Le Cascate Kravice/Kravica della Bosnia ed Erzevovina vicine a Mostar e Međugorje

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Tra gli elementi naturalistici più affascinanti della regione, spiccano le spumeggianti cascate di Kravice, a circa 40 km da Mostar. Le acque del fiume Trebižat si ramificano, cadendo da pareti di tufo ad un’altezza di 30 metri, e formano un anfiteatro naturale largo 150 metri, allestendo uno spettacolo che ricorda, seppure in dimensioni ridotte, quello delle imponenti cascate del Niagara.

Frequentato nella stagione estiva soprattutto da appassionati di rafting e dagli abitanti locali, è il luogo ideale per tutti coloro che cercano relax e divertimento stando immersi in un ambiente incontaminato, accompagnati dal suono costante delle cascate in sottofondo. Nei pressi delle cascate si trovano anche una piccola grotta, in cui si possono ammirare stalattiti formate da carbonato di calcio, un antico mulino e un vascello.

Il fiume Trebižat consente, inoltre, piacevoli gite in canoa, organizzate da esperti operatori locali, con percorsi fluviali di 10 km al costo di 35 euro a persona circa (comprensivo di guida, canoa ed equipaggiamento). Un’esperienza davvero imperdibile, in cui i ritmi frenetici della vita quotidiana sembrano solo un ricordo lontano.

 

COME ARRIVARE ALLE CASCATE KRAVICE

Ho raggiunto le cascate di Kravice in macchina, impostando banalmente il navigatore sulla destinazione. Se viaggiate con mezzi pubblici possiamo consigliare magari di aggregarvi ad un gruppo guidato. Ogni albergo ha i contatti di agenzie e in particolare tutti offrono un tour abbastanza interessanti o visto il costo poco eccessivo dei taxi potrete scegliere anche questa opzione.


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Weekend a Mostar (Bosnia Erzevovina) e il suo ponte (stari most) ricostruito

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Nel mio tour estivo 2011 per l’ex Jugoslavia, la prima prima tappa in  in Bosnia ed Erzegovina è stata Mostar, nota ai più per le tristi vicende della guerra civile Jugoslava. Partendo da Dubrovnik in Croazia in autobus, ho raggiunto la città in circa 3/4 ore di viaggio, tra continui saliscendi, strade sterrate ed una piacevolissima sosta prolungata alla dogana. Se vi state chiedendo cosa vedere a Mostar, il motivo principale è il celebre ponte che dà il nome alla città. Lo Stari Most, letteralmente Ponte Vecchio, e le torri sulle due rive, dette i “custodi del ponte” (mostari), sono state riconosciute dall’Unesco come patrimonio dell’umanità nel 2005.

Avvicinandosi al centro abitato si può notare come ci sia una zona periferica molto moderna. In una sorta di area industriale abbiamo notato capannoni e concessionarie auto in pieno stile “globalizzato”. Qui iniziano a vedersi anche i segni di una guerra non troppo lontana dai giorni nostri. Nonostante si stiano facendo molti sforzi c’è ancora la presenza di edifici crivellati di colpi e aree abbandonate. L’esperienza complessiva all’arrivo in città però èmolto positiva, traffico ordinato, bar, ristoranti, negozi e tanto altro


LO STARI MOST

Lo Stari Most o vecchio ponte nella lingua locale, fu costruito nel XVI secolo e restò in piedi per più di quattrocento anni, finché, il 9 novembre del 1993, esattamente vent’anni fa, non fu preso di mira dall’artiglieria croato-bosniaca. E venne giù, tristemente.
Quella fu una delle immagini più devastanti della guerra di Bosnia, scoppiata nel 1992. Una guerra in cui i tre popoli del paese, bosgnacchi (musulmani), serbi e croati, si combatterono senza sconti. Aprirono le ostilità i serbi. Croati e bosgnacchi, che avevano votato l’indipendenza dalla Jugoslavia, cercarono di resistere. Poi i croati, che sottobanco avevano negoziato con Belgrado la spartizione del paese, rivolsero le armi contro i bosgnacchi e aprirono un secondo fronte, cercando di ritagliarsi, alla stregua dei serbi, una loro piccola patria monoculturale all’interno della Bosnia. Mostar, città mista, con le componenti bosgnacca e croata ad equivalersi (35%) e una minoranza serba (15-20%), andatasene all’inizio del conflitto, fu uno snodo cruciale degli scontri.

I croati buttarono giù il ponte non perché avesse rilevanza strategica. Lì sopra, d’altronde, i carri armati non ci passavano: non c’era spazio. La distruzione fu uno sfregio gratuito.

Il ponte, incluso recentemente nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità, venne ricostruito sotto l’egida dell’UNESCO. Le sue 1.088 pietre vennero lavorate secondo le tecniche medievali; il lavoro di ricostruzione è costato circa 12 milioni di euro e lo Stari Most venne riaperto il 22 luglio 2004, con cerimonie basate sull’idea di una riconciliazione fra le comunità bosniache dopo gli orrori della guerra, anche se il rancore e la diffidenza restano evidenti.


LA MAPPA


COSA VEDERE A MOSTAR

Il quartiere musulmano. È situato nella parte destra della città, al di là del fiume Narenta. Il primo impatto è forte e sembra quasi di ritrovarsi in una tipica località turco ottomana. Si cammina su una strada formata da pietre di fiume (consiglio scarpe comode) sulla quale si affacciano le tipiche architetture. Sono abitazioni distribuite su due livelli che fondono l’uso della pietra con quello del legno. Il legno permette di leggere la facciata e dona al quartiere un aspetto unitario. Al piano terra sono ricavati gli spazi commerciali, che assieme formano un bazar. Il primo piano è dove si trova l’abitazione, spesso anteceduta da un ballatoio. Si estende anche al di là dello Stari Most e la testimonianza è data dalle due moschee. I ristoranti qui situati offrono una cucina tipica araba, con influenze slave ed europee.

Il vecchio Bazar Kujundziluk.
 È situato all’interno del quartiere musulmano ed è l’unione delle tante piccole botteghe tipiche. Si può trovare di tutto: capi di abbigliamento tipico, prodotti di oreficeria, lampade, narghilè, oggetti per la casa, tappeti, cappelli turchi, ciabatte tipiche, borse, bracciali, vasellame e tanto altro ancora. I prezzi sono molto bassi ed è possibile pagare non solo con la moneta locale – il marco – ma anche in Euro e in Kune (moneta croata).

Lo Stari Most. Ho già accennato la sua storia, ma in questo caso mi limiterò a descriverlo. È alto 24 metri, lungo 30 con una larghezza di 4. Ha una forma ad arco continuo a sesto acuto ed è fiancheggiato da due torrioni denominati “Mostari”. Già dal XVII secolo era utilizzato per scopi sportivi: qui si tiene una competizione di tuffi fra le più famose al mondo.
Il Kriva Ćuprija (Ponte Storto). Si trova oltre lo Stari Most e permette il guado sul torrente Dum. Fu costruito nel 1558 e ricorda nella forma lo Stari Most. Anch’esso è stato costruito utilizzando la pietra locale ed è accessibile mediante una piccola via laterale.

La Moschea del pascià Koskin-Mehmed e tutte le altre piccole moschee. Dopo lo Stari Most è forse l’altro simbolo di Mostar. È situata nel quartiere musulmano, sulle sponde del fiume Narenta. Per accedervi occorre sottopassare un arco, per essere immessi in un cortile in cui è stato ricavato un piccolo cimitero. La moschea è anticipata da un porticato in legno e per entrarvi e salire sul minareto. L’interno è composto da un’unica stanza, dalle modeste dimensioni. Il cuore della struttura è proprio il minareto: da qui si gode una perfetta vista sul ponte. Il ballatoio è molto stretto e non permette di muoversi al meglio. Prestare la massima attenzione.

 
Le abitazioni martoriate. 
Lo so, è brutto inserire queste abitazioni fra le attrazioni della città. Ma se ho deciso di consigliarle è perché riescono a farci comprendere quanto la guerra sia stata devastante. Sono per lo più grandi palazzi, completamente abbandonati e inagibili, che parlano molto più di un libro di storia. E li trovi in tutti gli angoli della città, quasi a voler testimoniare quello che vi era stato una ventina di anni fa.I cimiteri musulmani lungo la strada. Sembra assurdo, ma nel centro della città, in mezzo alla strada e senza recinzioni, sono ricavati i cimiteri della comunità musulmana perita durante la guerra dei Balcani. Tutte tombe bianche che raccontano la storia di giovani e meno giovani morti per difendere il loro territorio e la loro cultura. Spazi di riflessione, che spesso si contrappongono alla nuova immagine di progresso che lentamente avvolge la città. Frasi in arabo a donare alle vittime un pensiero, didascalie necessarie per farci conoscere il caduto.


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Il genocidio di Srebrenica (Bosnia ed Erzevovina) e il cimitero memoriale Potočari (8372)

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Conoscete Srebrenica? Qual è il più grande genocidio in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale?
A scuola non se ne parla … a volte non c’è nemmeno traccia nei libri di storia. L’11 luglio è una data tristemente significativa e sempre più dimenticata nonostante il Parlamento europeo nel 2009 la istituì come giornata della memoria per le vittime del genocidio di Srebrenica, consumatosi nel cuore dell’Europa circa 25 anni fa.

Il parco memoriale Potocari è un altro dei luoghi della vergogna della nostra cara Europa, il luogo in cui c’era la base dei caschi blu olandesi che non solo non riuscirono a fermare il massacro ma quasi senza volerlo diedero una mano a renderlo ancora più grottesco. Il Memoriale è tutto nelle foto che tra poco scorrendo vedrete, un immenso prato di steli bianchi e poco altro.
Srebrenica è il posto che più mi ha colpito in tutti i miei viaggi: entrarci dentro mette i brividi e la cosa che più mi ha colpito è silenzio e il dolore che si percepisce nell’aria, interrotto di tanto in tanto da qualche pianto disperato di chi a distanza di decine di anni, viene qui commemorare l’anima del proprio defunto.


COME ARRIVARE A SREBRENICA

Arrivare a Srebrenica non è semplice e la via più diretta è da Sarajevo o da Tuzla in macchina. Da Belgrado partono dei pullman ma arrivano soltanto alla cittadina di confine serba di nome Ljubovija e li bisogna cambiare mezzo  e oltrepassare la dogana per raggiungere Srebrenica. Da qui non ci sono mezzi diretti e i 43 km potrebbero divenire un’eternità se non trovate una macchina/taxi che vi accompagni.


Srebrenica, 12 luglio 1995. Le truppe serbe entrano a Potocari, un villaggio a sei chilometri da Srebrenica, dove le truppe dell’Onu hanno il loro quartier generale. Il comandante dei caschi blu ha ottenuto da Mladic l’assicurazione che donne, vecchi e bambini saranno evacuati nel territorio sotto il controllo dei musulmani. Nel primo pomeriggio arrivano a Potocari 40-50 veicoli, tra furgoni, camion e jeep, su cui viene caricato un primo contingente di persone. Mladic si fa vedere sulla scena dai giornalisti, che osservano i soldati serbi mentre distribuiscono acqua e pane agli sfollati e gettano dolci ai bambini. “Non abbiate paura – dice Mladic davanti alle telecamere. – State calmi, calmi. Lasciate che donne e bambini vadano per primi. Verranno tanti autobus. Non abbandonatevi al panico. State attenti che nessuno dei bambini si perda. Non abbiate paura. Nessuno vi farà del male”.

Ratko Mladic dopo l’arresto, avvenuto il 26 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza (ilmessaggero.it)

Intanto a New York il Consiglio di sicurezza dell’Onu adotta all’unanimità una risoluzione per chiedere “l’immediata cessazione dell’offensiva dei serbi bosniaci e il loro ritiro dalla zona di protezione di Srebrenica”. Una pronuncia formale, che non avrà alcun effetto. Sul calar della notte, i serbi raccolgono a Potocari gli uomini che sono riusciti a rastrellare in un edificio di fronte all’accampamento dell’Onu, noto come “casa bianca”. Alcuni di loro vengono uccisi sul posto, mentre la maggioranza viene trasportata a Bratunac, dove viene sottoposta a sevizie, prima di essere trucidata. Il 13 luglio inizia la grande mattanza in un’atmosfera di esaltazione collettiva, come sarà testimoniato dagli appartenenti a un convoglio dell’Agenzia Onu per i rifugiati, che vedono i serbi bosniaci, molti dei quali ubriachi, festeggiare nelle strade. Nei quattro giorni successivi le uccisioni di massa continuano senza tregua, con ogni tipo di arma, anche con granate.

Boutros Boutros-Ghali, segretario generale Onu dal 1992 al 1996. La comunità internazionale non impedì la strage di Srebrenica (agenziastampaitalia.it)

Per quanto già il 13 luglio le notizie che qualcosa di terribile sta accadendo a Bratunac comincino a raggiungere i vertici delle Nazioni Unite, Jasushi Akashi – rappresentante speciale del segretario Boutros-Ghali – chiede che non vengano rese pubbliche, per non mettere in pericolo gli osservatori militari dell’Onu ancora a Srebrenica. Solo il 16 e il 17 luglio, quando i giornalisti intervistano i primi fuggiaschi all’aeroporto di Tuzla e i caschi blu rimpatriati attraverso Zagabria, cominciano a trapelare le prime informazioni sul massacro. Uno degli uomini dell’Onu racconterà: “La stagione di caccia è al culmine… presi al bersaglio non sono solo gli uomini al servizio del governo bosniaco… ma anche donne, pure quelle incinte, bambini e vecchi… su alcuni si spara o li si ferisce, ad altri vengono tagliate le orecchie e alcune donne sono state stuprate”.

Il 16 luglio sul tardi e nelle prime ore del 17 luglio una colonna di uomini e ragazzi fuggiti attraverso i boschi raggiunge dopo sei giorni di marcia il territorio controllato dal governo di Sarajevo. Di 15mila, quanti erano partiti, ne sono rimasti vivi tra i 4500 e i 6000.

Don’t Forget Srebrenica


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Le piramidi di Visoko in Bosnia Erzevovina: le piramidi in Europa esistono veramente

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Per Semir Osmanagich, o Dottor Sam come si fa chiamare, le piramidi di Bosnia (Bosanske piramide) sono le più antiche costruzioni realizzate dalla mano dell’Uomo mai rinvenute. E da anni, ormai, lavora con un team di ricercatori e tanti volontari per riportarle alla luce.
In questa piccola cittadina delle Bosnia-Erzegovina vicino a Sarajevo chiamata VIsoko, l’imprenditore sostiene di aver trovato cinque piramidi e un intricato sistema di tunnel sotterranei che sempre più negli ultimi anni diventa meta turistica di stranieri e bosniaci che incuriositi visitare il sito.

Così come fa pensare all’intervento umano anche la disposizione delle colline di Visoko: unendo con tre linee rette le piramidi del Sole, della Luna e del Drago, si ottiene un triangolo perfettamente equilatero. Inoltre, il lato nord della Piramide del Sole coincide quasi perfettamente con il nord astronomico, con uno scarto inferiore ad un grado. Tutte le strutture appaiono poi molto regolari, con 4 facce triangolari con la stessa inclinazione. Tutte sono ricoperte da uno strato di terra alto circa un metro, che l’istituto statale di Pedologia ha datato a 12.000/15.000 anni fa.

Una delle caratteristiche più tipiche di un complesso piramidale è quella di un sistema di tunnel sotterranei che di solito consentono l’accesso alle piramidi. A Visoko troviamo i tunnel Ravne, un complesso di tunnel-labirinto di grande interesse archeologico, la cui datazione, ancora superficiale, li collocherebbero tra i 3.000 ed i 32.000 anni fa. Nessun minerale di pregio nella zona giustificherebbe l’esistenza dei tunnel Ravne come tunnel minerari, inoltre, questi tunnel apparivano riempiti con terra e sabbia per bloccarne l’accesso, stesso procedimento utilizzato per molti siti sacri del passato: quando la loro funzione terminava ne venivano sigillati gli accessi.


COME ARRIVARE ALLE PIRAMIDI DI VISOKO

Per raggiungere Visoko si può andare comodamente in auto in 40 minuti circa (affittate una macchina come ho fatto io) oppure prendere il treno che parte da Sarajevo 7:15, 10:41 o 11:42.
Dal centro di Sarajevo per raggiungere la stazione dei bus e dei treni (si trovano vicino) e prendete il tram n°1. Arrivati alla stazione basta fare il biglietto per Visoko ed il gioco è fatto: il tragitto in treno è molto tranquillo, dura una trentina di minuti


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Sarajevo (Bosnia Erzevovina): la Gerusalemme multiculturale d’Europa tra croci e minareti

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Sarajevo è una città fantastica anche se il turismo ancora non riesce a decollare: città multiculturale come poche al mondo ma ricordata magari per l’assedio di Sarajevo durante la guerra nell’ex Jugoslavia o ricordata con l’omicidio del principe ereditario austro-ungarico Franz Ferdinand nel 1914 che provocò lo scoppio della prima guerra mondiale.
Sarajevo sta ancora curando le ferite dalla guerra civile, durata dal 1992 al 1995 per 1425 giorni la città ha subito il più lungo assedio di una capitale nella storia della guerra moderna

Sarajevo è una città cosmopolita: qui gli ebrei hanno costruito la loro sinagoga, sono state realizzate anche chiese ortodosse e cattedrali cattoliche. Sarajevo ha quattro religioni e culture mondiali e la loro coabitazione secolare crea una nuova civiltà che ha resistito a tutte le vicende storiche. Ecco perché alcuni la chiamano la Gerusalemme europea. E questo si vede anche per strada osservando come si vestono le persone, con abiti molto diversi fra di loro.
Situata in una valle e circondata dalle montagne, la città è divisa in quattro comuni: Città Vecchia, Centro, Nuovo Sarajevo e Città Nuova. Sfortunatamente, la nuova guerra ha diviso la città, la gente e le religioni. Stanno iniziando solo ora a comunicare di nuovo, ad andare nella “altra” città, a chiudere le vecchie ferite. E le ferite si vedono ancora: sui volti delle persone, sulle facciate di molti edifici.
Nonostante tutto, oggi Sarajevo è una città moderna, con molti eventi culturali, musei e gallerie, ristoranti tradizionalli e moderni, posti di shopping e una vivace vita notturna. La capitale bosniaca è nota per due tipi di negozi di alimentari: panetteria (pekara) che vende deliziose banitza, hamburger, muffin e pane. E le pasticcerie, il regno delle lokum, la halva e il baklava. Il centro storico è una serie infinita di ristoranti: tradizionali che offrono i burek, bar e grill, cucina moderna internazionale, caffè funky.Il cuore della Città vecchia è la piazza Bascharshia con la belissima fontagna Sebij. Qui la vita corre lentamente, come 100 anni fa. Nei locali sulla piazza puoi prendere un caffè turco con limonata, puoi vedere con calma i numerosi negozi intorno al bazar. Qui vicino c’è il fiume Miljacka e il Ponte Latino. I gioielli del centro storico sono la bellissima libreria in stile pseudo-moresco, la sinagoga Ashkenazi, la cattedrale del Sacro Cuore, la vecchia chiesa ortodossa, la moschea di Gazi Husrev Bey.


COME ARRIVARE A SARAJEVO

Le strade che portano a Sarajevo sono lunghe ed assai tortuose: trovandosi in una conca ma ad una discreta altezza, considerate che avrete da salire un po’. Se arrivate come me da Mostar in macchina la strada non è male e in 2 ore e mezza circa sarete già nella capitale, se arrivate da Belgrado vi consiglio di prendere un bus notturno in modo da fare quelle 5/6/7 ore di viaggio durante la notte tra un sonnellino e l’altro, altrimenti la via più comodo potrebbe essere arrivare direttamente all’aeroporto di Sarajevo che negli ultimi anni è sempre più in crescita e nel mirino di diverse compagnia low cost.


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Salita al Podbrdo di Medjugorje (Bosnia Erzevovina) e la prima appirizione della Madonna

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Se non fosse per le apparizioni mariane, Medjugorje sarebbe ancora un anonimo e sconosciuto paese collinare di viticoltori nel sud-ovest dell’Erzegovina, a breve distanza dai confini meridionali della Croazia, attanagliato tra storici problemi etnici e religiosi, formando un’enclave croata e cattolica in una nazione a netta prevalenza bosniaco-musulmana e serbo-ortodossa.

Ma il 26 giugno 1981 sei ragazzi tra i 10 e i 16 anni annunciano che è comparsa loro in visione la Madonna, presentatasi in un bagliore di luce con il titolo di “Regina della Pace”, affidandogli messaggi e disposizioni di preghiera e di carità. Per tre ragazzi le apparizioni si ripetono tutti i giorni, ancora oggi a distanza di 35 anni (e che alcuni adulti e sposati hanno lasciato il paese, una vivendo a Monza, un altro a Boston), mentre per gli altri tre soltanto saltuariamente.
La voce si spande in un baleno, cominciano ad arrivare macchine di curiosi, poi pullman di fedeli e charter di pellegrini in questa novella Lourdes dei Balcani, guidati dagli immancabili fanatici religiosi, locali ed esterni. Il paese si trasforma: case, fienili e magazzini si trasformano in alberghi, ristoranti, negozi di souvenir, agenzie di viaggi, e tutti ne beneficiano trovando ognuno il proprio business.


LA SALITA AL PODBRDO

Il Podbrdo è il luogo in cui la Madonna è apparsa per la prima volta e per i primi tempi. Il nome in realtà non indica il monte ma la zona sottostante ad esso. Il vero nome del monte è Crnica. Più che una vera montagna, non è altro che una collina molto brulla e piena di pietre. Nei primi anni delle apparizioni il sentiero era quasi impraticabile, oggi invece, il gran numero di pellegrini che vi salgono ogni giorno, lo ha levigato e reso un po’ più semplice, anche se, tuttavia, l’ascesa comporta sempre una certa fatica fisica e difficoltà.


COME ARRIVARE A MEDJUGORJE

Il santuario dedicato alla Madonna di Medjugorje si trova nella regione Erzegovina, nei pressi del confine con la Croazia. Dal 24 giugno 1981, quando sul luogo apparve la Beata Vergine Maria, la Collina delle apparizioni divenne meta un costante pellegrinaggio di fedeli provenienti da tutto il mondo.

Per chi volesse recarsi al santuario dall’Italia, le possibilità sono molte: via terra, via mare o in aereo. Ad ogni modo, l’itinerario più rapido per arrivare a Medjugorje è sicuramente arrivare in aereo a Mostar, per poi percorrere i 25 km restanti via terra. Altrimenti dalla Croazia arrivate a Dubrovnik e poi in 3 orette circa (attenzione alla dogana croazia/bosnia) sarete a Mostar oppure sempre in aereo per Sarajevo che dista 3 orette.

In nave invece, dal centro Italia il modo più semplice per raggiungere Medjugorje è in traghetto da Ancona fino a Spalato e poi in autobus fino a Medjugorje. Si trovano diverse compagnie  che effettuano partenze giornaliere con destinazione Medjugorje in circa 3 orette oppure c’è anche la tratta Bari/Dubrovnik

Da Mostar partono diverse corse quotidiane durante la settimana (esclusa la domenica) che raggiungo il santuario di Medjugorje, con partenza dalla stazione degli autobus.


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