Nino Graziano allo speciale di Porta a Porta del 15 gennaio 2016

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Nino Graziano è uno dei simboli dell’imprenditoria e della buona cucina della mia cara Sicilia e Italia! Fino al 2005 chef del Mulinazzo a Bolognetta (PA) nonchè unico bistellato siciliano e primo ristorante dell’isola a conquistare la stella Michelin, chiude bottega e parte per la gelida Russia precisamente nella sua capitale Mosca. La nuova avventura si chiama “Semifreddo” ristorante italiano già avviato che diventa presto sotto la guida di Nino Graziano, avamposto della cucina italiana nella gelida Russia dove tanti personaggi famosi e capi di stato si sono seduti a degustare e deliziare il palato con le loro portate.

Non contento di tanto successo si è impegnato a realizzare “la Bottega Siciliana” nel posto più bello di Mosca, in pieno centro, nella piazza del teatro Bolshoi all’angolo che svolta verso la Piazza Rossa e il Cremlino. Inoltre sempre a Mosca da realizzato dodici ristoranti Academiya, due Café Il Giorno, un bar Klava, dove con prezzi abbordabili si mangia una buona cucina italiana con inserimenti internazionali, si beve, si sta in compagnia.

Nel mese di dicembre presso il ristorante “Semifreddo” sono stati a cena Bruno Vespa e Al Bano e proprio questa sera 15 gennaio 2016 in prima serata a Porta a Porta su Raiuno verranno trasmesse le immagini di quell’incontro con un’edizione speciale dalle ore 21.10 con il titolo “Dalla Russia con Al Bano”.

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Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog "I VIAGGI DI SPEEDY". Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato "de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

27 gennaio: Il giorno della memoria! Foto e video dei campi di concentramento Auschwitz e Birkenau

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Il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio perché in questa data che le forze alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno!! E’ una ricorrenza internazionale celebrata ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto.

Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque Paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim valgono di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui ha visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai”.

Con queste parole Primo Levi si rivolge a coloro i quali decidono di recarsi in un campo di sterminio nazista. Un posto in cui bisognerebbe andare, almeno una volta nella vita, per vedere con i propri occhi ciò che è stato, per riflettere, per non dimenticare mai.

Un viaggio nella memoria dunque, tra luoghi intrisi di dolore e sofferenza, in cui l’aria è satura di morte, dove la crudeltà umana spinta a livelli inimmaginabili ha annientato giovani, vecchi, donne, bambini senza pietà alcuna.


 

Campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau (Video)




 

Campi di concentramento di Auschwitz (Foto)

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Il book fotografico del campo concentramento di Auschwitz (Polonia)

Il campo di concentramento di Auschwitz fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia. Facevano parte del complesso anche il campo di sterminio di Birkenau, situato a Birkenau (in polacco Brzezinka), il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, (in polacco Monowice) ed i restanti 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione tedesca della Polonia.

Il complesso dei campi di Auschwitz svolse un ruolo fondamentale nei progetti di “soluzione finale del problema ebraico” – eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei (nel campo, tuttavia, trovarono la morte anche molte altre categorie di internati) – divenendo rapidamente il più grande ed efficiente centro di sterminio nazista. Auschwitz, nell’immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager.

Dal 1979, ciò che resta di quel luogo è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO ed è visitabile dal pubblico.

Il complesso

Facevano parte del complesso tre campi principali e 45 sottocampi. L’area di interesse del campo (Interessengebiet), con sempre nuove espropriazioni forzate e demolizioni delle proprietà degli abitanti residenti, arrivò a ricoprire, dal dicembre 1941, la superficie complessiva di circa 40 chilometri quadrati. All’interno di questa superficie avevano sede anche alcune aziende modello, agricole e di allevamento, volute personalmente da Hitler, nelle quali i deportati venivano sfruttati come schiavi.

Auschwitz

Era un Konzentrationslager (campo di concentramento). È stato reso operativo dal 14 giugno 1940 e centro amministrativo dell’intero complesso. Il numero di prigionieri rinchiusi costantemente in questo campo fluttuò tra le 15.000 e le oltre 20.000 unità. Qui furono uccise, nella camera a gas ricavata nell’obitorio del Crematorio N.1, o morirono a causa delle impossibili condizioni di lavoro, di esecuzioni, per percosse, torture, malattie, fame, criminali esperimenti medici, circa 70.000 persone, per lo più intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici. Nei sotterranei del Block 11 di Auschwitz, la prigione del campo, il 3 settembre 1941 venne sperimentato per la prima volta dal vicecomandante del campo Karl Fritzsch, per l’uccisione di 850 prigionieri, il gas Zyklon B, normalmente usato come antiparassitario, poi impiegato su vasta scala per il genocidio ebraico.

Auschwitz, che servì come centro amministrativo per l’intero complesso, fu fondato il 20 maggio 1940 convertendo delle vecchie caserme dell’esercito polacco in un campo di concentramento e campo di lavoro. Un gruppo di 728 prigionieri politici polacchi provenienti da Tarnów furono i primi deportati ad Auschwitz il 14 giugno 1940 e lavorarono come manovali al riadattamento delle caserme, danneggiate dai bombardamenti[7] e alla costruzione delle recinzioni perimetrali.

Inizialmente gli internati furono intellettuali e membri della resistenza polacca; più tardi vi furono deportati anche prigionieri di guerra sovietici, criminali comuni tedeschi, prigionieri politici ed “elementi asociali” come mendicanti, prostitute, omosessuali ed ebrei. Normalmente vi erano detenute dalle 13.000 alle 16.000 persone ma nel 1942 si raggiunse la cifra di 20.000 detenuti.

Sopra il cancello di ingresso si trovava la cinica scritta Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi). Sembra che la scritta sia stata ideata dall’SS-Sturmbannführer Rudolph Höss, primo comandante responsabile del campo e sembra anche che il fabbro che costruì la scritta, un dissidente politico polacco di nome Jan Liwackz (detenuto con numero di matricola 1010), l’abbia fatta appositamente saldando la lettera “B” al contrario come segno di protesta in quanto conscio di quale sarebbe stata la vera funzione del campo di Auschwitz, un gesto che gli sarebbe potuto costare la vita (a tal proposito, sembra che lo stesso fabbro, sopravvissuto all’Olocausto, quando il campo fu liberato dall’Armata Rossa, chiese di riavere l’insegna in quanto, essendo stata realizzata da lui, “gli apparteneva”, cosa che non avvenne dato che, ormai, la scritta apparteneva alla storia). I prigionieri che lasciavano il campo per recarsi al lavoro, o che vi rientravano, erano costretti a sfilare sotto questo cancello, accompagnati dal suono di marce marziali eseguite da una orchestra di deportati appositamente costituita. Contrariamente a quanto rappresentato in alcuni film, la maggior parte dei prigionieri ebrei non era detenuta nel campo di Auschwitz e quindi non passava per questo cancello.

Le SS selezionarono alcuni prigionieri, spesso criminali comuni di origine tedesca o ariana (e quindi appartenenti alla “razza superiore”), come supervisori per gli altri detenuti. Tali supervisori, chiamati Kapo, si macchiarono, nella maggior parte dei casi, di orrendi crimini abusando del proprio potere e divenendo così complici dei propri carnefici.

Gli internati vivevano in baracche chiamate Block dotate di letti a castello a tre piani di tipo militare; le condizioni di sovraffollamento delle baracche, spesso utilizzate al doppio della capienza massima, costringevano i prigionieri a dividere un pagliericcio in due o più favorendo la trasmissione di parassiti e germi, che aumentavano le già elevate possibilità di infezioni e malattie.

Gli ebrei, nella scala sociale del campo, erano all’ultimo posto e ricevevano il peggior trattamento. Tutti gli internati avevano l’obbligo di lavorare (quelli inabili al lavoro venivano invece uccisi subito, appena arrivati nel campo); gli orari variavano a seconda delle stagioni ma si assestavano su di una media di 10-11 ore di lavoro giornaliero. Una domenica ogni due, tranne per chi lavorava presso aziende belliche che funzionavano a ciclo continuo, era considerata giorno festivo e dedita ai lavori di pulizia e manutenzione del campo e all’igiene personale dei detenuti. Le disumane condizioni di lavoro, le scarse razioni di cibo e le condizioni igieniche pressoché inesistenti portavano rapidamente i detenuti alla morte.

La liberazione del campo

Il 27 gennaio 1945 il campo fu liberato dalle truppe sovietiche durante la loro rapida avanzata invernale dalla Vistola all’Oder. Il primo reparto che entrò nel campo faceva parte della LX Armata del generale Kurockin del 1° Fronte Ucraino del maresciallo Ivan Konev[18]. Furono trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita. Inoltre, furono trovati migliaia di indumenti abbandonati, oggetti vari che possedevano i prigionieri prima di entrare nel campo e otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto.

L’ingresso del campo principale sormontato dall’insegna che recita “il lavoro rende liberi”
Auschwitz non fu tuttavia il primo campo di sterminio a essere scoperto: in realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi come quello di Chełmno e quello di Bełżec ma questi, essendo di sterminio e non di concentramento, erano vere e proprie fabbriche di morte dove i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo poche unità speciali.


Campi di concentramento di Birkenau (Foto)

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Il book fotografico del campo concentramento di Birkenau (Polonia)

Il campo di sterminio di Birkenau fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia. Facevano parte del complesso, oltre al campo di Birkenau e quello principale di Auschwitz, anche il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, (pol. Monowice) ed altri 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione nazista della Polonia.

Il campo

Era il Vernichtungslager (campo di sterminio) del complesso. Era l’immenso lager nel quale persero la vita oltre un milione e centomila persone, in stragrande maggioranza ebrei, russi, polacchi e zingari. Le vittime erano condotte alle camere a gas immediatamente dopo la tipica selezione degli inabili al lavoro agli arrivi dei convogli.

Birkenau era inoltre il più esteso Konzentrationslager dell’intero universo concentrazionario nazista e arrivò a contare fino a oltre 100.000 prigionieri contemporaneamente presenti. Era dotato di quattro grandi Crematori e di «Roghi», fosse ardenti ininterrottamente giorno e notte, usate per l’eccedenza delle vittime che non si riusciva a smaltire nonostante le pur notevoli capacità distruttive delle installazioni di sterminio. Gli internati, reclusi separatamente in diversi settori maschili e femminili, erano utilizzati per il lavoro coatto o vi risiedevano temporaneamente in attesa di trasferimento verso altri campi. Il campo, situato nell’omonimo villaggio di Brzezinka, distava circa tre chilometri dal campo principale e fu operativo dall’8 ottobre 1941.

Birkenau fu concepito inizialmente, secondo i piani di Himmler del marzo 1941, come campo per i prigionieri di guerra russi. Il campo di Birkenau fu il principale campo di sterminio del complesso concentrazionario di Auschwitz. Qui furono imprigionate parecchie centinaia di migliaia di deportati, in diversi sotto-campo, e trovarono la morte circa 1,1 milioni di persone.

Il complesso di Birkenau divenne operativo il 7 ottobre 1941, inizialmente appunto come campo per i prigionieri di guerra russi catturati in grande numero durante le prime fasi dell’invasione tedesca. Degli oltre 13.000 deportati russi di questi primi trasporti solo 92 erano ancora vivi il 27 gennaio 1945 alla liberazione del campo.

Il campo fu installato presso la cittadina a Brzezinka (in tedesco Birkenau), a circa 3 km dal campo Auschwitz. Il luogo fu selezionato per la vicinanza della linea ferroviaria che avrebbe semplificato le operazioni logistiche per le previste grandi deportazioni successive. Successivamente il campo fu utilizzato come strumento principale di sterminio nel contesto della tristemente famosa soluzione finale della questione ebraica.

Quando il campo fu costruito, furono distrutte le abitazioni di alcuni abitanti del luogo per ricavarne materiale da costruzione. Le dimensioni del campo erano di circa 2,5 km per 2 km ed era circondato da filo spinato elettrificato usato da alcuni prigionieri, stremati dalla impossibili condizioni di vita – addirittura peggiori di quelle di Auschwitz e di Monowitz -, per suicidarsi (nel gergo del campo: «andare al filo»). Il modo migliore per percepire l’impressionante vastità del campo di sterminio è quello di fare a piedi il percorso che dall’ingresso principale e costeggiando per più di un Km i binari ferroviari porta fino al monumento alla memoria delle vittime, posto nella zona dei crematori. Voltandosi indietro si vede appena in lontananza la costruzione dell’ingresso.




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Tiraspol/Тира́споль (Transnistria o Repubblica Moldava di Pridniestrov – Приднестровская Молдавская Республика) 2015 – Cosa vedere, storia, foto e video

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Ci siamo lasciati a Odessa (Ucraina) …

Dopo 3 giorni in questo bellissimo gioiellino del Mar Nero è arrivato il tempo di intraprendere un’avventura nell’avventura: da Odessa (Ucraina) mi trasferirò a Tiraspol nello stato fantasma della Transnistria. Non trascurando sempre il fatto che sarò in viaggio completamente solo e in uno stato non ricosciuto da nessuno, tenterò di raggiungere Tiraspol tra mille vicissitudini e mille pericoli.

 

L’avventura da Odessa/Одеса (Ucraina) a Tiraspol/Тира́споль (Transnistria) – Foto e Video

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Il Book fotografico di Tiraspol (Transnistria) 2015

Ore 12:00 stazione centrale di Odessa: chiedo le prime informazioni su come arrivare a Tiraspol in Transnistria!! L’unico treno che collega le due città è un treno nel pomeriggio verso le 17:00/18:00 ma visto l’orario e visto che è una soluzione molto semplice e lineare, preferisco complicarmi un pò la vita e decido un percorso alternativo! 🙂
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Mi reco alla stazione degli autobus proprio accanto alla stazione ferroviaria al mercato Pryvoz e con un pò di inglese e un pò di russo percepisco subito che non sarà un viaggio molto facile e tranquillo! Devo prendere un autobus urbano per 7/8 km che mi porterà poco fuori Odessa per poi prendere un minibus che in 90 minuti circa mi porterà proprio alla fantomatica dogana tra Ucraina e Transnistria!
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Inizio l’avventura e prendo il bus urbano consigliato da un autista! Come si può percepire dalla foto sottostante non godo poi di un trattamento di prima classe con aria condizionata! 🙂 Sul bus si muore dal caldo e vi assicuro che l’odore non è poi così gradevole! Parlo con l’autista e mi tranquillizza facendomi capire che sarà lui a chiamarmi quando sarà la mia fermata e realmente dopo un 15 minuti sento un grido dal fondo dell’autobus “italiansky italiansky italiansky” raccolgo di fretta tutti i miei bagagli e scendo subito da bus!tiraspol_transnistria_www.giuseppespitaleri.com_001_012Mi ritrovo nel bel mezzo del nulla e le facce che vedo attorno non sono proprio il massimo! A 300 metri vedo una stazione di benzina dove c’è un minibus fermo e intuisco che sarà quello il mezzo con cui raggiungerò la dogana … ma non appena faccio 50 metri mi ritrovo attorno 5/6 zingarelle che mi fanno capire che vogliono qualcosa: tolgo i soldi che mi serviranno per il bus e gli mollo le ultime 40/50 grivna che ho in tasca e mi lasciano andare! Arrivato alla stazione di rifornimento faccio il biglietto per il minibus, parlo con l’autista per chiedere se è possibile sedermi nel posto accanto a lui per poter fare qualche video e ci incamminiamo verso la dagana.

90 minuti e arrivo finalmente alla dogana Ucraina! La fila per le autovetture è di circa 400/500 metri ma io devo attraversare la dogana a piedi e quindi a poco a poco le supero tutte e solo adesso inizio a fare la fila pedonale per il controllo passaporti in uscita dall’Ucraina. Finalmente arriva il mio turno e la polizia di frontiera mi applica il timbro di uscita e proseguo avanti.

La fila di attesa dei controlli per l'uscita dall'Ucraina

La fila di attesa dei controlli per l’uscita dall’Ucraina

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Adesso sono esattamente in un’area internazionale! Sono appena uscito dall’Ucraina e a 300 metri vedo l’avamposto della Transnistria! Le due nazioni sono separate da un ponte dove passa un piccolo fiumiciattolo che ne determina il confine geografico. Sotto un sole cocente a poco a poco e carico come un mulo arrivo in prossimità dei controlli di frontiera per entrare in Transnistria.
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Prima di passare i lunghi controlli vedo che stranamente anche qui è presente un duty free: incuriosito entro dentro ed esclamo subito “Perchè non sono venuto in macchina così potevo fare una scorta da portare in Italia?” 🙂 Sigarette Pall Mall a 0,75€, Sambuca di Sicilia misteriosamente costa ancora meglio rispetto la mia Sicilia a 4,30 €, la vodka a 2,50€ a bottiglia, ecc ecc!  Benvenuto nel paese dei balocchi: prendo solo due bottiglie di vodka, pago e mi dirigo verso la dogana.
tiraspol_transnistria_www.giuseppespitaleri.com_001_022 tiraspol_transnistria_www.giuseppespitaleri.com_001_021 tiraspol_transnistria_www.giuseppespitaleri.com_001_020Nell’attesa in dogana, la polizia si avvicina e mi passa un foglio da compilare: la carta di migrazione che mi servirà come foglio complementare da portare sempre con il passaporto per tutta la durata del viaggio e che dovrà essere riconsegnata all’uscita dalla Transnistria. Compilo tutto e non appena arriva il mio turno inizia l’interrogatorio della polizia in un inglese maccheronico!
Cosa fai qui? Di Dove sei? Qual è lo scopro del tuo viaggio? Sei mai stato qui? Sei un giornalista? ecc ecc … inizio a rispondere alle domande e nel frattempo il poliziotto inizia a sfogliare il mio passaporto … forte dei miei 2 visti russi, 2 visti bielorussi e molteplici timbri dell’est Europa mi lascia andare dopo qualche minuto e così finalmente posso dire di essere in Transnistria.
tiraspol_transnistria_www.giuseppespitaleri.com_001_024Adesso sono finalmente in terra di Transnistria e il peggio sembra già tutto alle spalle…ma scoprirò ben presto che non è così! A 5 minuti di cammino vedo un piccolo spiazzale dove parte un minibus che mi porterà alla mia destinazione e in prossimità di quest’ultimo mi rendo di non aver in tasca nessuna grivnia o euro! Come mia consuetudine fare appena arrivo in una nuova nazione dove non hanno l’euro vado subito al bancomat e prelevo un quantitativo qualsiasi di moneta locale che mi permetta di vivere per tutta la durata del viaggio…ma ben presto capisco subito che in questo fantomatico stato con il suo rublo transnistriano gli sportelli bancomat non sono molto in uso e quei pochi che ci sono non accettano i nostri circuiti (Visa, Mastercard, Maestro, ecc) ma accettano solo il loro circuito interno! Ovviamente: che tasso di conversione dovrebbe applicare la mia banca italiana per una moneta che in teoria non esiste!?!?!? 🙂 🙂 🙂 Non so se ridere o piangere! 🙂 Mi trovo in una delle zone più pericolose d’Europa, non riconosciuta dall’Italia, materialmente senza un centesimo in tasca e non so come andare a Tiraspol: capisco subito di essere nella merda! 🙂

Vado a vedere quanto costa il biglietto del bus e la signorina della biglietteria mi risponde 20 rubli e facendo un breve calcolo che 1€ = 15,5 rubli … significa circa 1,30 € ! Allora forse sono salvo!! Mi ricordo che dovrei avere 2€ da qualche parte nel mio zaino tra la mia attrezzatura fotografica e in effetti è proprio così!
Acquisto il biglietto, ricevo come resto anche 11 rubli e salgo sul minibus nel posto più scomodo in assoluto: ultimo posto lato finestrino dove i sedili sono anche più piccoli e rialzati. Durante il viaggio vi assicuro che ho rischiato più volte di sentirmi male per il caldo e l’aria soffocante ma per fortuna dopo circa 90 minuti scendo alla fermata più vicina al mio hotel e dopo qualche passo finalmente mi ritrovo in un’altra dimensione: sono arrivato nella mia suite ultratecnologica, con la tv lcd pure sopra la vasca da bagno, acquario e perfino una sauna tutta per me in appartamento!
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Il tempo di farmi una doccia, mettere in carica qualche batteria e vado subito in giro alla riscoperta di questo posto strano! Ho scritto riscoperta perchè sono già stato da queste parti 6 anni fa nell’estate 2009 con 3 miei amici e devo dire che l’aria che si respira è sempre la stessa! Con quei famosi 11 rubli di resto prendo un minibus con 3 rubli fino in centro e inizio subito a fare qualche bella foto/video!

Mi rimangono in tasca 8 rubli…circa 50 centesimi di euro e togliendo il biglietto di ritorno mi rimangono 30 centesimi!! Non posso prelevare, non posso neanche pagare con il bancomat: in parole povere utilizzare qui la moneta elettronica è impossibile! Non mi resta altro che fare un pò di sano digiuno per questa sera e dovrò aspettare il mio amico dall’Italia che arriverà in tarda serata in hotel per farsi 10 giorni di vacanza con me e chiedere a lui qualche euro in prestito! 🙂

A proposito del mio amico: sapete quanto ha voluto il taxi che da Tiraspol è andato a prenderlo all’aeroporto di Chisinau con tanto di foglio A4 con scritto nome e cognome come nei film ed è ritornato indietro? 10€ per circa 150 km a/r


Consigli importanti sulla Transnistria

La città si è fermata all’era comunista degli anni ottanta con i suoi pregi e difetti! Se venite da queste parti ricordate che:

  • Come detto ampiamente prima i bancomat e la moneta elettronica non è accettata.
  • Se volete prelevare il rublo della transnistria dovete andare al cambio con moneta contante.
  • Non c’è copertura internet dati in tutta la città.
  • Se volete internet è accessibile solo in alcuni pub, ristoranti o pizzerie tramite il loro wifi.
  • E’ possibile (quasi sicuramente) che la Vs. sim italiana o di qualsiasi altra nazione non funzioni.
  • La copertura telefonica funziona al 100% solo con sim della Transnistria che non è acquistabile SOLO per i residenti della Transnistria in abbinato con un nuovo telefono.
  • Ricordate che se pernottate da queste parti anche per una notte avete l’obbligo di registrare la vostra carta di migrazione in polizia o presso gli hotel/ostelli abilitati

IMPORTANTE: loro e ripeto SOLO LORO si credono una nazione vera e propria con una moneta, bandiera, polizia, ecc ecc ma per tutto il resto del mondo la Transnistria è un territorio della Moldavia!!! Se non volete avere problemi in uscita con i timbri sul passaporto vi consiglio:

  • Se venite dall’Ucraina, entrate in Transnistria per poi ritornate in Ucraina facendo la strada al contrario il problema non sussiste! Per esempio Odessa, Tiraspol, Odessa
  • Se entrate dall’Ucraina, passate in Transnistria e poi andate in Moldavia (esempio venite da Odessa, passate da Tiraspol e poi andate in Chisinau) allora qui sono veramente problemi! Perchè non appena uscite dalla Moldavia la polizia di frontiera vi chiederà il passaporto per fare tutti i controlli di routine e vi renderete conto che siete dei veri clandestini in terra moldava senza un timbro di ingresso!! In teoria il timbro dovrebbe essere messo dalla polizia della Transnistria all’ingresso ma loro non si reputano Moldavia … e quindi si crea un bel caso politico internazionale e voi siete in trappola in frontiera. Vi parlo per esperienza personale perchè mi è successo proprio questo (che vi racconterò nel prossimo articolo)!! A norma di legge chiunque entra in territorio Moldavo dalla Transnistria deve denunciare la sua presenza alla prima stazione di polizia (ovviamente non in Transnistria) entro e non oltre i 3 giorni in modo che applicheranno il timbro e siete in regola per l’uscita del paese.

Transnistria

Ai confini orienti dell’Europa esiste uno Stato fantasma: ha una sua bandiera, un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento, una sua moneta, un suo esercito, una sua polizia ma nessun paese al mondo ne riconosce l’esistenza. Si chiama Transnistria: una sottile striscia di territorio moldavo che si estende tra la sponda est del fiume Dniester e il confine ucraino. E’ l’unica repubblica sovietica ancora esistente al mondo: stelle rosse e statue bronzee di Lenin fanno ancora parte del panorama urbano della ‘capitale’ Tiraspol. Enorme quella che troneggia davanti al pazzo del Soviet Supremo.

Ma dietro la vernice rossa del veterocomunismo si nasconde il vero potere: la mafia russa, che ha trasformato questa repubblica in un paradiso del contrabbando di droga, petrolio, alcool, sigarette e soprattutto armi.

La Transnistria (in russo Приднестровская Молдавская Республика, Repubblica Moldava di Pridnestrov’e) è uno stato indipendente de facto non riconosciuto dai Paesi membri dell’ONU, essendo considerato de iure parte della Repubblica di Moldavia: è governato da un’amministrazione autonoma con sede nella città di Tiraspol.

La regione, precedentemente parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava (una delle ex – repubbliche dell’Unione Sovietica), dichiarò unilateralmente la propria indipendenza come Repubblica Moldava di Pridnestrovie il 2 settembre 1990. Dal marzo al luglio 1992 la regione è stata interessata da una guerra che è terminata con un cessate il fuoco, garantito da una commissione congiunta tripartita tra Russia, Moldavia e Pridnestrovie, e la creazione di una zona demilitarizzata tra Moldavia e Pridnestrovie comprendente 20 località a ridosso del fiume Nistro.

Il 18 marzo 2014 la Transnistria ha chiesto l’adesione alla Russia in seguito all’annessione unilaterale della Crimea.

Il nome della regione deriva dal nome del fiume Nistro a dipendenza dal lato di vista: la Transnistria è, infatti, posta sulla sponda orientale del fiume. In italiano sarebbe corretto il termine Cisnistria per la regione geografica anche se generalmente è conosciuta col suo nome rumeno Transnistria oppure talvolta Transdniestria. L’unico nome formale, sancito dalla Costituzione della Repubblica indipendente è Приднестровская Молдавская Республика (Pridnestrovskaja Moldavskaja Respublika) in russo, Република Молдовеняскэ Нистрянэ (Republica Moldovenească Nistreană) in moldavo, Придністровська Молдавська Республіка (Prydnistrovs’ka Moldavs’ka Respublika) in ucraino. L’abbreviazione usata dalle autorità è quella in lingua russa, ossia PMR (ПМР).

Il nome breve utilizzato localmente è Pridnestrovie, traslitterazione ufficiale del russo Приднестровье secondo un editto presidenziale del 2000 (seguendo un uso parzialmente difforme rispetto alle traslitterazioni scientifiche del cirillico, che imporrebbero di scrivere Pridnestrov’e). Da un punto di vista etimologico i nomi derivano da varianti del termine Transnistria inteso come “oltre il fiume Nistro”: Pridnestrov’e significa, infatti, “presso il fiume Nistro”.


Tiraspol

Tiraspol (letteralmente città del Tyras, antico nome del fiume Nistro) è il centro amministrativo della Transnistria, regione secessionista della Moldavia, dichiaratasi indipendente come “Repubblica Moldava della Transnistria” (“Republica Moldovenească Nistreană” o “Pridnestrovie”).
La città conta circa 190 000 abitanti. Si trova sulla riva sinistra (orientale) del fiume Nistro.

A Tiraspol sono presenti molti tipi di industrie, tra cui mobilifici e industrie di materiali elettrici. La città è anche sede dell’azienda Elektromash, di cui il Presidente Igor Smirnov è stato direttore generale: specializzata in prodotti elettrici, l’azienda è sospettata di fare da copertura per lo smercio di armamenti illegali destinati al terrorismo internazionale.

Nel 1989 la città aveva una popolazione di circa 190.000 abitanti: il 18% erano russi, il 32% ucraini e il 38% moldavi (nel 1919 i moldavi erano il 42%). È stato stimato che, dopo una certa crescita negli anni 1990 la popolazione sia di nuovo diminuita ai livelli del 1989, e secondo il World Gazetteer raggiunge circa 162.000 abitanti. Dopo la secessione dalla Moldavia molti moldavi sono infatti fuggiti, e si pensa che la popolazione moldava nella città sia scesa al 13% del totale.

Tiraspol: cosa vedere

Tiraspol è una città che o ti piace o non ti piace: non si possono avere sfumature! Cose da fare e da vedere non ce ne sono molte; la maggior parte dei viaggiatori si ferma in città solamente perché incuriosita dal fatto che il suo aspetto è ancora molto simile a quello che aveva in epoca sovietica, anche se ormai vi sono molti inserti di “modernità”, con i palazzoni del regime, ora occupati dalla politica e dalla burocrazia transnistriana e i monumenti celebrativi inseriti in un tripudio di stelle rosse e di statue di Lenin e di altri statisti appartenuti all’Unione Sovietica.

Ulitsa 25 Ottobre

Ulitsa 25 Ottobre

La larga Ulitsa 25 Ottobre attraversa tutto il centro cittadino da ovest a est, e la maggior parte dei punti di interesse e delle attività commerciali si trova su questa via.
Alla sua estremità occidentale si trova il Palazzo Presidenziale, con una statua di Lenin davanti

Il Palazzo Presidenziale, con una statua di Lenin davanti

Il Palazzo Presidenziale, con una statua di Lenin davanti

mentre poco più avanti, preceduto da alcuni altri palazzi della politica, si apre la vasta Ploschad Konstitutii, più un parco che una piazza, al cui centro si erge il monumento ad Alexander Suvorov.

Il monumento ad Alexander Suvorov.

Il monumento ad Alexander Suvorov.

tiraspol_transnistria_www.giuseppespitaleri.com_001_157Di seguito invece c’è un parco che arriva fino al vicino fiume Dnestr (o Nistro, da cui il nome Transnistria) solcato da un ponte pedonale che permette di arrivare alla spiaggia fatta di sabbia riportata dove gli abitanti si stendono volentieri a prendere il sole e fare il bagno.
tiraspol_transnistria_www.giuseppespitaleri.com_001_053Proseguendo invece lungo Ulitsa 25 Ottobre si incontrano, alcuni coperti dalla prima fila di palazzi, il Palazzo della Repubblica, il Museo dello Stato Maggiore, il Palazzo Generale dei Telefoni, la monumentale Casa del Soviet, ora municipio e con un’altra statua di Lenin davanti, il Teatro d’Arte Drammatica e, alla fine della strada, l’Università.

Casa del Soviet.

Casa del Soviet.

Sul lato settentrionale di Ploschad Konstitutii, attraversata Karla Marxa Ulitsa, sorge un insieme di moderni e piacevoli padiglioni, in parte ancora in costruzione, che ospitano il grande mercato cittadino, vicino al quale c’è una delle chiese principali della città
tiraspol_transnistria_www.giuseppespitaleri.com_001_120mentre lungo Ulitsa Lenina, la strada che riporta verso la stazione ferroviaria, si incrociano la fabbrica della Kvint, un liquore tipico della zona (c’è anche uno spaccio della Kvint su Ulitsa 25 Ottobre) e il parco cittadino dedicato a Kirov con un’altra chiesa al centro.

Fuori dalla città andando verso Chisinau infine si può ammirare il modernissimo stadio, con centro sportivo, hotel superlusso, palazzetto dello sport ed enorme supermercato-centro commerciale, della Sheriff: la squadra che domina da anni il campionato moldavo, di proprietà del famigerato magnate dei supermercati figlio dell’ex presidente della Transnistria: una visione piuttosto fuori luogo nel contesto generale.
Passeggiare per la città non è particolarmente piacevole, visto che di negozi non ce ne sono poi moltissimi (qualcosa da mangiare o da bere si può comprare agli spacci o in uno dei mercati, oppure, se li trovate, in uno dei supermercati Sheriff) e la gente in giro è abbastanza poca, tuttavia la popolazione locale si è rivelata piuttosto amichevole e cordiale. Anche la sera non c’è molto movimento, ma qualcuno che passeggia lungo Ulitsa 25 Ottobre fermandosi in uno dei numerosi caffè o dei pochi fast food si trova sempre, e la sensazione è stata che, nonostante le prime impressioni la città sia molto sicura. Qualche ristorante, anche di buon livello, o fast food, appunto, per cenare si trovano lungo la via principale dove assaggiare un bicchiere di gradevolissimo vino bianco locale (per cui tutta la Moldova è famosa) e navigare finalmente col wifi.


Per lasciare Tiraspol alla volta di Chisinau bisogna tenere conto che l’unico treno è quello che parte da Odessa e passa da qui alle 19.20 per arrivare a destinazione circa 2 ore e mezza dopo! Quindi se volete sfruttare una giornata in pieno a Tiraspol vi consiglio questo treno, altrimenti in alternativa ci sono i minibus. Ne partono tantissimi durante tutto il giorno dal piazzale della stazione e il viaggio dura circa 90 minuti circa, tra dolci colline e campi di girasole e mais, permettono di raggiungere comodamente la capitale moldava.


tiraspol_transnistria_www.giuseppespitaleri.com_001_226La mia avventura in questa striscia di terra chiamata Transnistria giunge al termine! Mi dirigo alla stazione ferroviaria e alle 19.20 prendo il mio bel treno per Chisinau! Mi lascio alle spalle falce e martello, statue di Lenin e cimeli comunisti e tra circa due ore e mezza sarò già in una nuova realtà immerso nella capitale moldava.

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IL VIAGGIO CONTINUA … NEL PROSSIMO ARTICOLO

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Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog "I VIAGGI DI SPEEDY". Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato "de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

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