Kiev-Київ-Kyïv (Ucraina-Ukraine-Україна) – Cosa vedere, storia, foto e video

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Ucraina

L’Ucraina (in ucraino Україна) è uno Stato dell’Europa orientale con una superficie di 603 700 km² in cui risiedono 45 448 329 abitanti al 2012 e la sua capitale è Kiev. Ha uno sbocco sul Mar Nero a sud e confina con la Russia ad est, la Bielorussia a nord e con Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia ad ovest.

La lingua ufficiale è l’ucraino. Molto diffuso nelle regioni orientali e nel sud (in particolare in Crimea) il russo, che nella Repubblica autonoma di Crimea è anche lingua ufficiale assieme al tataro di Crimea.

La Crimea, assieme alla città autonoma di Sebastopoli, ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza l’11 marzo 2014 ed è in via di annessione alla Russia,[3][8] anche se il governo ucraino non riconosce nessun atto del parlamento della Crimea, che è stato sciolto dalle autorità ucraine il 16 marzo e dal 20 marzo viene considerato dall’Ucraina “territorio temporaneamente occupato”. Tuttavia dall’8 settembre 2014 le guardie di frontiera ucraine presenti nell’Oblast’ di Cherson richiedono ai cittadini ucraini il passaporto o la carta d’identità ucraina se si recano nella penisola.

Il 7 aprile 2014 anche l’Oblast’ di Donec’k ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina in seguito a un referendum, e pochi giorni dopo l’autonominato presidente della Repubblica Popolare di Donetsk Pavel Gubarev ha dichiarato la futura annessione alla Russia.

Il 27 giugno 2014 il presidente ucraino Petro Porošenko a Bruxelles ha firmato l’Accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Ue

Etnie

L’Ucraina ha una vasta varietà di gruppi etnici, il maggiore dei quali è quello ucraino, seguito dalla numerosa minoranza russa, che non coincide però con la più ampia popolazione russofona. Altre etnie minoritarie sono i bielorussi, i rumeni, i tatari di Crimea, gli ungheresi, i polacchi, gli ebrei, gli armeni, i greci, i tatari e molti altri ancora, tra cui non mancano rom, tedeschi, popolazioni caucasiche e turche.

Seguono le percentuali dei gruppi etnici in Ucraina secondo il censimento del 2001:

Ucraini 77,5%,
Russi 17,2%,
Rumeni e Moldavi 0,8%,
Bielorussi 0,6%,
Tatari di Crimea 0,5%,
Bulgari 0,4%,
Ungheresi 0,3%,
Polacchi 0,3%,
Armeni 0,2%
Greci 0,2%,
Tatari 0,2%,
altri (Rom, Azeri, Georgiani, Tedeschi, Gagauzi ed altri ancora) 2,5%.


 

Kiev (book fotografico e video)

CLICCA QUI PER VISIONARE IL Book fotografico di Kiev (Ucraina) 2013

Book fotografico di Kiev (Ucraina) 2013

 

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Book fotografico di Kiev (Ucraina) 2009

 

Kiev (in ucraino: Київ) è la capitale e la maggiore città dell’Ucraina. Conta 2,6 milioni di abitanti, anche se il grande numero di immigrati interni non registrati può probabilmente portare la cifra a circa 4 milioni.

La città dispone di tre linee della metropolitana (lunghezza totale 65,8 km). La ‘città vecchia’ è costruita sulle colline che sovrastano il fiume Dnepr. Nei fine settimana le strade di Chreščatyk (il centro della città) vengono chiuse al traffico automobilistico e riservate ai pedoni. Molto interessante anche la zona ‘Podil’.

Indipendenza dell’Ucraina

Dopo 57 anni passati come capitale della RSS Ucraina dell’Unione Sovietica, Kiev nel 1991 divenne la capitale dell’Ucraina indipendente.

La Rivoluzione arancione
Il 23 ottobre 2004 a Kiev vi fu una manifestazione a sostegno del candidato presidenziale ucraino Viktor Juščenko. La manifestazione era stata organizzata davanti alla Commissione elettorale centrale sulla piazza Lesia Ukrainka. Nella manifestazione partecipavano circa duecentomila dimostranti provenienti da tutta l’Ucraina.

Edifici religiosi
Cattedrale di San Vladimir
Kyevo Pečers’ka Lavra
Chiesa del refettorio
Chiesa delle Decime

Edifici civili

Palazzo Mariinskij
Casa delle Chimere

Piazze

Majdan Nezaležnosti

 

Manifestazioni di Euromaidan.
Dal 21 novembre 2013, a seguito della sospensione dell’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea voluta dal governo del presidente Viktor Janukovyč, migliaia di manifestanti, sostenuti dai principali partiti di opposizione di destra si riunirono in Piazza dell’Indipendenza (Majdan Nezaležnosti) per protestare contro il presidente filorusso. Dopo mesi di scontri (che provocarono la morte di centinaia di manifestanti e di poliziotti), il 22 febbraio 2014 Janukovyč venne deposto dal nuovo parlamento.

Piazza dell’Indipendenza (Majdan Nezaležnosti) – AGOSTO 2009

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Piazza dell’Indipendenza (Majdan Nezaležnosti) – AGOSTO 2013

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Piazza dell’Indipendenza (Majdan Nezaležnosti) – NOVEMBRE 2013

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Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog "I VIAGGI DI SPEEDY". Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato "de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

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Tbilisi/Tiflis/Tiblisi/Tbilissi/თბილისი (Georgia/საქართველო) – Cosa vedere, storia e foto

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Tbilisi (Georgia)

 

Il Book fotografico di Tbilisi(Georgia)

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Georgia

La Georgia (in georgiano: საქართველო) è uno Stato transcaucasico, ad est del Mar Nero, situato sulla linea di demarcazione che separa l’Europa dall’Asia. Già repubblica dell’Unione Sovietica, confina a nord con la Russia, a sud con la Turchia e l’Armenia, a est con l’Azerbaigian e a ovest col Mar Nero. Ha una popolazione di 4 989 000 abitanti e la sua capitale è Tbilisi.

Dal punto di vista storico-culturale la Georgia è considerato un paese europeo, più controverso è se lo sia anche da un punto di vista geografico. Considerando la depressione del Kuma-Manych come confine tra Europa ed Asia, tutto il territorio della Georgia ricadrebbe infatti nel continente asiatico, mentre nel caso si ponga tale confine lungo lo spartiacque caucasico oppure sulla linea dei fiumi Kura e Rioni, allora parte del territorio georgiano ricadrebbe anche in Europa.

Molte importanti enciclopedie o pubblicazioni geografiche[quali?] pongono la Georgia, con sicurezza, nel continente asiatico, anche nel caso che si consideri una sua parte, minore, come europea.


 

Tbilisi (Georgia)

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Tbilisi (in georgiano: თბილისი?) è la capitale e la maggiore città della Georgia, già capitale della RSS Georgiana e della RSSF Transcaucasica. Il nome è talvolta scritto nelle forme Tiflis, Tiblisi o anche Tbilissi. La città copre un’area di 726 km² e possiede 1 480 000 abitanti.

Tbilisi è attraversata dal fiume Mtkvari (meglio noto col nome turco Kura).

Storia di Tbilisi

Secondo un’antica leggenda, l’attuale territorio di Tbilisi era coperto da foreste. La città è stata fondata nel V secolo dal re georgiano Vakhtang I Gorgasali (452-502) ed è divenuta capitale un secolo dopo. Durante il dominio dell’Impero russo, dal 1848 al 1917 fu capoluogo del Governatorato di Tbilisi. Dal 1991, in seguito alla caduta dell’Unione Sovietica, è divenuta la capitale della repubblica di Georgia. Nel 2015 vi è stato lo straripamento del fiume Vera, provocato da un violento nubifragio,che ha provocato 12 vittime. È stato una delle calamità naturali più disastrose della storia recente della città.

 

La città è dotata di un aeroporto internazionale ed è al centro delle arterie stradali e ferroviarie nazionali. Tbilisi conta, a livello urbano, una rete metropolitana ed una tranviaria. Il metrò è composto da 3 linee:

Linea 1 (rossa) “Gldani-Varketili” (Ahmetelis Teatri-Varketili)
Linea 2 (verde) “Saburtalo” (Važa Pshavela-Vagzlis Moedani) con un breve tratto in costruzione fra Važa Pshavela ed Universiteti
Linea 3 (azzurra) in costruzione nella tratta Rustaveli-Vazisubani, in progettazione dalla zona nord della città a Rustaveli.

 

Cosa vedere a Tbilisi

Se state pianificando un viaggio in Georgia, nel cuore del Caucaso, cominciate dalla capitale: Tbilisi. Ricca di storia e fascino, forte di un’incredibile posizione panoramica tra colline verdeggianti e circondata dal fiume Mtkvari, Tbilisi saprà sorprendervi per i suoi contrasti. Da un lato l’incredibile patrimonio della città vecchia, tra palazzi decadenti, chiese abbandonate, cortili nascosti e bebie agli angoli delle strade con banchi di fiori e verdure. Dall’altro le nuovissime opere di architettura contemporanea firmate da architetti italiani (Michele De Lucchi e Fuksas), le funicolari,  i bellissimi caffè e i bar avant garde da fare invidia a New York. Per non parlare dell’incredibile tradizione gastronomica e delle tantissime chiese da visitare.

Ma andiamo con ordine ed ecco, secondo noi, la lista delle 10 cose da fare e da vedere a Tbilisi (e dintorni) con una piccola selezione di indirizzi in versione Elle style. Tra boutique, concept store, locali e ristoranti gourmand.

1) Passeggiare nella città vecchia.

Percorrete le tante stradine sconnesse del centro storico disseminate di palazzi diroccati con le facciate art nouveau o di vecchi edifici in stile ottomano con i caratteristici balconi in legno intagliato che sembrano merletti, in un mix di stili e influssi architettonici che rispecchiano esattamente le radici multiculturali della città: ogni angolo vi regalerà scorci meravigliosi e allo stesso tempo decadenti. E vi racconterà storie di un passato fatto di arte e cultura e di un’epoca d’oro a livello architettonico che il regime sovietico ha tentato di annullare e rinnegare. Tra case abbandonate, balconi liberty, vecchi portoni ornamentali, facciate pericolanti, cortili segreti con glicini in fiore sarete presi da un’irresistibile voglia di fotografare ogni cosa. Un incredibile viaggio nel tempo tra passato e presente.

2) Mangiare il khachapuri.

Piatto tipico della cucina georgiana che consiste in una focaccia con formaggio. Ne esistono differenti tipologie e varianti regionali e lo troverete praticamente ovunque. Noi vi consigliamo quello di Bread House, un ristorante vicino alle sponde del fiume Mtkvari, che sforna non solo gustosissimo khachapuri e un pane buonissimo con tanto di panettiere al lavoro in vista, ma anche altre squisite specialità georgiane, come le carni alla griglia o i khinkali (ravioli).

3) Un giro al Mercato di Ponte Secco.

Meta imperdibile per tutti gli appassionati di antiquariato, usato & co. In questo mercato delle pulci, aperto ogni giorno da mattina a tardo pomeriggio tra i vialetti del Parco Martsi, è possibile trovare di tutto di più: dai vecchi libri agli oggetti in argento, dai giocattoli vintage alle riviste della propaganda, dalle stoviglie e complementi di epoca sovietica alle opere di artisti locali.

4) Concedersi una pausa relax alle terme di Abanotubani.

Ai piedi della città vecchia, Abanotubani non è solo un pittoresco quartiere dall’evidente influsso ottomano e con un percorso pedonale che porta fino alle cascate della sorgente, ma soprattutto un complesso termale sulfureo di bagni arabi sotterranei. Un posto perfetto in cui concedersi un bagno distensivo e magari un bel massaggio. Se poi si aggiunge il fascino storico di queste terme (sono il punto da cui ha preso origine il nome della città e furno frequentate anche da Alexandr Dumas e da Pushkin) non dovrete pensarci due volte. Scegliete i Bagni Reali, dotati di vasche private, per vivere appieno il relax.

5) Un tour tra le gallerie d’arte nel centro storico.

Quella dei georgiani per l’arte è una vera passione. E nelle strade più movimentate della città vecchia è tutto un pullulare di studi d’arte contemporanea e gallerie in cui ammirare e acquistare opere di artisti georgiani. Percorrete Erekle II o la vecchia Leselidze street e ne scoverete tantissime.

La Georgia vanta una tradizione importantissima nell’arte dei tappeti e se siete alla ricerca di una chicca di artigianato locale e amate il genere, questa è la città in cui poter trovare non solo i migliori tappeti provenienti da tutti gli angoli della Georgia, ma anche dagli altri Paesi del Caucaso. Tra i tanti negozi in cui poter acquistare tappeti noi vi suggeriamo la Caucasian Carpet Gallery, vicinissima alla Cattedrale di Sioni: qui troverete anche un selezione di manufatti realizzati in Iran, Azerbaigian, Armenia & co.

7) Fare shopping nelle boutique di designer e stilisti georgiani

La Georgia è in crescente fermento dal punto di vista della moda e non è un caso se quest’anno per la prima volta Mercedes Benz ha deciso di scommettere sui talenti locali sponsorizzando la Tbilisi Fashion Week. Sono tanti gli stilisti e i giovani designer georgiani che – dopo aver studiato alla Tbilisi State Art Academy o nelle prestigiose scuole di moda italiane, inglesi o francesi – sono tornati nella capitale e hanno fondato il loro marchio. Tralasciate, quindi, le solite boutique dei marchi internazionali (che potrete trovare ovunque nel mondo) e concentratevi piuttosto nella ricerca dei brand made in Georgia, come Tamuna Ingorokva, Avtandil, Atelier Kikala o Keyo. Tra i vari negozi, eccone un paio in cui vale decisamente la pena fare un pit stop: la boutique monomarca dell’omonimo brand Matériel, dallo stile avant garde e minimale e il concept store Flabour. Interessante non solo per la buona selezione di marchi abbigliamento e accessori georgiani ma anche per l’interior: due piani di negozio con scaletta a chiocciola e una terrazza che all’occorrenza si trafsorma in bar e caffè. Local e cosmopolita allos tesso tempo.

8) Comprare un gioiello in smalto Cloisonné 

La tecnica del Cloisonné è una lavorazione artistica molto radicata in Georgia. Vero e proprio patrimonio artigianale e culturale, i gioielli in smalto Cloisonné sono quindi diventati un ricercato must have per chiunque voglia acquistare un souvenir prezioso e speciale. Potete trovarli all’Enamel Art Gallery Ornament, ma i più cool in assoluto sono sicuramente quelli della designer Sopho Gongliashvili (Sofio Gongli). Maxi anelli, orecchini e broches con motivi tradizionali o stilizzazioni di animali e volti di donne in burqa realizzati in colori vivaci e brillanti. Sono talmente belli che avrete l’imbarazzo della scelta e li vorrete tutti!

9) Visitare Mtskheta

A pochi chilometri da Tbilisi, Mtskheta è considerata la capitale spirituale della Georgia e con le sue chiese storiche diventate Patrimonio Unesco dal 2009 è una meta di grande interesse storico per gli appassionati di arte e architettura sacra. Da non perdere la Cattedrale di Svetitsskhoveli e il monastero di Jvari con la Croce di Santa Nino. Eretto su un’altura, quest’ultimo è perfetto per godersi una vista panoramica mozzafiato.

10) Un tour trai bar e i caffè della città

Sorseggiare un caffè, bere del vino, mangiare una torta o degustare le specialità georgiane e oziare godendosi i ritmi lenti e rilassati della città in uno dei tanti caffè del centro storico. Ecco i più belli secondo noi:

  • Café Gabriadze, Shavteli Street 13, Tbilisi: fondato nel 1988 dall’artista, scrittore e regista Revaz Gabriadze che ne ha curato l’interior fin nei più piccoli dettagli (dipingendone le sedie o le illustrazioni delle ceramiche ispirate ai suoi film), conquista per le sue tante suggestioni e per un’atmosfera colta e bohémienne. Situato accanto alla torre dell’orologio e al vicino teatro delle marionette è un posto perfetto sia per pranzo e cena, sia semplicemente per bere un caffè in terrazza o nel dehor.
  • Keep Clam Tbilisi, Shalva Dadiani Street, Tbilisi: stile urbano e iper contemporaneo per questo lounge bar in cui sorseggiare un cocktail o divertirsi con gli amici per una serata tra musica live e karaoke.
  • KGB (Still Watching You), King Erekle Street II 8/10, Tbilisi: un locale che fa dell’ironia il suo punto di forza, tra bandiere ed elementi che richiamano al passato sovietico questo bar è perfetto per bere, socializzare e tirare fino a tardi nel centro della città.
  • Café Le Toit, Leselidze Street 22 angolo Anton Katalikosi 26, Tbilisi: non lasciatevi ingannare dalla facciata scalcinata e decadente, l’interno di questo caffè è a dir poco grazioso e ricercato. Vi sembrerà di fare un salto indietro nel tempo e di ritrovarvi direttamente in un’aristocratica casa georgiana di fine secolo, tra tappezzeria floreale e vetrinette ricolme di ceramiche e lampadari di cristalli. E’ il caffè ideale in cui concedersi un té e una fetta di torta, immaginando Tbilisi nella sua epoca di massimo splendore.
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Yerevan/Erevan/Երևան , Garni/Գառնի, Geghard/Գեղարդ (Armenia/Հայաստանի ) – Cosa vedere, storia e foto

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Yerevan, Garni e Geghard (book fotografico) – Armenia

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Il Book fotografico di Yerevan, Garni ,Geghard (Armenia)

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Armenia

L’Armenia è spesso definita un museo all’aria aperta dove i visitatori possono trovare circa 4.000 monumenti storici in tutta la nazione, appartenenti ai vari periodi della storia del paese: dalla preistoria all’età ellenistica, dai primi anni dell’epoca cristiana al Medioevo. Nel corso dei secoli gli armeni hanno creato i loro capolavori durante i rari periodi di pace e di relativa prosperità. Solo a Yerevan ci sono più di 40 musei e gallerie di belle arti!

 

Erevan/Yerevan
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Erevan (in armeno Երևան, anche scritta Yeravan e Jerevan) è la capitale e la più popolosa città dell’Armenia (1.200.000 abitanti circa). La città, fino al 2008 equiparata ad una provincia (marz), è ora un comune con un consiglio comunale elettivo che nomina il sindaco.

Erevan sorge sulle rive del fiume Hrazdan, a quasi 1.000 m s.l.m. È locata nella zona centro-occidentale dello stato, non lontana dal confine con la Turchia ed alle pendici del monte Ararat.

Le testimonianze archeologiche hanno permesso di scoprire che una fortezza militare chiamata Erebuni e risalente al regno di Urartu venne fondata dove ora sorge Erevan (Էրեբունի) nel 782 a.C., per volontà di Argistis I. Da allora, tale luogo è sempre stato di fondamentale importanza strategica in quanto crocevia delle rotte carovaniere che collegavano l’Europa all’India. Il centro abitato fu chiamato Erevan a partire dal VII secolo a.C., quando divenne la capitale armena al tempo della dominazione persiana.

Proprio a causa della sua importanza strategica, Jerevan fu a lungo contesa tra la Persia e l’impero ottomano. Nel 1827 fu occupata dall’Impero russo e formalmente ceduta a questa dalla Persia nel 1828. Dopo la rivoluzione del 1917, fu per tre anni la capitale dell’Armenia indipendente, per diventare nel 1920 la capitale della Repubblica Socialista Sovietica armena. In seguito al collasso dell’Unione Sovietica, nel 1991 Erevan divenne la capitale della neonata repubblica armena.

 

Cultura

Erevan è uno dei maggiori centri industriali, culturali e scientifici del Caucaso. In qualità di centro principale della cultura armena, ospita l’Università Statale di Erevan (fondata nel 1920), l’Accademia Armena delle Scienze, un museo storico, un’opera house, un conservatorio musicale e vari istituti tecnologici. Gli archivi Matenadaran conservano una ricca collezione di preziosi manoscritti armeni, greci, siriani, ebraici, persiani e romani. Jerevan ha molte biblioteche pubbliche, vari musei, teatri, orti botanici e zoo. È inoltre lo snodo di un’estesa rete ferroviaria e un importante mercato agricolo. Infine, le industrie situate nella città producono metalli, tessuti, prodotti alimentari e utensili meccanici, elettronici e chimici.

In quanto capitale di un Paese il cui popolo ha subito il genocidio del 1915-’16 nel deserto dell’Anatolia, Erevan ospita un importante museo del Metz Yeghern (Il Grande Male), comprensivo di un Memoriale dedicato ai Giusti che vi si sono opposti. All’interno del Giardino dei Giusti di Erevan, nel Muro della Memoria, sono tumulati pugni di terra delle tombe di grandi personalità che si sono mosse per aiutare gli Armeni e per testimoniare della loro persecuzione. Tra queste personalità si ricordano Giacomo Gorrini, Karen Jeppe, Anatole France, Fritjof Nansen, Armin Wegner e molti altri.

 

Garni
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Garni (in armeno: Գառնի), fino al 1936 Bash Gyarni è un comune di 7.415 abitanti (2008) della provincia di Kotayk’ in Armenia, situato a circa 32 km a sud-est di Yerevan, noto soprattutto per il suo complesso archeologico fortificato. Il sito riceve un gran numero di visitatori ogni anno, anche perché è situato sulla strada del noto monastero di Geghard (7 km a sud-est di Garni).

Nel III millennio a.C. una prima fortificazione fu costruita nella zona, su un terreno facilmente difendibile, in prossimità di un’ansa formata dal fiume Azat. Conquistata nell’VIII secolo a.C. dal re di Urartu Argishti I, la fortezza divenne base militare e residenza estiva del sovrano. Da allora vennero costruiti molti altri edifici, tra i quali il palazzo reale, i bagni e uno degli edifici più famosi: un tempio ad imitazione del Partenone. Di particolare interesse sono i bagni, situati nella parte settentrionale del sito, che presentano una cella di riscaldamento ancora ben conservata. Il pavimento interno del bagno è decorato con mosaici ispirati a figure della mitologia greca, tra le quali spicca Teti. Una delle iscrizioni in koinè greca recita: “ΜΗΔΕΝ ΛΑΒΟΝΤΕΣ ΗΡΓΑΣΑΜΕΘΑ”; e cioè: “senza aver preso nulla, abbiamo lavorato”.

Il tempio fu edificato nel I secolo d.C. dal re Tiridate I di Armenia e la costruzione fu forse finanziata grazie al denaro che il re armeno ricevette dall’imperatore Nerone durante la sua visita a Roma. Il tempio era probabilmente dedicato al dio Mitra. La copertura dell’edificio è sorretta da 24 colonne di ordine ionico. Diversamente da altri templi greco-romani, quello di Garni presenta un basamento di basalto. L’edificio andò distrutto in seguito ad un terremoto nel 1679. Gran parte dei pezzi originari rimasero sul posto fino al XX secolo cosicché, tra il 1969 e il 1979, fu possibile ricostruire la struttura. Negli ultimi anni, alcuni archeologi hanno avanzato un’altra ipotesi circa l’origine del tempio: esso, infatti, sarebbe stato costruito quale sepolcro del re armeno Sohaemus. Se fosse così, la costruzione del tempio andrebbe postdatata al 175 d.C.

Dopo la conversione degli armeni al Cristianesimo, alcune chiese e il palazzo di un katholikos furono costruiti entro i confini della fortezza: anche di questi edifici, come tutti gli altri (fatta eccezione per il tempio), rimangono solo alcune rovine.

Al di fuori della zona fortificata si trovano altri luoghi di culto: una chiesa dedicata a Maria, un’altra dedicata a San Mashtots, oltre alle rovine del monsatero di Havuts Tar.

 

Geghard

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Il monastero di Geghard (“Գեղարդ” in armeno) è un’eccezionale costruzione architettonica che si trova nell’omonimo comune nella provincia di Kotayk’, in Armenia. Esso è parzialmente scolpito nella roccia di una montagna adiacente. Nell’anno 2000 è entrato a far parte della lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Benché la cappella principale sia stata costruita nel 1215, il monastero venne fondato nel IV secolo da San Gregorio Illuminatore nel luogo di una sorgente sacra all’interno di una grotta. Per questa ragione il nome originale del monastero fu quello di Ayrivank, che significa “il monastero della grotta”. Il nome comunemente usato oggi, Geghard, significa “il monastero della lancia”, con riferimento alla lancia che ferì Cristo durante la crocifissione, che secondo la leggenda sarebbe stata portata in Armenia dall’apostolo Taddeo e conservata nel monastero insieme a molte altre reliquie. Oggi è esposta nella città di Echmiadzin.

Le spettacolari guglie rocciose che cingono il monastero fanno parte della gola del fiume Azat, anch’esse incluse nella lista dei Patrimoni dell’umanità insieme al monastero. Alcune delle chiese che fanno parte del complesso del monastero sono interamente scavate nella roccia, altre sono poco più che grotte, altre ancora sono elaborate strutture architettoniche con parti in muratura e parti scavate nella roccia. Nel monastero si trovano inoltre numerosi khachkar, e come risultato si ha uno dei luoghi turistici più visitati di tutta l’Armenia.

Vicino al monastero di Geghard si trova il tempio di Garni, una struttura simile al Partenone che si trova poco più a valle lungo il fiume Azat. Di solito i due luoghi sono inclusi nei viaggi organizzati con l’unico nome di Garni-Geghard.

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FOTO e VIDEO – Don’t Forget Srebrenica … 11 luglio 1995 – 11 luglio 2015! – 20 anni per non dimenticare il genocidio! Potočari (8372)

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Domani sarà il ventesimo anniversario del genocidio di Srebrenica!
11 LUGLIO 1995 – 11 LUGLIO 2015! Ma di cosa stiamo parlando?!?!?
A scuola non se ne parla …. a volte non c’è nemmeno nei libri di storia. L’11 luglio è una data tristemente significativa e sempre più dimenticata: il Parlamento europeo nel 2009 la istituì come giornata della memoria per le vittime del genocidio di Srebrenica, consumatosi nel cuore dell’Europa 20 anni fa.

IL Book fotografico del Cimitero Potočari (8372) – Srebrenica (Bosnia Erzegovina)

IL Book fotografico del Cimitero Potočari (8372) – Srebrenica (Bosnia Erzegovina)

 

Srebrenica (in serbo: Сребреница ˈsrêbrenit͡sa) è una città e un comune nella parte orientale della Bosnia-Erzegovina appartenente all’entità della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (Republika Srpska).
Srebrenica è il più grande massacro avvenuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, e rappresenta la vittoria dei nazionalisti e la sconfitta delle Nazioni Unite. All’epoca, l’incaricato per i diritti umani dell’ONU Mazowiecki definì l’azione serba “una violazione molto seria e su scala enorme dei diritti umani, descrivibile solo con la parola barbarie: attacchi alla popolazione civile, uccisioni e stupri”. La città di Srebrenica svuotata dei propri abitanti viene presa d’assalto da famiglie serbo-bosniache, quasi tutte profughe a loro volta che alterarono la composizione e la cifra etnica della cittadina. Le autorità serbo-bosniache e jugoslave inizialmente avevano negato quanto accaduto. Fino ad oggi circa migliaia e migliaia di vittime sono state ritrovate tra i boschi e i vicini comuni. Uno sterminato cimitero musulmano e un maestoso monumento alla memoria, presso Srebrenica, inaugurato nel 2003, ne ha sepolti 8372 mentre tanti altri corpi esumati aspettano ancora i risultati per essere ufficialmente identificati. I responsabili della strage negli anni successivi al compimento del genocidio fecero di tutto per nascondere le prove, svuotando molte fosse originarie e riseppellendo i cadaveri frazionati in più fosse disseminate in un arco di cinquanta km da Srebrenica.
Il Massacro fu considerato crimine di guerra, per il quale furono perseguiti sia Ratko Mladić, arrestato lo scorso 26 maggio dopo una lunga latitanza, che Željko Ražnatović, meglio conosciuto come Arkan, sanguinario esecutore di genocidi e pulizie etniche nei Balcani. La giustizia non fece in tempo a fare il suo corso: Arkan fu assassinato nel 2000.
Ci sono ancora dei misteri irrisolti intorno alla carneficina, dalle cause effettive dell’esplosione di violenza al mancato intervento dei Caschi blu dell’ONU, che detenevano la sovranità militare del territorio di Srebrenica.


 

Srebrenica, 12 luglio 1995. Le truppe serbe entrano a Potocari, un villaggio a sei chilometri da Srebrenica, dove le truppe dell’Onu hanno il loro quartier generale. Il comandante dei caschi blu ha ottenuto da Mladic l’assicurazione che donne, vecchi e bambini saranno evacuati nel territorio sotto il controllo dei musulmani. Nel primo pomeriggio arrivano a Potocari 40-50 veicoli, tra furgoni, camion e jeep, su cui viene caricato un primo contingente di persone. Mladic si fa vedere sulla scena dai giornalisti, che osservano i soldati serbi mentre distribuiscono acqua e pane agli sfollati e gettano dolci ai bambini. “Non abbiate paura – dice Mladic davanti alle telecamere. – State calmi, calmi. Lasciate che donne e bambini vadano per primi. Verranno tanti autobus. Non abbandonatevi al panico. State attenti che nessuno dei bambini si perda. Non abbiate paura. Nessuno vi farà del male”.

Ratko Mladic dopo l’arresto, avvenuto il 26 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza (ilmessaggero.it)

Intanto a New York il Consiglio di sicurezza dell’Onu adotta all’unanimità una risoluzione per chiedere “l’immediata cessazione dell’offensiva dei serbi bosniaci e il loro ritiro dalla zona di protezione di Srebrenica”. Una pronuncia formale, che non avrà alcun effetto. Sul calar della notte, i serbi raccolgono a Potocari gli uomini che sono riusciti a rastrellare in un edificio di fronte all’accampamento dell’Onu, noto come “casa bianca”. Alcuni di loro vengono uccisi sul posto, mentre la maggioranza viene trasportata a Bratunac, dove viene sottoposta a sevizie, prima di essere trucidata. Il 13 luglio inizia la grande mattanza in un’atmosfera di esaltazione collettiva, come sarà testimoniato dagli appartenenti a un convoglio dell’Agenzia Onu per i rifugiati, che vedono i serbi bosniaci, molti dei quali ubriachi, festeggiare nelle strade. Nei quattro giorni successivi le uccisioni di massa continuano senza tregua, con ogni tipo di arma, anche con granate.

Boutros Boutros-Ghali, segretario generale Onu dal 1992 al 1996. La comunità internazionale non impedì la strage di Srebrenica (agenziastampaitalia.it)

Per quanto già il 13 luglio le notizie che qualcosa di terribile sta accadendo a Bratunac comincino a raggiungere i vertici delle Nazioni Unite, Jasushi Akashi – rappresentante speciale del segretario Boutros-Ghali – chiede che non vengano rese pubbliche, per non mettere in pericolo gli osservatori militari dell’Onu ancora a Srebrenica. Solo il 16 e il 17 luglio, quando i giornalisti intervistano i primi fuggiaschi all’aeroporto di Tuzla e i caschi blu rimpatriati attraverso Zagabria, cominciano a trapelare le prime informazioni sul massacro. Uno degli uomini dell’Onu racconterà: “La stagione di caccia è al culmine… presi al bersaglio non sono solo gli uomini al servizio del governo bosniaco… ma anche donne, pure quelle incinte, bambini e vecchi… su alcuni si spara o li si ferisce, ad altri vengono tagliate le orecchie e alcune donne sono state stuprate”.

Il 16 luglio sul tardi e nelle prime ore del 17 luglio una colonna di uomini e ragazzi fuggiti attraverso i boschi raggiunge dopo sei giorni di marcia il territorio controllato dal governo di Sarajevo. Di 15mila, quanti erano partiti, ne sono rimasti vivi tra i 4500 e i 6000.


Don’t Forget Srebrenica

 

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog "I VIAGGI DI SPEEDY". Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato "de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

Leopoli-Львів-Lviv-L’viv-Lvov (Ucraina-Ukraine-Україна) – Cosa vedere, storia, foto

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Leopoli-Львів-Lviv-L’viv-Lvov
(book fotografico)

 

 

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Il Book fotografico di Leopoli (Ucraina)

Leopoli (in ucraino: Львів, traslitterato: L’viv, in russo: Львов, traslitterato: L’vov) è una città di 729,842 abitanti dell’Ucraina occidentale, capoluogo dell’oblast’ omonimo e uno dei maggiori centri culturali dell’Ucraina.

Ogni giorno alla popolazione locale si aggiungono circa 200.000 pendolari. Nella città si trovano varie industrie, due istituzioni per l’educazione superiore, l’Università di Leopoli e il Politecnico di Leopoli (in precedenza Università Tecnica di Leopoli). Leopoli è inoltre sede di un’orchestra filarmonica e del Teatro d’Opera e di Balletto di Leopoli. A partire dal 1998 il suo centro storico è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Leopoli è collocata sull’altopiano Rostoccja, parte del più vasto ripiano podolico, a circa 70 km dal confine polacco e a 160 km dai monti Carpazi orientali. L’altezza media è di 296 m, ma vi sono molte zone collinari, il suo punto più alto è l'”Alto Castello” (Vysokyi Zamok), a 409 m. Esso è posto in una posizione dominante con vista su tutto il centro storico.

La vecchia città fortificata era situata ai piedi dell’altura dell’Alto Castello sulle rive del fiume Poltva. Nel XII secolo, il fiume era un’importante via di comunicazione commerciale. All’inizio del XX secolo è stato coperto nel suo tratto cittadino. Il fiume scorre immediatamente al di sotto del viale centrale di Leopoli, il Viale della Libertà (Prospect Svobody) e del famoso Teatro dell’Opera.

 

Cosa vedere a Leopoli

Quando un’intera città viene inserita nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO, non sarà difficile trovare cose da vedere e da visitare durante un soggiorno. Un discorso che vale appieno per Leopoli (o Lviv), quella che viene considerata la più occidentalizzata (meno sovietica) città dell’Ucraina.

La storia di Leopoli inizia con la sua fondazione per volere del principe Halicz Daniele Romanovic nel XIII secolo (1256), che volle intitolarla a suo figlio Lev. A Lviv inizò a batte il cuore commerciale di un territorio di confine e ciò segnò il suo destino di area contesa da predoni, imperi, regni e nazioni: mongoli, polacchi, austriaci, tedeschi e russi si alternarono nel dominio di quest’area dell’Ucraina.

A seguito del disgregamento dell’URSS, nel 1991 Leopoli divenne definitivamente una città ucraina.

Un passato ricco di storia e un’attualità che la vuole centro culturale del Paese: una ricetta ideale per fare di Lviv una città piena di attrazioni da non perdere, tanto da essere paragonata a una delle più belle città del mondo. Leopoli, infatti, è detta “la Firenze dell’Est”.

Di seguito le cose da vedere assolutamente durante una visita a Leopoli:

Città Vecchia – Una visita a Lviv non può che partire da qui: il centro storico e autentico di questa città dell’Ucraina.

Ploshcha Rynok – Il centro del centro è la piazza del mercato, ploshcha Rynok. Su di essa si affacciano molti dei palazzi più belli di tutta l’Ucraina; edifici risalenti al XVI e XVIII secolo voluti dai ricchi mercanti di Leopoli e costruiti secondo gli stili in voga in Europa. Per sottolineare la centralità di quest’area, la piazza ospita anche il Municipio. L’Opera, l’università e l’ex parlamento si trovano in questa zona.

Cattedrale di San Giorgio (cattolica romana) – In ploshcha Rynok si trova anche uno splendido esempio di architettura gotica: la cattedrale cattolica romana di San Giorgio (XIV secolo). Tra le cose da vedere nell’edificio sacro, la Cappella Boyim con le sue incisioni in pietra.

Museo Apteka – Assieme alla farmacia più antica di Leopoli che si trova nello stesso edificio, il museo è testimonianza di una tradizione d’eccellenza nel campo farmaceutico.

Museo storico (Casa Kornjaktaora) – Sempre affacciato sulla piazza del mercato, l’edificio noto come Casa Kornjaktaora è oggi sede del museo storico.

Chiesa della Dormizione (ortodossa)– Con i suoi tetti colorati, la chiesa della Dormizione è un complesso architettonico sacro in stile rinascimentale. Lo compongono la chiesa, la Cappella dei Tre Gerarchi e la torre Kornyakt

Zamok Gora – Per poter godere di una vista panoramica su tutta Leopoli, una cosa da visitare è il punto più alto dell’area di Leopoli: la collina dell’Alto Castello (Vysokyi Zamok). Nel verde e nella natura che domina questa collina, ancora si possono ammirare i ruderi di un’antica fortificazione posta qui per dominare i territori attorno a Leopoli.

Questo elenco non esaurisce tutte le cose da vedere durante un viaggio a Leopoli. Per vivere la magica atmosfera d’altri tempi che Lviv regala, non c’è nulla di meglio che recarsi in questa sorprendente città dell’Ucraina. Volate a Leopoli con Meridiana.

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog "I VIAGGI DI SPEEDY". Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato "de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com