Camp Jeep – Dal 2 al 5 giugno 2016 a Bassella (Spagna)

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Buzzoole

pubblicita_camp_jeepOgni anno Jeep organizza a livello europeo un ritrovo per gli appassionati del brand all’insegna della guida off-road e di altre attività outdoor immersi nella natura, esaltandone i valori cardine: Passione, Avventura, Libertà e Autenticità.

Con questo obiettivo è nato il Camp Jeep.

Il Camp Jeep quest’anno si terrà dal 2 al 5 Giugno a Bassella (in concomitanza con il ponte del 2 giugno), nord-ovest di Barcellona, Spagna, in concomitanza di un altro avvenimento speciale, il 75° Anniversario del brand. Pertanto l’evento si prefigge l’obiettivo di essere il più coinvolgente ed emozionante Camp Jeep di sempre, con migliaia di appassionati da tutta Europa e moltissime sorprese (tra cui concerto con cantante/gruppo internazionale).

PERCHE’ PARTECIPARE?
Sarà il più coinvolgente ed emozionante Camp Jeep di sempre, con migliaia di appassionati da tutta Europa e tante tante tante sorprese.  Un qualcosa di unico ed irripetibile, adatto a coloro che amano il brand e che quotidianamente affrontano l’off-road ma anche agli appassionati che guidano la propria Jeep solo in un contesto urbano e che amano attività outdoor e il contatto con la natura.

Maggiori informazioni (Date, programma e costi del Camp Jeep e 75° Anniversario) sono disponibili ai seguenti link: Camp Jeep 2016:
http://l12.eu/jeep-692-au/GFOKBMJ8ZY7GH0ULTF5D

EVENTO JEEP SU FACEBOOK: http://l12.eu/jeep-685-au/GFOKBMJ8ZY7GH0ULTF5D

Non dimenticate gli hashtag #Jeep #CampJeep #JeepItalia e per capire un poco quello che ti aspetta visiona le immagini sottostanti del Camp Jeep 2015

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Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog "I VIAGGI DI SPEEDY". Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato "de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

VIDEO – Un anno da Ambasciatore Vueling per Palermo – 2014 volte grazie Vueling Airlines

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Un anno da Ambasciatore Vueling Airlines per Palermo.
Un’esperienza fantastica che mi ha portato a viaggiare per tutto il 2014 tra 16 nazioni e tantissime città!

 2014 volte grazie … Vueling Airlines

 

Negli ultimi 7 anni ho visitato 34 stati europei riconosciuti (Andorra, Armenia, Belgio, Bielorussia, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Georgia, Grecia, Inghilterra, Italia, Islanda, Kosovo, Macedonia FYROM ex repubblica di Jugoslava di Macedonia, Malta, Moldavia, Montenegro, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Russia, San Marino, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Turchia, Ucraina, Ungheria, Vaticano) e uno “de facto” come la Transnistria.

Da fine aprile 2014 sono diventato testimonial e ambasciatore nella mia splendida Palermo della compagnia aerea spagnola VUELING AIRLINES ! Un’esperienza unica e irripetibile che mi darà la possibilità fino al 31 dicembre 2014 di seguire in Italia, in Europa e nel mondo, tutti i maggiori eventi organizzati da questa splendida compagnia aerea catalana e avrò anche la fortuna di poter usufruire di 50 voli gratis da utilizzare ovviamente in tutte le città servite da Vueling

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FOTO e VIDEO – Don’t Forget Srebrenica … 11 luglio 1995 – 11 luglio 2015! – 20 anni per non dimenticare il genocidio! Potočari (8372)

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Domani sarà il ventesimo anniversario del genocidio di Srebrenica!
11 LUGLIO 1995 – 11 LUGLIO 2015! Ma di cosa stiamo parlando?!?!?
A scuola non se ne parla …. a volte non c’è nemmeno nei libri di storia. L’11 luglio è una data tristemente significativa e sempre più dimenticata: il Parlamento europeo nel 2009 la istituì come giornata della memoria per le vittime del genocidio di Srebrenica, consumatosi nel cuore dell’Europa 20 anni fa.

IL Book fotografico del Cimitero Potočari (8372) – Srebrenica (Bosnia Erzegovina)

IL Book fotografico del Cimitero Potočari (8372) – Srebrenica (Bosnia Erzegovina)

 

Srebrenica (in serbo: Сребреница ˈsrêbrenit͡sa) è una città e un comune nella parte orientale della Bosnia-Erzegovina appartenente all’entità della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (Republika Srpska).
Srebrenica è il più grande massacro avvenuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, e rappresenta la vittoria dei nazionalisti e la sconfitta delle Nazioni Unite. All’epoca, l’incaricato per i diritti umani dell’ONU Mazowiecki definì l’azione serba “una violazione molto seria e su scala enorme dei diritti umani, descrivibile solo con la parola barbarie: attacchi alla popolazione civile, uccisioni e stupri”. La città di Srebrenica svuotata dei propri abitanti viene presa d’assalto da famiglie serbo-bosniache, quasi tutte profughe a loro volta che alterarono la composizione e la cifra etnica della cittadina. Le autorità serbo-bosniache e jugoslave inizialmente avevano negato quanto accaduto. Fino ad oggi circa migliaia e migliaia di vittime sono state ritrovate tra i boschi e i vicini comuni. Uno sterminato cimitero musulmano e un maestoso monumento alla memoria, presso Srebrenica, inaugurato nel 2003, ne ha sepolti 8372 mentre tanti altri corpi esumati aspettano ancora i risultati per essere ufficialmente identificati. I responsabili della strage negli anni successivi al compimento del genocidio fecero di tutto per nascondere le prove, svuotando molte fosse originarie e riseppellendo i cadaveri frazionati in più fosse disseminate in un arco di cinquanta km da Srebrenica.
Il Massacro fu considerato crimine di guerra, per il quale furono perseguiti sia Ratko Mladić, arrestato lo scorso 26 maggio dopo una lunga latitanza, che Željko Ražnatović, meglio conosciuto come Arkan, sanguinario esecutore di genocidi e pulizie etniche nei Balcani. La giustizia non fece in tempo a fare il suo corso: Arkan fu assassinato nel 2000.
Ci sono ancora dei misteri irrisolti intorno alla carneficina, dalle cause effettive dell’esplosione di violenza al mancato intervento dei Caschi blu dell’ONU, che detenevano la sovranità militare del territorio di Srebrenica.


 

Srebrenica, 12 luglio 1995. Le truppe serbe entrano a Potocari, un villaggio a sei chilometri da Srebrenica, dove le truppe dell’Onu hanno il loro quartier generale. Il comandante dei caschi blu ha ottenuto da Mladic l’assicurazione che donne, vecchi e bambini saranno evacuati nel territorio sotto il controllo dei musulmani. Nel primo pomeriggio arrivano a Potocari 40-50 veicoli, tra furgoni, camion e jeep, su cui viene caricato un primo contingente di persone. Mladic si fa vedere sulla scena dai giornalisti, che osservano i soldati serbi mentre distribuiscono acqua e pane agli sfollati e gettano dolci ai bambini. “Non abbiate paura – dice Mladic davanti alle telecamere. – State calmi, calmi. Lasciate che donne e bambini vadano per primi. Verranno tanti autobus. Non abbandonatevi al panico. State attenti che nessuno dei bambini si perda. Non abbiate paura. Nessuno vi farà del male”.

Ratko Mladic dopo l’arresto, avvenuto il 26 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza (ilmessaggero.it)

Intanto a New York il Consiglio di sicurezza dell’Onu adotta all’unanimità una risoluzione per chiedere “l’immediata cessazione dell’offensiva dei serbi bosniaci e il loro ritiro dalla zona di protezione di Srebrenica”. Una pronuncia formale, che non avrà alcun effetto. Sul calar della notte, i serbi raccolgono a Potocari gli uomini che sono riusciti a rastrellare in un edificio di fronte all’accampamento dell’Onu, noto come “casa bianca”. Alcuni di loro vengono uccisi sul posto, mentre la maggioranza viene trasportata a Bratunac, dove viene sottoposta a sevizie, prima di essere trucidata. Il 13 luglio inizia la grande mattanza in un’atmosfera di esaltazione collettiva, come sarà testimoniato dagli appartenenti a un convoglio dell’Agenzia Onu per i rifugiati, che vedono i serbi bosniaci, molti dei quali ubriachi, festeggiare nelle strade. Nei quattro giorni successivi le uccisioni di massa continuano senza tregua, con ogni tipo di arma, anche con granate.

Boutros Boutros-Ghali, segretario generale Onu dal 1992 al 1996. La comunità internazionale non impedì la strage di Srebrenica (agenziastampaitalia.it)

Per quanto già il 13 luglio le notizie che qualcosa di terribile sta accadendo a Bratunac comincino a raggiungere i vertici delle Nazioni Unite, Jasushi Akashi – rappresentante speciale del segretario Boutros-Ghali – chiede che non vengano rese pubbliche, per non mettere in pericolo gli osservatori militari dell’Onu ancora a Srebrenica. Solo il 16 e il 17 luglio, quando i giornalisti intervistano i primi fuggiaschi all’aeroporto di Tuzla e i caschi blu rimpatriati attraverso Zagabria, cominciano a trapelare le prime informazioni sul massacro. Uno degli uomini dell’Onu racconterà: “La stagione di caccia è al culmine… presi al bersaglio non sono solo gli uomini al servizio del governo bosniaco… ma anche donne, pure quelle incinte, bambini e vecchi… su alcuni si spara o li si ferisce, ad altri vengono tagliate le orecchie e alcune donne sono state stuprate”.

Il 16 luglio sul tardi e nelle prime ore del 17 luglio una colonna di uomini e ragazzi fuggiti attraverso i boschi raggiunge dopo sei giorni di marcia il territorio controllato dal governo di Sarajevo. Di 15mila, quanti erano partiti, ne sono rimasti vivi tra i 4500 e i 6000.


Don’t Forget Srebrenica

 

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VIDEO – Sarajevo (Bosnia Erzegovina) tra croci, minareti e sinagoghe – ESTATE 2011

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« Una città che nel suo centro ha quattro luoghi di preghiera. È raro.
Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro. Non esiste in nessuna altra parte del mondo.
L’aveva scritto tempo fa, prima della guerra, un rabbino sefardita, chiamato Kaa »
Predrag Matvejević

Sarajevo (in alfabeto cirillico Сарајево; in italiano: Saraievo o, meno frequente, Seraievo) è la capitale e la più grande città della Bosnia-Erzegovina. La sua popolazione si aggira attorno ai 750.000 abitanti. Conosciuta principalmente come scenario dell’attentato all’arciduca austriaco Francesco Ferdinando, la città ha ospitato, nel 1984, i XIV Giochi olimpici invernali e, tra il 1992 e il 1995, ha sofferto più di tre anni d’assedio da parte delle forze serbo-bosniache, durante la guerra di Bosnia.
Il momento di massima crescita della città si ebbe agli inizi degli anni ottanta quando Sarajevo venne nominata città ospitante dei giochi olimpici invernali.

A causa dell’inizio della guerra in Jugoslavia, il 6 aprile 1992 la città venne accerchiata ed in seguito assediata dalle forze serbe. La guerra, che è durata fino all’ottobre del 1995, ha portato distruzione su larga scala e una fortissima percentuale di emigrazione.

Tra i beni culturali maggiormente devastati dal conflitto si rammentano la Biblioteca Nazionale ed Universitaria, che era il monumento più rappresentativo dell’architettura pseudo-moresca del XIX secolo, il “Museo di Stato della Bosnia-Herzegovina” e la Moschea di Gazi Husrev Beg (del XVI secolo).

La ricostruzione della città è iniziata a partire dal marzo del 1996, subito dopo la fine della guerra. Sebbene già nel 2003 la maggior parte della città presentasse il frutto dei primi processi della ricostruzione, ad oggi (novembre 2011) Sarajevo mostra ancora i diversi segni del conflitto, sia nella parte nuova che in quella più antica (in particolare risultano abbastanza evidenti i colpi di proiettile presenti su moltissimi edifici ricoperti di gesso). Il centro storico ottomano e la parte ottocentesca, di impronta austriaca, a parte alcuni singoli edifici sono completamente rimesse a nuovo. I segni più evidenti della guerra si possono ancora trovare nella città nuova, Novo Sarajevo, dove molti edifici sono ancora distrutti, e accanto ad essi sono molti i cantieri di nuovi centri commerciali ed edifici destinati ai servizi.
Sarajevo è da sempre città multi-etnica e multi-religiosa, al suo interno convivono tre diverse religioni: l’islam, il cristianesimo (con due confessioni: cattolica ed ortodossa) e l’ebraismo. Il grande clima di tolleranza e rispetto tra queste confessioni ha portato a soprannominare Sarajevo la Gerusalemme d’Europa. I rapporti tra queste fedi si sono incrinati in seguito alle guerre jugoslave.

(Fonte Wikipedia)

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FOTO (Poster) e VIDEO – Il mio 2014 … un anno da Ambasciatore Vueling per Palermo! – Thanks Vueling Airlines

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poster vueling 2014


Cosa vuol dire essere Ambasciatore Vueling? Per chi ama viaggiare e la fotografia come me è semplicemente un sogno da cui non vorresti mai svegliarti!!
Un’esperienza unica, irripetibile e fantastica che mi ha portato a viaggiare per tutto il 2014 tra 15 Stati:
Andorra (Andorra la Vella), Armenia (Yerevan), Belgio (Bruxelles), Bielorussia (Brest, Grodno, Minsk, Mogilev), Germania (Düsseldorf), Georgia (Tbilisi), Grecia (Atene), Italia (Firenze, Roma), Islanda (L’intero perimetro dell’isola per un viaggio lungo 2400 km), Olanda (Amsterdam), Polonia (Bialystok, Terespol e Varsavia), Portogallo (Lisbona), Repubblica Ceca (Praga), Russia (Kazan, Mosca, San Pietroburgo), Spagna (Barcellona, Malaga, Siviglia), Spagna/Isole Canarie (Fuerteventura, Tenerife)!

Ho avuto il piacere e la fortuna di poter ammirare nello stesso viaggio posti veramente agli antipodi che mi hanno fatto capire per l’ennesima volta com’è vario e bello il nostro pianeta: sia sotto il punto di vista climatico ma anche culturale/monumentale/gastronomico!
Ad agosto per esempio sono passato dall’Islanda all’Armenia!  Dall’isola più giovane d’Europa dove praticamente non c’è sono nessun monumento degno di nota ma caratterizzata dai suoi scenari lunari creati dal transito della lava, distese di muschio, deserti di lava, fiordi, colline verdeggianti, ghiacciai che si gettano in mare, fiumi e cascate ma anche geyser, soffioni, sbuffi e calde pozze naturali dove immergersi mentre fuori c’è il gelo … per poi nel giro di qualche ora ritrovarmi in Asia con uno sbalzo termico di 40/45 gradi (dato che l’Armenia con il suo clima continentale è caratterizzato da estati molto molto torride e con scarse precipitazioni) e in un stato in cui è spesso definito un museo all’aria aperta dove i visitatori possono trovare circa 4.000 monumenti storici in tutta l’Armenia, appartenenti ai vari periodi della storia del paese: dalla preistoria all’età ellenistica, dai primi anni dell’epoca cristiana al Medioevo. Nel corso dei secoli gli armeni hanno creato i loro capolavori durante i rari periodi di pace e di relativa prosperità. Solo a Yerevan ci sono più di 40 musei e gallerie di belle arti!

Oppure l’ultimo viaggio di fine 2014 dopo essere stato per quasi 20 giorni nella gelida Russia da Kazan a Mosca e poi ancora a San Pietroburgo sono passato dai -30 gradi della Federazione Russa ai +28 gradi di Fuerteventura alle Isole Canarie.
Uno sbaldo termico di quasi 60 gradi nel giro di qualche ora e per fortuna senza prendere il raffreddore !:-)
Ma la differenza non è stata soltanto climatica ma anche sotto tutti i punti d vista.
Dalla “Venezia del Nord” per le somiglianze geografiche, strutturali e architettoniche di San Pietroburgo nonchè uno dei principali centri culturali d’Europa alle Isole Canarie dove praticamente ho trovato l’esatto contrario ovvero un’isola privata di monumenti e storia ma dall’altra parte compensava con un mare da favola che non ha nulla da invidiare a nessuna altra spiaggia al mondo e dove ho avuto la possibilità di fare il bagno perfino a Capodanno.

2014 volte grazie … Vueling Airlines

Giuseppe Spitaleri.

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VIDEO – Viaggio verso il parco memoriale Potocari (8372) di Srebrenica – ESTATE 2011

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Srebrenica (in serbo: Сребреница ˈsrêbrenit͡sa) è una città e un comune nella parte orientale della Bosnia-Erzegovina appartenente all’entità della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (Republika Srpska).
Srebrenica è il più grande massacro avvenuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, e rappresenta la vittoria dei nazionalisti e la sconfitta delle Nazioni Unite. All’epoca, l’incaricato per i diritti umani dell’ONU Mazowiecki definì l’azione serba “una violazione molto seria e su scala enorme dei diritti umani, descrivibile solo con la parola barbarie: attacchi alla popolazione civile, uccisioni e stupri”. La città di Srebrenica svuotata dei propri abitanti viene presa d’assalto da famiglie serbo-bosniache, quasi tutte profughe a loro volta che alterarono la composizione e la cifra etnica della cittadina. Le autorità serbo-bosniache e jugoslave inizialmente avevano negato quanto accaduto. Fino ad oggi circa migliaia e migliaia di vittime sono state ritrovate tra i boschi e i vicini comuni. Uno sterminato cimitero musulmano e un maestoso monumento alla memoria, presso Srebrenica, inaugurato nel 2003, ne ha sepolti 8372 mentre tanti altri corpi esumati aspettano ancora i risultati per essere ufficialmente identificati. I responsabili della strage negli anni successivi al compimento del genocidio fecero di tutto per nascondere le prove, svuotando molte fosse originarie e riseppellendo i cadaveri frazionati in più fosse disseminate in un arco di cinquanta km da Srebrenica.
Il Massacro fu considerato crimine di guerra, per il quale furono perseguiti sia Ratko Mladić, arrestato lo scorso 26 maggio dopo una lunga latitanza, che Željko Ražnatović, meglio conosciuto come Arkan, sanguinario esecutore di genocidi e pulizie etniche nei Balcani. La giustizia non fece in tempo a fare il suo corso: Arkan fu assassinato nel 2000.
Ci sono ancora dei misteri irrisolti intorno alla carneficina, dalle cause effettive dell’esplosione di violenza al mancato intervento dei Caschi blu dell’ONU, che detenevano la sovranità militare del territorio di Srebrenica.


 

Srebrenica, 12 luglio 1995. Le truppe serbe entrano a Potocari, un villaggio a sei chilometri da Srebrenica, dove le truppe dell’Onu hanno il loro quartier generale. Il comandante dei caschi blu ha ottenuto da Mladic l’assicurazione che donne, vecchi e bambini saranno evacuati nel territorio sotto il controllo dei musulmani. Nel primo pomeriggio arrivano a Potocari 40-50 veicoli, tra furgoni, camion e jeep, su cui viene caricato un primo contingente di persone. Mladic si fa vedere sulla scena dai giornalisti, che osservano i soldati serbi mentre distribuiscono acqua e pane agli sfollati e gettano dolci ai bambini. “Non abbiate paura – dice Mladic davanti alle telecamere. – State calmi, calmi. Lasciate che donne e bambini vadano per primi. Verranno tanti autobus. Non abbandonatevi al panico. State attenti che nessuno dei bambini si perda. Non abbiate paura. Nessuno vi farà del male”.

Ratko Mladic dopo l’arresto, avvenuto il 26 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza (ilmessaggero.it)

Intanto a New York il Consiglio di sicurezza dell’Onu adotta all’unanimità una risoluzione per chiedere “l’immediata cessazione dell’offensiva dei serbi bosniaci e il loro ritiro dalla zona di protezione di Srebrenica”. Una pronuncia formale, che non avrà alcun effetto. Sul calar della notte, i serbi raccolgono a Potocari gli uomini che sono riusciti a rastrellare in un edificio di fronte all’accampamento dell’Onu, noto come “casa bianca”. Alcuni di loro vengono uccisi sul posto, mentre la maggioranza viene trasportata a Bratunac, dove viene sottoposta a sevizie, prima di essere trucidata. Il 13 luglio inizia la grande mattanza in un’atmosfera di esaltazione collettiva, come sarà testimoniato dagli appartenenti a un convoglio dell’Agenzia Onu per i rifugiati, che vedono i serbi bosniaci, molti dei quali ubriachi, festeggiare nelle strade. Nei quattro giorni successivi le uccisioni di massa continuano senza tregua, con ogni tipo di arma, anche con granate.

Boutros Boutros-Ghali, segretario generale Onu dal 1992 al 1996. La comunità internazionale non impedì la strage di Srebrenica (agenziastampaitalia.it)

Per quanto già il 13 luglio le notizie che qualcosa di terribile sta accadendo a Bratunac comincino a raggiungere i vertici delle Nazioni Unite, Jasushi Akashi – rappresentante speciale del segretario Boutros-Ghali – chiede che non vengano rese pubbliche, per non mettere in pericolo gli osservatori militari dell’Onu ancora a Srebrenica. Solo il 16 e il 17 luglio, quando i giornalisti intervistano i primi fuggiaschi all’aeroporto di Tuzla e i caschi blu rimpatriati attraverso Zagabria, cominciano a trapelare le prime informazioni sul massacro. Uno degli uomini dell’Onu racconterà: “La stagione di caccia è al culmine… presi al bersaglio non sono solo gli uomini al servizio del governo bosniaco… ma anche donne, pure quelle incinte, bambini e vecchi… su alcuni si spara o li si ferisce, ad altri vengono tagliate le orecchie e alcune donne sono state stuprate”.

Il 16 luglio sul tardi e nelle prime ore del 17 luglio una colonna di uomini e ragazzi fuggiti attraverso i boschi raggiunge dopo sei giorni di marcia il territorio controllato dal governo di Sarajevo. Di 15mila, quanti erano partiti, ne sono rimasti vivi tra i 4500 e i 6000.


 

 

(Fonte Wikipedia)

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VIDEO – Visoko (Bosnia Erzegovina) in Europa si trovano delle piramidi! – ESTATE 2011

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Visoko è una città nella Bosnia-Erzegovina centrale che conta circa 17.000 abitanti. Si trova sulla strada che unisce Zenica a Sarajevo, sulle sponde del fiume Bosna, alla confluenza con il Fojnicka. La regione circostante la città conta circa 46.000 abitanti; amministrativamente fa parte del Cantone di Zenica-Doboj della Federazione di Bosnia-Erzegovina.
Sembra incredibile ma ancora una volta la storia intorno alla piramidi è avvolta da misteri e da scoperte sensazionali.

Forse saprete già come le costruzioni piramidali non coinvolgono solo l’Egitto, ma diverse località sparse nel mondo, ora però, in base alle ultime scoperte l’attenzione si sposta in Bosnia a 50 km da Sarajevo più precisamente a Visoko.

Qui l’archeologo bosniaco-americano S. Osmanagich, dopo aver studiato a lungo le piramidi dell’America Latina, si rese conto che alcune colline potevano celare le vestigia di una struttura piramidale, così nel 1995 incominciò a compiere scavi di verifica.

Le ipotesi, sulla possibilità dell’esistenza di queste piramidi,da parte di Osmanagich, ha incuriosito anche la N.A.S.A., che ha dato il via a riprese satellitari.

Le analisi spettrali e i telerilevamenti morfologici hanno stabilito che si tratta proprio di tre piramidi, le cui linee di congiunzione creano un triangolo equilatero perfetto con angoli di 60°.

Sotto la vegetazione, dunque è lecito pensare che vi si nascondano proprio le più imponenti piramidi del mondo, orientate verso i punti cardinali (come per le piramidi egiziane) e con inclinazione di 45° esatti.

La più  grande delle tre, denominata dal team di ricercatori di Osmanagich “La piramide del Sole”, infatti , raggiunge l’altezza di 220 m contro i 147 di quella di Cheope, seguono ai due lati due più piccole, denominate rispettivamente la “piramide del Dragone” e la ” piramide della Luna”,

quest’ultima è al momento in fase di dissotterramento

(Fonte Wikipedia)

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he term Bosnian pyramids has been used for a cluster of natural geological formations sometimes known as flatirons near the Bosnian town of Visoko, northwest of Sarajevo. The hill named Visočica became the focus of international attention in October 2005 following a news-media campaign promoting the idea that they are human-made and the largest ancient pyramids on Earth.

In analysing the site, its known history, and the excavations; geologists, archeologists, and other scientists have concluded that they are natural formations and that there are no signs of human building involved.Additionally, scientists have criticised the Bosnian authorities for supporting the pyramid claim saying, “This scheme is a cruel hoax on an unsuspecting public and has no place in the world of genuine science.”

The 213-metre (699 ft) Visočica hill, upon which the Old town of Visoki was once sited, is roughly pyramid-shaped. The idea that it constitutes an ancient artificial edifice was publicised by Bosnian author and metalworker Semir Osmanagić. His subsequent excavations at the site have uncovered what he claims to be a paved entrance plateau and tunnels, as well as stone blocks and ancient mortar which he has suggested once covered the structure. Osmanagić has claimed that the dig involved an international team of archaeologists from Australia, Austria, Ireland, Scotland and Slovenia. However, many archaeologists he named have stated they had not agreed to participate and were never at the site. The dig began in April 2006, and has involved reshaping the hill to make it look like a Mayan step pyramid.
Osmanagić estimates that the Sun pyramid stands 722 feet (220 m) high (or, depending upon the report, either 230 feet (70 m) high or 328 feet (100 m) high). If it is 722 feet, it would be one third taller than the Great Pyramid of Giza, making it the largest pyramidal structure on Earth.

The current target of the project is to complete excavation by 2012. This is in order to “break a cloud of negative energy, allowing the Earth to receive cosmic energy from the centre of the galaxy” according to Osmanagić, who also hopes that it will be listed as UNESCO World Heritage Site.

In October 2011 a Sarajevo court ended a four year court case by giving permission for further investigation of Visočica hill.

(Fonte Wikipedia)

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VIDEO – Medjugorje e Cascate Kravice (Bosnia Erzegovina) – ESTATE 2011

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MADONNA DI MEDJUGORJE

Međugorje, scritto anche Medjugorje, è una piccola località del comune di Čitluk, oggi parte del cantone dell’Erzegovina-Narenta, della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, in Bosnia ed Erzegovina.

Il paese si trova ad un’altitudine di circa 200 metri sopra il livello del mare ed è situato alla base di due colline, il Križevac ed il Podbrdo (il nome Međugorje significa proprio “fra i monti”). Il clima è tipicamente mediterraneo.

I suoi cittadini sono prevalentemente di etnia croata e la religione professata dagli abitanti è quella cattolica. La parrocchia di Medjugorie ha competenza anche per i villaggi di Bijakovići, Vionica, Miletina e Šurmanci. Il suo patrono è san Giacomo.

Questa località è diventata celebre nel mondo perché, il 24 giugno del 1981, Vicka Ivanković, Mirijana Dragičević, Marija Pavlović, Ivan Dragičević, Ivanka Ivanković e Jakov Čolo (che allora avevano tra 10 e 16 anni, oggi sono tutti adulti, padri e madri di famiglia) affermano di ricevere apparizioni della Vergine Maria, che si presenterebbe con il titolo di “Regina della Pace” (Kraljica Mira). Per questo motivo Međugorje è divenuta oggi una famosa meta di numerosi pellegrinaggi.

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CASCATE KRAVICE

ra gli elementi naturalistici più affascinanti della regione, spiccano le spumeggianti cascate di Kravice, a circa 40 km da Mostar. Le acque del fiume Trebižat si ramificano, cadendo da pareti di tufo ad un’altezza di 30 metri, e formano un anfiteatro naturale largo 150 metri, allestendo uno spettacolo che ricorda, seppure in dimensioni ridotte, quello delle imponenti cascate del Niagara.

Frequentato nella stagione estiva soprattutto da appassionati di rafting e dagli abitanti locali, è il luogo ideale per tutti coloro che cercano relax e divertimento stando immersi in un ambiente incontaminato, accompagnati dal suono costante delle cascate in sottofondo. Nei pressi delle cascate si trovano anche una piccola grotta, in cui si possono ammirare stalattiti formate da carbonato di calcio, un antico mulino e un vascello.

Il fiume Trebižat consente, inoltre, piacevoli gite in canoa, organizzate da esperti operatori locali, con percorsi fluviali di 10 km. Un’esperienza davvero imperdibile, in cui i ritmi frenetici della vita quotidiana sembrano solo un ricordo lontano.

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Međugorje or Medjugorje (Croatian pronunciation: [medʑuɡoːrje]) is a town located in western Bosnia and Herzegovina, in the Herzegovina region around 25 km (16 mi) southwest of Mostar and close to the border of Croatia. The town is part of the municipality of Čitluk. Since 1981, it has become a popular site of religious pilgrimage due to reports of apparitions of the Virgin Mary to six local Catholics.

The name Međugorje literally means “an area between mountains”. At an altitude of 200 m (660 ft) above sea level it has a mild Mediterranean climate. The town consists of an ethnically-homogeneous Croat population of over 4,000. The Roman Catholic parish (local administrative and religious area) consists of five neighbouring villages, Međugorje, Bijakovići, Vionica, Miletina and Šurmanci.

Following reports of apparitions, successive bishops of Mostar ruled the claims groundless. In March 2010, in view of continued public interest, the Holy See announced that the Congregation for the Doctrine of the Faith was forming an investigative commission, composed of bishops, theologians, and other experts, under the leadership of Cardinal Camillo Ruini, the Pope’s former Vicar General for the Diocese of Rome.

Kravice is a waterfall on the Trebižat River in Bosnia and Herzegovina. It is ten kilometers south of Ljubuški and forty kilometers south of Mostar. Its height is between 25 meters and the radius of the lake in the base of the waterfall is 120 meters. Kravice is a popular swimming and picnic area and, during the summer, it is frequently visited by tourists from Mostar, Medjugorje and Dubrovnik.

The Kravice Falls area also has a little cafe, a rope swing, a picnic area, and a place to camp. The best time of year for visiting is during the springtime when the fall is at its fullest and the arid landscape turns a bright green. During the high season, various restaurants in the vicinity of the waterfalls mostly offer grilled dishes and fish specialties. Near the Kravice Falls is also a small grotto with stalactites made of calcium carbonate, an old mill and a sailing ship.

(Fonte Wikipedia)

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog "I VIAGGI DI SPEEDY". Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato "de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

VIDEO – Mostar (Bosnia Erzegovina) e il suo ponte – ESTATE 2011

Video


Fondata nel tardo XV secolo dai turchi ottomani, Mostar era il centro amministrativo dell’impero nella regione dell’Erzegovina. L’Impero Austro-Ungarico annesse Mostar nel 1878. Dopo la I guerra mondiale la città a partire del 29 ottobre 1918 divenne parte dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi (DSHS), con la capitale a Zagabria, e quando questo il 1º dicembre 1918 fu unito al Regno di Serbia, fu formato un nuovo stato unitario, detto Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni (KSHS), denominato più tardi Regno di Jugoslavia. Durante la seconda guerra mondiale la città fece parte, come il resto dei territori dell’attuale Bosnia-Erzegovina, dello Stato Indipendente di Croazia, controllato dai nazifascisti.

Dopo la seconda guerra mondiale la città entrò a far parte della Repubblica Popolare di Bosnia ed Erzegovina, che fu una delle sei repubbliche che componevano la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. In quegli anni furono costruite varie dighe per sfruttare l’energia idroelettrica della Narenta.

Tra il 1992 e 1993, dopo che la Bosnia ed Erzegovina in seguito ad un referendum popolare in base all’allora vigente Costituzione della Jugoslavia di Tito dichiarò l’indipendenza, la città fu soggetta ai bombardamenti e ad un assedio lungo nove mesi.

Le truppe serbe e montenegrine, appoggiate dall’Esercito Popolare Jugoslavo (JNA), bombardarono per la prima volta Mostar il 3 aprile 1992 e nelle settimane successive presero il controllo di gran parte della città. Oltre a causare immense sofferenze alle popolazioni locali, i tiri d’artiglieria danneggiarono o distrussero diversi bersagli civili. Tra questi ci furono un monastero cattolico, quello dei francescani, OFM, la locale cattedrale cattolica della Beata Vergine, Madre della Chiesa, il palazzo del vescovo cattolico con l’annessa biblioteca di 50.000 volumi, come pure vari luoghi di culto musulmani (la moschea di Karadžoz-beg, quella di Roznamed-ij-Ibrahim-efendija e dodici altre).

Pochi giorni dopo l’attacco subito, l’8 aprile, i croati d’Erzegovina insieme ai bosniaci musulmani formarono il Consiglio di Difesa Croato (Hrvatsko Vijeće Obrane, HVO) per affrontare le truppe serbe e montenegrine e l’Esercito Popolare Jugoslavo. Più tardi, in quello stesso anno venne fondato a Mostar pure il IV Corpo dell’Esercito della Bosnia ed Erzegovina (Armija Bosne i Hercegovine), principale formazione militare dei bosniaci musulmani.

Il 12 giugno le forze dell’HVO, assieme a formazioni più piccole composte da bosniaci, ammassarono abbastanza uomini e armi da costringere le truppe serbe e montenegrine e quelle del JNA a uscire da Mostar. Durante l’assedio che ne seguì, la città continuò ad essere bombardata da postazioni sulle montagne ad est, rimaste in mano delle truppe serbe e montenegrine e del JNA.
Monumento Nacional – Muslibegovica House

Nel 1993, i croati bosniaci e i bosniaci musulmani cominciarono una lunga lotta per il controllo di Mostar. I croati lanciarono un’offensiva il 9 maggio durante la quale bombardarono senza tregua il quartiere musulmano, riducendolo in gran parte in rovina, comprese numerose moschee e case del periodo ottomano. Durante la guerra i croati crearono dei campi di concentramento per i musulmani e lo stesso fecero i musulmani per i croati.

Il ponte di pietra del XVI secolo fu distrutto il 9 novembre dal fuoco di un mortaio croato. Nel 2004 ne è stata completata la ricostruzione, contestuale al recupero dell’intera città vecchia, che è stata iscritta dall’UNESCO nella lista dei siti dichiarati Patrimonio dell’umanità.

Un cessate il fuoco fu firmato il 25 febbraio 1994. La città rimase divisa tra croati e bosniaci, e solo nel 1996 fu ristabilita la libera circolazione da una parte all’altra della città.
Ponte Storto (Kriva Ćuprija) (1558)

(Fonte Wikipedia)

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Mostar is a city and municipality in Bosnia and Herzegovina, the largest and one of the most important cities in the Herzegovina region and the center of the Herzegovina-Neretva Canton of the Federation. Mostar is situated on the Neretva river and is the fifth-largest city in the country. Mostar was named after the bridge keepers (natively: mostari) who in the medieval times guarded the Stari Most (Old Bridge) over Neretva river. The Old Bridge, built by the Ottomans in the 16th century, is one of the city’s most recognizable landmarks.

Stari Most (English: Old Bridge) is a 16th century Ottoman bridge in the city of Mostar, Bosnia and Herzegovina that crosses the river Neretva and connects two parts of the city. The Old Bridge stood for 427 years, until it was destroyed on November 9, 1993 during the Croat-Bosniak War. Subsequently, a project was set in motion to reconstruct it, and the rebuilt bridge opened on July 23, 2004.

(Fonte Wikipedia)

 

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