanti di Budapest sono stati furbi: mentre tutti i paesi dell’Est hanno approfittato della fine del Comunismo per buttare giù le statue sfogando sul marmo decenni di mancata libertà, qui hanno fatto di meglio. Hanno trasformato questi colossi in un ottimo strumento di sfruttamento della memoria, per quanto brutta possa essere. Hanno quindi messo insieme tutte le statue che rappresentano le grandi figure del comunismo (Marx, Lenin, Stalin, Bela Kun) insieme ad anonimi soldati liberatori dell’ex Urss e hanno creato un Memento Park del comunismo. Se non vi basta guardare in faccia i “compagni” ma volete portarvene a casa un pezzettino, potete anche comprare memorabilia degli anni della Guerra Fredda (spille, spillette, magliette, sigarette d’epoca). Se vi interessa, c’è una bella mostra su come veniva addestrata una spia comunista.


Il book fotografico di Budarest (Ungheria) 2015

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Il book fotografico di Budarest (Ungheria) 2015


Dopo questa parentesi ungherese è arrivato il momento di cambiare aria e nazione!
Dalla stazione Nyugati di Budapest alle ore 07:23 prendo il treno diretto per la piccola cittadina di Zahony che conta meno di 5.000 anime ma crocivia tra Unione Europea/NON Unione Europea con la sua dogana tra Ungheria e Ucraina!

IL VIAGGIO CONTINUA … NEL PROSSIMO ARTICOLO

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Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog “I VIAGGI DI SPEEDY”. Ho visitato 48 nazioni diverse e uno stato “de facto” come la Transnistria. Ho messo piedi in tutti gli stati dell’Europa ad eccezione dell’Albania. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

VIDEO – Campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau – PRIMAVERA 2012

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Il campo di concentramento di Auschwitz fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia. Facevano parte del complesso anche il campo di sterminio di Birkenau, situato a Birkenau (in polacco Brzezinka), il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, (in polacco Monowice) ed i restanti 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione tedesca della Polonia.

Il complesso dei campi di Auschwitz svolse un ruolo fondamentale nei progetti di “soluzione finale del problema ebraico” — eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei (nel campo, tuttavia, trovarono la morte anche molte altre categorie di internati) — divenendo rapidamente il più grande ed efficiente centro di sterminio nazista. Auschwitz, nell’immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager.

Dal 1979, ciò che resta di quel luogo è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO ed è visitabile dal pubblico.
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Il campo di sterminio di Birkenau fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia. Facevano parte del complesso, oltre al campo di Birkenau e quello principale di Auschwitz, anche il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, (pol. Monowice) ed altri 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione nazista della Polonia.

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VIDEO – Dubrovnik e Isola di Lokrum (Croazia) – ESTATE 2011

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Ragusa (in croato Dubrovnik, in italiano anche Ragusa di Dalmazia), è una città della Croazia meridionale di 42.641 abitanti, situata lungo la costa della Dalmazia. La città, che ha lungamente mantenuto la sua indipendenza, vanta un centro storico di particolare bellezza che figura nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO e che le è valso il soprannome di “perla dell’Adriatico”.
Ragusa è il capoluogo della regione raguseo-narentana, nonché la maggiore città della Dalmazia meridionale. La città di Ragusa è stata fondata originariamente su un’isola rocciosa e poi collegata alla terraferma mediante interramento di un sottile braccio di mare (che corrisponde oggi alla parte pianeggiante della città). Le fortificazioni attuali risalgono al XVII secolo, quando in seguito ad un devastante terremoto la città venne ricostruita quasi interamente. Dal punto di vista urbanistico, il centro storico (che è tassativamente pedonale) è diviso a metà da un lungo stradone lastricato (detto appunto Stradún) che termina in prossimità del porto e lungo il quale si affacciano i palazzi più significativi della città. Di fronte alla città vi è l’isola di Lacroma (Lokrum).

Lacromaì (in croato: Lokrum) è un’isola della Croazia situata nel Mar Adriatico di fronte alla città di Ragusa (Dubrovnik). L’isola è disabitata ed è sede di un parco naturalistico.

(Fonte Wikipedia)


Dubrovnik (pronounced [dǔbroːʋnik], Italian: Ragusa, Greek: Ραγκούσα, Ragoùsa) is a city on the Adriatic Sea coast of Croatia, positioned at the terminal end of the Isthmus of Dubrovnik. It is one of the most prominent tourist destinations on the Adriatic, a seaport and the centre of Dubrovnik-Neretva county. Its total population is 42,641 (census 2011).[1] In 1979, the city of Dubrovnik joined the UNESCO list of World Heritage Sites.

The prosperity of the city of Dubrovnik has always been based on maritime trade. In the Middle Ages, as the Republic of Ragusa, also known as a Maritime Republic (together with Amalfi, Pisa, Genoa, Venice and other Italian cities), it became the only eastern Adriatic city-state to rival Venice. Supported by its wealth and skilled diplomacy, the city achieved a high level of development, particularly during the 15th and 16th centuries.
The beginning of tourism in Dubrovnik is often associated with the construction of the late 19th-century luxury hotels in Croatia, such as Grand Hotel (1890) in Opatija and the Hotel Imperial (1897) in Dubrovnik. According to CNNGo, Dubrovnik is among the 10 best medieval walled cities in the world.[3] Although Dubrovnik was demilitarised in the 1970s to protect it from war, in 1991, after the breakup of Yugoslavia, it was besieged by Serb-Montenegrin forces for seven months and received significant shelling damage.

In Croatian, the city is known as Dubrovnik; in Italian as Ragusa; and in Latin as Ragusium. Its historical name in Greek is Raugia (Ραυγια) or Ragousa (Ραγουσα).
The current Croatian name was officially adopted in 1918 after the fall of the Austro-Hungarian Empire, but it was in use from the Middle Ages. It is also referred to as Dubrovnik in the first official document of the treaty with the Ban of Bosnia Ban Kulin in 1189.

Historical lore indicates that Ragusa (Dubrovnik) was founded in the 7th century on a rocky island named Laus, which provided shelter for refugees from the nearby city of Epidaurum.
Another theory appeared recently, based on new archaeological excavations. New findings (a Byzantine basilica from the 8th century and parts of the city walls) contradict the traditional theory. The size of the old basilica clearly indicates that there was quite a large settlement at the time. There is also increasing support in the scientific community[who?] for the theory that major construction of Ragusa took place before the Common Era. This “Greek theory” has been boosted by recent findings of numerous Greek artefacts during excavations in the Port of Dubrovnik. Also, drilling below the main city road has revealed natural sand, contradicting the theory of Laus (Lausa) island.
Dr Antun Ničetić, in his book Povijest dubrovačke luke (“History of the Port of Dubrovnik”), expounds the theory that Dubrovnik was established by Greek sailors. A key element in this theory is the fact that ships in ancient times travelled about 45–50 nautical miles (83–93 km; 52–58 mi) per day, and required a sandy shore to pull out of water for the rest period during the night. The ideal rest site would have fresh water source in its vicinity. Dubrovnik has both, and is situated almost halfway between the two known Greek settlements of Budva and Korčula, 95 nautical miles (176 km; 109 mi) apart from each other.

Lokrum ( Italian: Lacroma) is an island in the Adriatic Sea 600 metres from the city of Dubrovnik, Croatia. It stretches from northwest to southeast and receives regular ferry service from the city.

(Fonte Wikipedia)

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