La mia mappa interattiva dell’Europa: tutti gli stati che ho visitato! Foto, video, storia e tanto altro

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Da sempre ho avuto il sogno di viaggiare ed immortalare questi momenti con degli scatti fotografici! Il mio sogno da bambino era quello di visitare tutti gli stati dell’Europa … e dalla macchina rossa sulla mappa pian piano forse realizzerò questo sogno 🙂

Cliccate sopra la superfice di una nazione per visionare la mia esperienza con foto, video, guide e altro ancoracopertina

 

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog “I VIAGGI DI SPEEDY”. Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato “de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

Vueling: ”Il chierichetto è in vacanza a Barcellona…”

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La compagnia aerea spagnola Vueling ritornata a far parlare di se con le sue “particolari” campagne pubblicitarie e ritorna alla carica proprio a Palermo!
Questa volta non si tratta del concorso “Ambasciatori Vueling” dove per tutto il 2014 il mio volto è stato affisso da cima a fondo per tutta la città!
In questa circostanza si tratta di un mega cartellone pubblicitario che troneggia da qualche ora sul prospetto principale della Cattedrale di Palermo con la dicitura “il chierichetto è in vacanza a Barcellona (chiediamo scusa per il disturbo) vola a Barcellona da 78€”
Verrebbe da dire … Vueling ne sa una più del diavolo!

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La Transnistria … lo stato fantasma dell’est Europa che ha come capitale Tiraspol (Foto, video e storia)

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Transnistria (album fotografico e video)

 

 

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Il Book fotografico di Tiraspol (Transnistria)


La Transnistria: lo stato fantasma dell’est Europa che ha come capitale Tiraspol
Mappa Transnistria

 

Ai confini orienti dell’Europa esiste uno Stato fantasma. Ha una sua bandiera, un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento, una sua moneta, un suo esercito, una sua polizia. Ma nessun paese al mondo ne riconosce l’esistenza. Si chiama Transnistria: una sottile striscia di territorio moldavo che si estende tra la sponda est del fiume Dniester e il confine ucraino. E’ l’unica repubblica sovietica ancora esistente al mondo: stelle rosse e statue bronzee di Lenin fanno ancora parte del panorama urbano della ‘capitale’ Tiraspol. Enorme quella che troneggia davanti al pazzo del Soviet Supremo. Ma dietro la vernice rossa del veterocomunismo si nasconde il vero potere: la mafia russa, che ha trasformato questa repubblica in un paradiso del contrabbando di droga, petrolio, alcool, sigarette e soprattutto armi.

La Transnistria (in russo Приднестровская Молдавская Республика, Repubblica Moldava di Pridnestrov’e) è uno stato indipendente de facto non riconosciuto dai Paesi membri dell’ONU, essendo considerato de iure parte della Repubblica di Moldavia: è governato da un’amministrazione autonoma con sede nella città di Tiraspol.

La regione, precedentemente parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava (una delle ex – repubbliche dell’Unione Sovietica), dichiarò unilateralmente la propria indipendenza come Repubblica Moldava di Pridnestrovie il 2 settembre 1990. Dal marzo al luglio 1992 la regione è stata interessata da una guerra che è terminata con un cessate il fuoco, garantito da una commissione congiunta tripartita tra Russia, Moldavia e Pridnestrovie, e la creazione di una zona demilitarizzata tra Moldavia e Pridnestrovie comprendente 20 località a ridosso del fiume Nistro.

Il 18 marzo 2014 la Transnistria ha chiesto l’adesione alla Russia in seguito all’annessione unilaterale della Crimea.

Il nome della regione deriva dal nome del fiume Nistro a dipendenza dal lato di vista: la Transnistria è, infatti, posta sulla sponda orientale del fiume. In italiano sarebbe corretto il termine Cisnistria per la regione geografica anche se generalmente è conosciuta col suo nome rumeno Transnistria oppure talvolta Transdniestria. L’unico nome formale, sancito dalla Costituzione della Repubblica indipendente è Приднестровская Молдавская Республика (Pridnestrovskaja Moldavskaja Respublika) in russo, Република Молдовеняскэ Нистрянэ (Republica Moldovenească Nistreană) in moldavo, Придністровська Молдавська Республіка (Prydnistrovs’ka Moldavs’ka Respublika) in ucraino. L’abbreviazione usata dalle autorità è quella in lingua russa, ossia PMR (ПМР).

Il nome breve utilizzato localmente è Pridnestrovie, traslitterazione ufficiale del russo Приднестровье secondo un editto presidenziale del 2000 (seguendo un uso parzialmente difforme rispetto alle traslitterazioni scientifiche del cirillico, che imporrebbero di scrivere Pridnestrov’e). Da un punto di vista etimologico i nomi derivano da varianti del termine Transnistria inteso come “oltre il fiume Nistro”: Pridnestrov’e significa, infatti, “presso il fiume Nistro”.

Tiraspol

Tiraspol (letteralmente città del Tyras, antico nome del fiume Nistro) è il centro amministrativo della Transnistria, regione secessionista della Moldavia, dichiaratasi indipendente come “Repubblica Moldava della Transnistria” (“Republica Moldovenească Nistreană” o “Pridnestrovie”).
La città conta circa 190 000 abitanti. Si trova sulla riva sinistra (orientale) del fiume Nistro.

Caratteristiche

È conosciuta per essere una delle poche città rimaste che non sono ancora largamente cambiate da quando facevano parte dell’Unione Sovietica. Sono ancora presenti molte statue di Lenin e accanto a dipinti di Stalin ci sono quelli di Che Guevara.

A Tiraspol sono presenti molti tipi di industrie, tra cui mobilifici e industrie di materiali elettrici. La città è anche sede dell’azienda Elektromash, di cui il Presidente Igor Smirnov è stato direttore generale: specializzata in prodotti elettrici, l’azienda è sospettata di fare da copertura per lo smercio di armamenti illegali destinati al terrorismo internazionale[2].

Nel 1989 la città aveva una popolazione di circa 190.000 abitanti: il 18% erano russi, il 32% ucraini e il 38% moldavi (nel 1919 i moldavi erano il 42%). È stato stimato che, dopo una certa crescita negli anni 1990 la popolazione sia di nuovo diminuita ai livelli del 1989, e secondo il World Gazetteer raggiunge circa 162.000 abitanti. Dopo la secessione dalla Moldavia molti moldavi sono infatti fuggiti, e si pensa che la popolazione moldava nella città sia scesa al 13% del totale.

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Barcellona-Barcelona, Siviglia-Sevilla, Malaga-Málaga (Spagna-España-Spain) Tenerife, Fuerteventura (Isole Canarie-Canary Islands) – Cosa vedere, storia, foto e video

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La Spagna

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Barcellona (book fotografico e video)

 

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Book fotografico di Barcellona

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Book fotografico di Barcellona con Vueling

 

Barcellona (in catalano e spagnolo Barcelona) è una città di 1.602.386 abitanti (area metropolitana istituzionale: 2.215.581 abitanti) della Spagna, capoluogo della Catalogna, una comunità autonoma della parte nord-orientale dello stato, oltre che capoluogo dell’omonima provincia e della comarca del Barcelonès. Soprannominata Ciudad Condal o Ciutat Comtal (Città dei Conti), è la seconda città della Spagna per numero di abitanti dopo Madrid, la capitale. Nel 1992 fu sede dei Giochi Olimpici estivi. Nel 2004, a Barcellona, si è tenuto, per la prima volta assoluta, il Forum Universale delle Culture, la città ha ospitato l’Esposizione internazionale del 1888 e quella 1929, è la sede fissa del mobile world congress, e inoltre Barcellona è sede dell’Unione per il Mediterraneo. Forte del turismo, del porto e della vicinanza alla Francia (160 km da Le Perthus), la città vide la sua già prospera economia impennarsi dopo i giochi olimpici del 1992. La città è il secondo maggior centro industriale e finanziario della Spagna dopo Madrid, nonché il maggior porto commerciale e turistico e uno dei maggiori d’Europa.

Barcellona ha un clima mediterraneo con alcune caratteristiche differenti, da quelle tipiche del clima mediterraneo, come una quantità non trascurabile di piogge in estate e un minimo secondario di precipitazioni in inverno. A Barcellona, come in tutta la Catalogna, il classico clima mediterraneo con inverni umidi e temperati ed estati aride risente della posizione a nord del Mediterraneo Occidentale.

Cosa vedere a Barcellona

A Barcellona si ha la possibilità, percorrendo a piedi le strade, di trovare tracce della sua storia millenaria, dalle rovine romane e della città medievale fino ad arrivare ai quartieri del modernismo catalano, con i suoi edifici caratteristici, i suoi isolati quadrati, i suoi viali alberati e le sue strade larghe. La città antica è praticamente piana mentre i quartieri più recenti acquisiscono maggiore pendenza man mano che ci si avvicina alla catena di colline retrostante.

Alcuni esempi del modernismo sono gli edifici del Quadrat d’Or nel quartiere dell’Eixample, le opere di Antoni Gaudí e il Palau de la Música Catalana di Lluís Domènech i Montaner, dichiarato nel 1997 patrimonio dell’umanità dall’Unesco e situato nel quartiere di Sant Pere, accanto a Via Laietana. Non meno importanti sono i contributi architettonici, sempre d’impianto modernistico, di Josep Puig i Cadafalch.

All’interno del Barri Gòtic, nella Ciutat Vella, da notare la bellissima Cattedrale di Sant’Eulalia, dedicata alla patrona della città. La cattedrale è liberamente visitabile in alcune ore del giorno, altrimenti l’entrata è a pagamento e comprende non solo la chiesa ma anche i musei annessi all’interno dei palazzi collegati alla cattedrale tra cui il Palau del Lloctinent che fa da sfondo alla Plaça del Rei. Sempre nel Barri Gòtic si trova un’altra chiesa degna di nota: Santa Maria del Pi, mentre Santa Maria del Mar si trova nel Born.

Tra i luoghi di maggior attrazione è necessario ricordare Les Rambles (in catalano) o Las Ramblas (in spagnolo), viale situato tra Plaça Catalunya, centro della città moderna, e il Porto Antico. La strada, sia di giorno sia di notte, è colma di gente e lungo il suo marciapiede centrale si possono trovare giornalai, fiorai, venditori di uccelli, artisti di strada, caffetterie, ristoranti e negozi. In prossimità del porto è frequente incontrare bancarelle dove si esercitano e lavorano pittori e disegnatori. Passeggiando lungo Les Rambles si possono ammirare vari edifici di interesse come il Palazzo della Virreina, il colorato Mercato della Boqueria e il famoso Teatro del Liceu, in cui vengono rappresentati opere e balletti. Anche le strade laterali sono caratteristiche; una di queste, molto breve, conduce alla Plaça Reial, una piazza con palme ed edifici i cui portici ospitano birrerie e ristoranti e nella quale, durante il fine settimana, si riuniscono i collezionisti di francobolli e di monete.

Le Ramblas terminano arrivando al Porto Antico, dove si trova la statua di Cristoforo Colombo (Cristòfor Colom in catalano, Cristóbal Colón in spagnolo) che, con il dito puntato, indica metaforicamente la direzione del Nuovo Continente. A pochi passi da lì, si incontra il Museo Marittimo dedicato soprattutto alla storia navale del Mar Mediterraneo, nel quale si può ammirare la riproduzione in scala reale di una galera da combattimento. Il Museo è situato nei cantieri navali medioevali, dove venivano costruite le barche che navigavano per il Mediterraneo, ed i suoi capannoni in pietra sono un esempio di archeologia industriale. Il Porto Antico offre altre attrazioni, come un centro commerciale con negozi, ristoranti, cinema e il maggior Acquario della fauna marina mediterranea.

La città di Gaudí

Barcellona è la città dove ha vissuto e lavorato l’architetto Antoni Gaudí, le cui opere attraggono ogni anno molti turisti da tutto il mondo. La più nota è la chiesa della Sagrada Família, il cui nome completo in catalano è Temple Expiatori de la Sagrada Família (Tempio espiatorio della Sacra Famiglia), che Gaudí lasciò largamente incompiuta e che è tuttora in costruzione dal 1882. In base ai moderni mezzi e materiali si prevede che verrà ultimata intorno al 2020. I lavori per la sua costruzione sono unicamente finanziati dalle offerte dei fedeli e dalle entrate derivanti dalla vendita ai visitatori del biglietto di ingresso. La facciata della Natività era già stata completata prima della morte del progettista; recentemente è stata terminata quella della Passione e otto delle dodici torri previste (corrispondenti agli apostoli). Rimane inoltre da completare la facciata della navata centrale, quella rappresentante la Gloria.

Tra le altre opere di Antoni Gaudí, le più famose e importanti sono il Parc Güell, la Casa Milà, meglio conosciuta con il nome di “La Pedrera”, Casa Batlló, Palau Güell e Casa Vicens.

Musei

Tra i musei dell’arte di Barcellona rivestono un grandissimo interesse quello della Fundació Joan Miró, dove si possono ammirare alcune opere del pittore maiorchino e dove vengono realizzate esposizioni itineranti provenienti da tutti i musei del mondo; il Museu Picasso, contenente un’importante collezione di opere poco conosciute del famoso pittore che risalgono al suo primo periodo. Nel Museo nazionale dell’arte catalana (MNAC) si trova una delle più grandi collezioni di arte romanica del mondo. Tra questi di speciale interesse sono gli affreschi romanici trasferiti al museo direttamente da cappelle e chiese di tutta la Catalogna. A pochi passi dal MNAC, alle falde di Montjuïc si trova il CaixaForum Barcelona, un grande centro culturale che trova sede nell’antica Fàbrica Casaramona. Uno dei musei più celebri della città è il Museo di storia di Barcellona, conosciuto anche con la sigla MUHBA, dedito alla storia e archeologia della città. Il Museo del cioccolato ha per obiettivo la promozione della tradizione cioccolatiera artistica locale. È stato inaugurato dall’inventore Pep Torres nel 2011 il MiBa, Museu d’Idees i Invents de Barcelona.

Il Montjuïc e il Tibidabo

Per godere di uno splendido panorama di tutta la città si può salire a Montjuïc, il piccolo monte situato vicino al porto, sulla cima del quale si trova il Castell de Montjuïc, un’antica fortezza militare che servì per vigilare l’entrata a Barcellona dal mare. Questo luogo è tristemente noto ai catalani perché nel 1940 vi fu fucilato dalla polizia franchista Lluís Companys, presidente della Generalitat de Catalunya, oggi considerato eroe nazionale catalano. Oltre che il già menzionato Museo nazionale dell’arte catalana (MNAC), primaria attrattiva della città, ospita anche impianti olimpici come lo stadio olimpico Lluís Companys, progettato dall’architetto italiano Vittorio Gregotti e sede fino al 2009 delle partite casalinghe della seconda squadra di calcio della città, l’Espanyol; il palazzo dello sport (Palau Sant Jordi, in onore del Santo patrono della Catalogna), disegnato da Arata Isozaki, e le piscine. Domina il paesaggio la torre delle comunicazioni disegnata da Santiago Calatrava e costruita per le Olimpiadi del 1992. Sempre a Montjuïc si trova il giardino botanico, che dispone di una collezione unica di cactus, e il Teatre Grec costruito in occasione dell’Expo 1929.

Un altro luogo dal quale godere di una bellissima vista su Barcellona è la montagna del Tibidabo, situata nell’entroterra nella parte più alta della città. Si può salire con l’automobile, autobus, tram e funicolare. Sul Tibidabo si trova un parco di divertimenti di antiche origini e anche qui è presente, a breve distanza, un’antenna delle telecomunicazioni d’autore, disegnata da Norman Foster.

I parchi

Barcellona conta numerosi parchi. I più conosciuti sono il Parc Güell opera di Antoni Gaudí situato nel distretto di Gracia, il parco di Montjuich, situato sulla cima della montagna omonima e il Parque de la Ciudadela (Parc de la Ciutadella), situato nel centro della città e nel cui interno si trova il Parlamento della Catalogna e il parco zoologico della città famoso per aver ospitato il gorilla albino Fiocco di Neve. Recentemente è stato inaugurato il Parco della Diagonal Mar, il più grande della città, disegnato da Enric Miralles. Altri parchi minori sono: il “Parco della Spagna Industriale” nel quartiere di Sants, il Parc de l’Estació del Nord opera di Beverly Pepper, il “Parco del Forum” dove si è svolto il Forum Universale delle Culture del 2004, il Parco del labirinto di Horta, parco dove gli alberi sono piantati in modo da formare un labirinto, il “Parco del Clot” vicino alla Plaça de las Glòries e il “Turò Park”, vicino alla Plaça de Francesc Macià.

Le spiagge di Barcellona

Una delle principali attrattive di Barcellona negli ultimi anni sono state le sue spiagge. Grazie alla rigenerazione del litorale attuata nel 1992, per le Olimpiadi, Barcellona oggi può contare su sei spiagge che si estendono per più di 4,2 km. Le spiagge sono centrali: collegate con il centro storico e situate tutte a pochi minuti dalla città. Tutte le spiagge sono attrezzate con i più importanti servizi: docce, vigilanza, pronto soccorso e, in alcuni casi, cabine-spogliatoio e servizio di noleggio di amache, lettini e ombrelloni. Le spiagge sono sottoposte a pulizia ogni giorno di tutto l’anno e hanno tutte la bandiera azzurra dell’Unione Europea. Secondo dati del comune di Barcellona, ogni anno le spiagge di Barcellona ricevono più di sette milioni di bagnanti. Anche se la maggior parte di questi bagnanti si concentrano nei mesi estivi tra maggio e settembre, cittadini e turisti possono usufruire delle spiagge per tutto l’anno visto che sono attrezzate per giocare a tennis, pallavolo e altri sport. Nella spiaggia della Barceloneta, vicino all’Hotel Arts, è situato un moderno centro di talassoterapia municipale e il centro polisportivo marittimo, dotato di piscine con acqua di mare che permettono di utilizzare i servizi sportivi tutto l’anno. Le sei spiagge sono, da est a ovest: Sant Sebastià, Barceloneta, Nova Icària, Bogatell, Mar Bella e Nova Mar Bella. In quest’ultima esiste un’area riservata ai nudisti.

La Monumental de Barcelona

La Plaza de toros Monumental di Barcellona fu inaugurata nel 1914 con il nome di “El Sport” e ribattezzata “La Monumental” nel 1916. È situata tra la Gran Via e la Calle Marina nel distretto dell’Eixample. Con una capienza di 19.582 spettatori, è stata l’ultima plaza ancora attiva a Barcellona, dopo la chiusura della Plaza de El Torin e las Arenas.

All’interno della Monumental si trova il Museo Taurino di Barcellona, dove sono esposte carte di famosi toreri, teste di celebri tori, documenti storici e oggetti relazionati con la tauromachia.

Nel 2010, il parlamento catalano ha approvato una legge, entrata in vigore il 1º gennaio 2012, che vieta la corrida in tutta la Catalogna[9], rendendo così inutilizzabile, a tale scopo, la Monumental.

Barcellona olimpica

Barcellona ha ospitato le Olimpiadi nel 1992. Molte delle installazioni sportive utilizzate si trovano sulla montagna di Montjuïc. Lì si trovano: lo Stadio Olimpico Lluís Companys, il museo Olimpico, il Palacio Sant Jordi, le piscine Picornell e la Piscina municipale di Montjuïc. Lontano dalla montagna si trovano le installazioni del FC Barcelona, tra le quali troviamo il Camp Nou, il Palau Blaugrana (Palacio Azulgrana), il Mini Estadi e il Museo del FC Barcelona. Nel nord della città si trova il velodromo di Horta, le installazioni del Tennis della Teixonera e il padiglione de Valle de Hebron. Per ultimo, il quartiere della Villa Olimpica è il luogo dove furono alloggiati gli atleti, oggi accoglie numerose spiagge, ristoranti e zone di divertimento.


 

Siviglia (book fotografico)

 

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IL Book fotografico di Siviglia (Spagna)

 

Siviglia (in spagnolo Sevilla) è una città di origine ibero-punica della Spagna. Situata nella parte sud-occidentale della penisola iberica, è il capoluogo della Comunità Autonoma dell’Andalusia e della provincia di Siviglia. La città sorge sulle rive del fiume Guadalquivir.

Con 700 169 abitanti (INE 2013) è la quarta città della Spagna per numero di abitanti. La sua area metropolitana conta 1 508 605 abitanti (INE 2010). Siviglia può essere considerata come il centro artistico, culturale, finanziario, economico e sociale del sud della Spagna.

Notevole è anche l’interesse turistico, grazie ai numerosi monumenti, piazze, giardini e alla fervente vita notturna. In particolare la Giralda, la Cattedrale, l’Alcázar e l’Archivio delle Indie sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1987.

Storia contemporanea

La storia più recente della città è stata caratterizzata da due grandi esposizioni. Nel 1929 fu organizzata l’Esposizione Iberoamericana, voluta per potenziare l’economia andalusa, per la quale la fisionomia di Siviglia cambiò con la creazione del Parco Maria Luisa in cui furono costruite diverse opere della cosiddetta architettura regionalista. Poco dopo, nel febbraio del 1936, la città cadde subito in mano ai franchisti all’inizio della Guerra civile spagnola. La repressione nei primi due anni fu violentissima e si calcola che morirono circa 3 000 persone dal 1936 al 1937.

Nel 1992 ci fu l’Esposizione Universale (EXPO) con cui la città ha acquisito un nuovo profilo urbano nella zona a sud del fiume. Furono creati palazzi in stile avanguardista per ospitare le esposizioni sull’Isola della Certosa che fu collegata al centro da un nuovo ponte, ora uno dei simboli della Siviglia moderna, il ponte dell’Alamillo. La maggior parte delle installazioni utilizzate dall’EXPO sono state convertite per altri usi e alcune sono state utilizzate per un parco tecnologico. Sempre in occasione dell’Esposizione fu costruita la nuova stazione ferroviaria di Santa Justa e fu inaugurata la tratta dell’alta velocità per Madrid.

Nel 1999 Siviglia ha ospitato i mondiali di atletica. Attualmente, la città è coinvolta in un grande processo di trasformazione urbana. L’area monumentale del centro storico è stata dichiarata area pedonale e da ottobre 2007 la mobilità si completa con una linea di metro in superficie (MetroCentro) che collega le stazioni della Metropolitana di Prado de San Sebastián e Puerta de Jerez, con Avda. Constitución e la Plaza Nueva. Nel 2009 è stata inaugurata la Linea 1 della Metropolitana, con un percorso di 18 km e 22 stazioni tra Ciudad Expo ed Olivar de Quintos.

Luoghi di interesse turistico

Le piazze sulle quali si affacciano i monumenti principali della città come la Cattedrale e i Reales Alcazares, sono la Plaza de la Virgen de los Reyes e Plaza Triunfo.
Attorno al nucleo di Siviglia monumentale si trovano i quartieri di Santa Cruz ed El Arenal che conservano tuttora l’aspetto dell’epoca moresca con vie strette e tortuose, piazzette irregolari e case basse con ampi ed eleganti patios.

La Giralda

La Giralda è l’antico minareto della moschea divenuto poi la torre campanaria della cattedrale ed ora è il monumento simbolo di Siviglia. Da questa torre in epoca moresca il muezzin chiamava i fedeli alla preghiera e molto probabilmente veniva anche utilizzata come osservatorio astronomico.

La sua costruzione iniziò nel 1171 e si concluse nel 1198, opera dell’architetto Aben Baso (Ahmad ibn Baso). Nel corso del tempo la struttura subì numerosi cambiamenti e rappresenta uno dei migliori esempi dello stile mudéjar della Spagna.

Raggiunge ora l’altezza di 103 metri e per questo motivo la sua presenza nella città è costante apparendo dagli angoli più imprevisti. In cima si trova un coronamento rappresentante il Trionfo della Fede che viene chiamato Giraldillo.

La Cattedrale

La Cattedrale di Siviglia, per ampiezza dell’aula, è la più grande della Spagna e la terza del mondo cristiano dopo San Pietro a Roma e Saint Paul a Londra e ciò rispecchia bene l’ambizione e l’entusiasmo di coloro che ne progettarono la costruzione verso la fine del XIV secolo quando la città era una delle più importanti d’Europa. Fu costruita dove sorgeva la grande moschea di cui rimangono solo la Giralda e il Patio de los Naranjos (patio degli aranci) che corrispondeva all’antico patio delle abluzioni.

La pianta è un rettangolo di 126,18 metri di lunghezza per 83,60 di larghezza divisa in cinque navate ed è alta 30,48. Il suo punto più alto raggiunge però i 56 metri. Dal 2005 fa parte del libro dei Guinness dei primati per la sua enorme estensione spaziale. Anche se fu terminata nel 1506 ci vollero quattro secoli per darle l’aspetto attuale.

La facciata principale si trova lungo Avenida de la Constitución e all’esterno la chiesa è circondata dalle gradinate, ovvero delle scalinate collegate tra loro da catene, che furono costruite per servire da punto di assunzione di braccianti durante il XIV secolo.

L’interno è impressionante data la grandiosità dell’edificio. Nella navata centrale dietro il coro spicca la Cappella Maggiore, chiusa da una magnifica inferriata in ferro dorato, all’interno della quale si trova l’immenso retablo della “Virgen de la Sede”, inserito nel libro dei Guinness dei primati dal 2005 per la sua immensa grandezza. Sempre all’interno del tempio ha sede il mausoleo di Cristoforo Colombo, sotto il grande orologio ottocentesco, ed è esposto l’autentico Giraldillo della Giralda.

I Reales Alcázares

I Reales Alcázares (le fortezze reali) vengono chiamati così, al plurale, perché costituiscono un insieme architettonico che va dal primo Alcázar arabo (al-Qasr) ai successivi ampliamenti di cortili e palazzi che furono costruiti dai monarchi successivi. Dell’Alcázar restaurato dagli Almohadi nel XII secolo rimane solo una parte delle mura, il Patio del Yeso e quello de la Montería. La struttura che si può vedere adesso è in gran parte dovuta alla ristrutturazione di Pietro I di Castiglia. Oltre alle stupende sale, stanze e cortili dei palazzi ci sono anche dei magnifici giardini che sono un bell’esempio di un’arte in cui gli andalusi sono grandi maestri.

Archivio generale delle Indie

L’edificio dell’Archivio delle Indie si affaccia su Plaza del Triunfo e fu realizzato tra il 1584 e il 1598 in stile rinascimentale con pianta quadrata, due piani ed un patio centrale con portici. Il progetto fu di Juan de Herrera e inizialmente era stato costruito per ospitare la Borsa dei Commercianti in modo da decongestionare l’intensa attività commerciale che si svolgeva a Siviglia in seguito alla scoperta dell’America. Per volontà di Carlo III fu convertito in sede dell’Archivio delle Indie nel 1785 per raccogliere i documenti legati ai possedimenti spagnoli d’oltremare. Rappresenta oggi uno degli archivi più importanti del mondo con milioni di documenti preziosissimi.

Quartiere di Santa Cruz

Il Barrio de Santa Cruz è uno dei quartieri più pittoreschi e famosi di Siviglia. Si trova in pieno centro ed è la zona della città che più di tutte ha mantenuto la sua struttura moresca. In seguito all’espulsione degli arabi, qui si installò la comunità ebraica, una delle più grandi di Spagna, ai tempi di Ferdinando III.
Il quartiere è un dedalo di viuzze strette e tranquille sulle quali si affacciano splendide abitazioni con facciate bianche e ocra ricoperte da edere e fiori. Nel XV secolo furono costruite diverse piazze che si aprono in mezzo al labirinto di vie. Una di queste piazze, Plaza de los Venerables, prende il nome dall’Ospedale de los Venerables Sacerdotes, uno dei palazzi barocchi più interessanti della città costruito tra il 1675 e il 1695 e decorato con dipinti di Juan de Valdés Leal e suo figlio Lucas Valdés. In calle de Santa Teresa al numero 8 si trova la casa, oggi museo, in cui il celebre pittore Murillo trascorse gli ultimi anni della sua vita. A sud del quartiere si trovano i Giardini di Murillo che facevano parte degli orti dei Reales Alcázares e furono donati alla città nel 1911.

La Torre dell’Oro

La Torre dell’Oro è, assieme alla Giralda, il monumento più emblematico di Siviglia; si tratta di un’antica torre di sorveglianza sulle sponde del Guadalquivir. Fu costruita dagli Almohadi nei primi anni del XIII secolo per controllare la navigazione sul fiume e sembra che il suo nome derivi dal fatto che un tempo era ricoperta di maioliche dorate.
La torre possiede una pianta dodecagonale costituita da due corpi, uno in pietra e uno in mattoni. Il coronamento venne aggiunto solo nel 1760. Attualmente la torre ospita il Museo Navale.

Arena della Real Maestranza

L’Arena dei Tori di Siviglia è uno dei luoghi più prestigiosi della tauromachia. Fu costruita nel XVIII secolo e restaurata verso la metà del XIX secolo. Dopo quella di Ronda, è la più antica del mondo e anche una delle più grandi con una capienza di 12 500 posti. Al suo interno è ospitato un museo che ripercorre la storia taurina di Siviglia che è antica e illustre, avendo la sua arena ospitato i più grandi toreri di tutti i tempi. Le corride iniziano durante le festività pasquali e durano fino al mese di ottobre

Casa de Pilatos

Nell’omonima piazza si trova la Casa de Pilatos, il più sontuoso palazzo di Siviglia costruito agli inizi del XVI secolo, residenza dei duchi di Medinaceli. L’idea era quella di realizzare una copia del Pretorio del procuratore della Giudea, Ponzio Pilato, dato che l’edificio era stato fortemente voluto da Don Fadrique, di ritorno dal suo viaggio in Terra Santa.
Il palazzo è un insieme di stili architettonici diversi che vanno dal Rinascimentale allo stile mudéjar, tipico dell’Andalusia.

Parco di María Luisa

Il più bel parco di Siviglia nasce dalla donazione, fatta alla città nel 1893, di metà dei giardini del Palazzo San Telmo, che erano di proprietà della principessa Maria Luisa. In seguito, il parco subì enormi cambiamenti per l’Esposizione iberoamericana del 1929 in quanto si decise di sistemare i padiglioni dell’Esposizione nel parco. L’ingegnere francese Forestier fu incaricato di progettare i giardini mentre Anibal Gonzalez progettò buona parte degli edifici espositivi e soprattutto le piazze di Spagna e d’America.

Plaza de España è un’enorme piazza a forma di semicerchio con un diametro di 200 metri che culmina in due alte torri alle estremità. Al centro c’è un canale navigabile e tutta la piazza è circondata da portici sormontati da balaustre al di sotto delle quali ci sono delle panchine decorate con maioliche che raffigurano le 54 provincie spagnole. L’ampiezza e la sua particolare disposizione la rendono una delle piazze più belle della città.
Plaza de América si trova nella zona del parco dove sono stati costruiti la maggior parte dei padiglioni espositivi del ’29. La piazza è un ampio spazio immerso nel verde, con al centro una grande fontana circondata da tre padiglioni, dove oggi sono ospitati dei musei.

Il padiglione delle belle arti ospita attualmente il museo archeologico di Siviglia, che ospita una collezione di oggetti d’oro dall’età del rame alla romanizzazione, numerose statue provenienti dagli scavi di Italica e alcune leggi romane incise su lastre di bronzo.

Altri luoghi da visitare

In centro, la piazza di Porta Jerez, che una volta era l’uscita dalle mura cittadine, è ora una bella piazza nelle vicinanze della quale si trova l’Hotel Alfonso XIII, il più lussuoso di Siviglia, costruito nel 1929 in stile neo-mudéjar, e il palazzo San Telmo, costruito nel XVII secolo e con una stupenda facciata principale in stile barocco. Dietro Porta Jerez si trova anche l’enorme edificio dell’Università principale di Siviglia che una volta era la Reale Fabbrica di Tabacco, costruita quando Siviglia aveva il monopolio dell’elaborazione del tabacco. L’edificio è stato concepito come se fosse una cittadella, con una zona residenziale, una industriale, un fosso che la circondava con relativo ponte levatoio e un carcere.
Sulla sponda opposta del fiume, rispetto alla Cattedrale, sorge il quartiere di Triana, uno dei più amati dai sivigliani, quartiere che è stato per secoli legato al fiume ed al mare. Altro famoso quartiere è quello della Macarena, nella cui omonima Basilica è custodita la venerata immagine della Vergine Speranza Macarena, che viene portata in processione per la città, in mezzo al fervore popolare, durante le festività pasquali. Edifici o luoghi degni di nota sono:

Plaza de España
Teatro Lope de Vega
Palazzo Arcivescovile.
Antico Tribunale.
Basilica Macarena
Plaza de la Encarnaciòn
Chiesa di El Salvador, con patio degli aranci
Chiesa di Santa Anna, nel quartiere di Triana.
Chiesa di San Luigi dei Francesi.
Chiesa de la Anunciacion.
Chiesa di San Lorenzo
Calle Pureza a Triana
Caños de Carmona (resti di un acquedotto romano-almohadi)
Palazzo de las Dueñas, residenza dei duchi d’Alba
Palazzo della Contessa di Lebrija
Reale Fabbrica di Tabacco
Alameda de Hércules (il pioppeto di Ercole)
Certosa di Santa Maria de las Cuevas
Casa de Pilatos, residenza dei duchi di Medinaceli


Malaga (book fotografico)

 

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IL Book fotografico di Malaga (Spagna) con Vueling

 

Málaga è una città di 560.631 abitanti, situata nella comunità autonoma dell’Andalusia, nel sud della Spagna.

apoluogo dell’omonima provincia, è affacciata sul Mediterraneo, a poco più di 100 km dallo stretto di Gibilterra, nei pressi della foce di due fiumi: il Guadalmedina, che divide il centro storico dalla città nuova, e il Guadalhorce. La città costituisce la capitale culturale ed economica della Costa del Sol.

Con oltre mezzo milione di abitanti, la città di Málaga è la sesta città spagnola per popolazione. La sua area metropolitana, che supera il milione di abitanti, si estende lungo la Costa del Sol orientale e comprende famose località balneari come Torremolinos, Benalmádena, Fuengirola e Mijas.

Cosa Vedere a Malaga

Il patrimonio storico e archeologico di Málaga è alquanto vario e comprende:
Teatro romano

Ai piedi della collina di Gibralfaro ci sono i resti del teatro romano che risalgono all’epoca augustea. Il teatro rimase in attività fino al III secolo per poi cadere in disuso. Durante la dominazione araba fu utilizzato come deposito di materiale edile per la vicina Alcazaba e in seguito se ne persero le tracce. Venne riscoperto a metà del Novecento in seguito alla demolizione di alcuni edifici. Attualmente viene utilizzato per alcune rappresentazioni teatrali all’aperto.

Alcazaba

Appena al di sopra del teatro romano, sulla collina di Gibralfaro, è situata la alcazaba, la fortezza-palazzo musulmana di epoca nasride. Si riconoscono due cinte murarie: una inferiore, più esterna, cui si accede attraverso una porta ad angolo detta Arco del Cristo, e una superiore, posta all’interno della prima. Entrambe si adattano all’orografia del terreno esaltandone la funzione difensiva. All’interno del recinto superiore si trova il palazzo moresco edificato in due tempi, XI e XIII-XIV secolo, e oggi sede del museo archeologico che raccoglie manufatti fenici, romani e moreschi.

Castello di Gibralfaro

Il Castello di Gibralfaro, posto sull’omonima collina, domina la città e il porto di Málaga ed è collegato mediante una lunga muraglia, La Coracha, all’Alcazaba. Venne edificato nel XIV secolo su resti fenici preesistenti. Una parte del castello è stato adibito a parador la cui terrazza offre uno splendido panorama della città.

Cattedrale dell’Incarnazione

L’imponente Cattedrale di Málaga è il principale edificio religioso della città. Fu edificata dove un tempo sorgeva la più importante moschea di Màlaga. I lavori di costruzione iniziarono nel 1528 e si protrassero, tra alterne vicende, per circa tre secoli; questa lunga gestazione rende ragione dello stile eclettico dell’edificio. La cattedrale non venne mai completata mancando una delle torri campanarie che dovevano abbellire la facciata; per questo motivo la chiesa è stata ribattezzata affettuosamente La Manquita (la piccola monca).

Chiesa del Sacrario

Questa chiesa va ricordata per il portale gotico e per la pala d’altare di Juan Belsameda.

Palazzo Episcopale

A fianco della Cattedrale sorge il Palazzo Episcopale, dalla pregevole facciata barocca.

Alameda Principal

L’Alameda Principal, è un antico viale fiancheggiato da alberi di ficus bicentenari. Fu realizzata grazie alla parziale demolizione di un tratto delle mura nella penisola alluvionale situata tra il fiume Guadalmedina ed il porto. Lungo il viale si trovano l’antica taverna Antica Casa del Guardia e la casa ove soggiornò Hans Christian Andersen.

Teatro Cervantes
Il Teatro Cervantes, inaugurato nel 1870, è il principal teatro della città.

Parque

Pure degno di nota è il Parque, un giardino botanico subtropicale che fiancheggia il porto. Realizzato a partire dal 1876 su un terreno strappato al mare, è lungo quasi un chilometro ed è abbellito da vialetti e statue.

Calle Marqués de Larios

La calle Marqués de Larios, principale via e cuore pulsante del centro storico, fu aperta nel 1891 per collegare la Plaza de la Constitución con il porto cittadino. Fiancheggiato da una serie di edifici ispirati alla scuola di Chicago, è oggi la via commerciale per eccellenza di Málaga ed ospita i negozi più importanti della città.

Museo Picasso Malaga

Málaga è conosciuta per aver dato i natali a Pablo Ruiz Picasso, la cui casa natale è visitabile in Plaza de la Merced. Il Museo Picasso Málaga, recentemente aperto, è uno dei maggiori al mondo dedicati all’artista e rappresenta il fiore all’occhiello dell’offerta museale della città, che ha sottoposto la propria candidatura come capitale europea della cultura nel 2016.

Centro di Arte Contemporanea (CAC)

Il Centro di Arte Contemporanea, inaugurato nel 2003 nella sede di un antico mercato lungo la riva del fiume Guadalmedina, ospita una collezione permanente di 400 opere, soprattutto fotografie. Nel 2005 è diventato il primo museo spagnolo certificato ISO 9001 grazie alla completezza della sua offerta e al suo interno si svolgono regolarmente proiezioni cinematografiche, congressi e conferenze varie.

Museo Carmen Thyssen

Inaugurato nel marzo 2011, è dedicato alle varie correnti della pittura spagnola del secolo XIX. Tutte le opere provengono dalla collezione di Carmen Thyssen-Bornemisza e sono ospitate nel Palacio de Villalón, appositamente restaurato per l’occasione.

Palacio de Ferias y de Congresos

Il palazzo delle esposizioni e dei congressi è situato appena al di fuori della tangenziale cittadina a breve distanza dall’aeroporto e domina la spianata dedicata alla Feria de Agosto.


 

Fuerteventura (book fotografico)

 

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Il Book fotografico di Fuerteventura alle Isole Canarie (Spagna)

 

Fuerteventura è un’isola subtropicale delle Canarie (Spagna), situata nell’Oceano Atlantico, al largo della costa africana. Si trova a 28°20′ N e 14°00′ O. La superficie dell’isola è di 1.660 km², la popolazione di 100.929 abitanti (2008). Fa parte della provincia di Las Palmas ed è divisa in sei municipalità:

Antigua
Betancuria
La Oliva
Pájara
Puerto del Rosario
Tuineje

67 insediamenti individuali sono distribuiti tra queste municipalità. Il vicino Islote de Lobos fa parte della municipalità di La Oliva.

Con una superficie di 1.659 km² Fuerteventura è la seconda isola delle Canarie per dimensioni dopo Tenerife (che ha 2.034,38 km²) e la più vicina alle coste africane da cui dista 97 km. A nord-est, a soli 6 km di distanza, si trova la piccola isola di Lobos, la cui superficie è di 4,58 km² e dipende da Fuerteventura.
Assieme a Lanzarote è l’isola più arida delle Canarie. È poco popolata e le principali attività praticate sono l’agricoltura (frutta, ortaggi), la pesca e il turismo.

Fuerteventura, dal punto di vista geologico, è ritenuta la più vecchia delle Canarie. La sua strana forma venne creata da una serie di eruzioni vulcaniche molte migliaia di anni fa.

Il primo hotel per turisti venne costruito nel 1965, seguito dalla costruzione dell’aeroporto di El Matorral, che sancì la nascita di una nuova era per l’isola. Fuerteventura infatti, con le sue 3.000 ore di sole all’anno, divenne rapidamente una delle principali destinazioni turistiche europee.

L’isola è situata alla stessa latitudine della Florida e del Messico e la temperatura scende di rado sotto i 18 °C o sale sopra i 24 °C. Ci sono più di 152 spiagge lungo la costa – 50 chilometri di sabbia fine bianca e 25 di ghiaino vulcanico.

Gli alisei estivi e le onde di marea invernali dell’Atlantico fanno dell’isola, per tutto l’anno, un paradiso dei surfisti. Velisti, subacquei e pescatori d’altura sono attratti dalle limpide acque dell’Atlantico, dove è facile imbattersi in balene, delfini, pesci spada e tartarughe.

Gran parte dell’interno, con le sue ampie pianure e i rilievi vulcanici, consiste di aree protette che possono essere esplorate in fuoristrada o con moto da cross.

Prodotti tropicali delle Canarie

I prodotti tropicali degustabili in queste isole comprendono la frutta esotica, come papaya, avocado, mango e platano (banane tropicali), i succhi di frutti tropicali e altri prodotti tipici, come il miele di palma, la marmellata di cactus, la crema di banane tropicali canarie, ed anche le “papas arrugatas”, (patate dolci ed esotiche, bollite in acqua salata e servite con salsa all’aglio (Alioli) o piccante (Mojo picón).

L’aloe vera, una pianta grassa tropicale originaria delle Canarie, era considerata sacra dagli indigeni aborigeni (Guanci). Il succo è ritenuto energetico, ricostituente ed utile contro il mal di stomaco. Il gel è usato in pomate per guarire le scottature e per curare dolori muscolari, e entra anche come ingrediente in creme di bellezza per viso e corpo.

Spiagge

La posizione geografica dell’isola ha permesso alle sabbie del Sahara di depositarsi sulle coste creando numerosissime spiagge. Le più popolari sono:

El Cotillo, di sabbia chiara, spiaggia lunghissima dedicata ai surfisti e ai romantici per i tramonti indimenticabili.
Le dune di Corralejo, caratteristiche costruzioni in pietra nera a forma di nido permettono di ripararsi dal vento.
Sotavento, caratterizzata dall’alternarsi delle maree che coprono e scoprono ettari di spiaggia, formando lagune dove si può passeggiare in 40 cm di acqua.
Cofete, raggiungibile con strada sterrata, attorniata da un paesaggio naturale.
Barlovento, separata dalla civiltà da 15 km di strada sterrata.
Garcey, spiaggia circondata da imponenti scogliere, caratterizzata da sabbia scura, nella cui baia ondeggia il relitto di una nave.
Morro Jable, area naturale protetta, caratterizzata dalla presenza di vegetazione resistente alle varie maree.
Jandia, anticamente un isolotto separato e in seguito unito all’isola dai depositi di sabbia.
Las Playtas, caratterizzata dalla sabbia nera di origine vulcanica.
Pozo Negro, di origine vulcanica, con sabbia scura, prende il nome dal caratteristico paesino di pescatori a cui appartiene.


Tenerife (book fotografico)

 

Il Book fotografico di Tenerife alle Isole Canarie (Spagna)

Il Book fotografico di Tenerife alle Isole Canarie (Spagna)

 

Tenerife è un’isola situata nell’Oceano Atlantico, appartenente alla Comunità autonoma delle Isole Canarie (Spagna). Insieme a La Palma, La Gomera ed El Hierro, forma la provincia di Santa Cruz de Tenerife. Con una superficie di 2.034,38 km² e una popolazione di 908.555 abitanti, è l’isola più grande dell’arcipelago e la più popolata della Spagna. Tenerife è anche la più urbanizzata e cosmopolita delle isole Canarie.

Santa Cruz de Tenerife è la capitale dell’isola e della provincia omonima, nonché la città più grande e più popolata, con 221.956 abitanti. Insieme con Las Palmas de Gran Canaria, è anche la capitale delle Isole Canarie. Tra il 1833 e il 1927, Santa Cruz de Tenerife è stata la sola capitale delle Canarie, fino a quando nel 1927 un decreto ordinò che la capitale delle Canarie fosse condivisa con Las Palmas de Gran Canaria. La seconda più grande città delle isole Canarie e il terzo comune per numero di abitanti (148.375) è San Cristóbal de La Laguna, riconosciuta come patrimonio dell’umanità. Le due città (Santa Cruz de Tenerife e La Laguna) sono fisicamente collegate, in modo tale che il numero dei loro abitanti è di circa 400.000 persone.

L’isola possiede anche un altro patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO: il Parco nazionale del Teide che è il terzo vulcano più grande del mondo e anche la montagna più alta di tutta la Spagna, il Teide. Inoltre si trova sul Macizo de Anaga sull’isola dal 2013 è Riserva della biosfera. L’isola è internazionalmente famosa per il Carnevale di Santa Cruz de Tenerife, considerato il secondo più importante del mondo. Essa ha anche il moderno Auditorio di Tenerife, situato nella capitale Santa Cruz de Tenerife, ed è un punto di riferimento della città e delle Isole Canarie. Tenerife è conosciuta anche come una destinazione turistica in Spagna e nel mondo, riceve più di cinque milioni di turisti ogni anno.

Geografia

Ambiente fisico

Tenerife è in gran parte un’isola molto ripida, che si è formata grazie alle eruzioni vulcaniche, l’ultima delle quali è stata quella del Chinyero del 18 novembre 1909.

L’isola si trova a 28° 19′ N e 16° 34′ W, leggermente a nord del Tropico del Cancro, che si trova tra Gran Canaria, La Gomera e La Palma. Si trova a poco più di 300 km dall’Africa e a 1.200 km dalla penisola iberica.

Di forma triangolare, Tenerife è l’isola più grande dell’arcipelago delle Canarie, con una superficie di 2.034,38 km²[1] e una costa di 342 km, la più lunga delle Canarie. Inoltre, qui c’è la montagna più elevata della Spagna: il Teide con i suoi 3.718 m s.l.m. Ci sono circa 200 isolotti o rocce intorno all’isola che ricoprono circa 213.835 m².

Monumenti

La maggior parte dei monumenti che si possono ammirare a Tenerife risalgono al periodo successivo alla conquista delle Canarie, nonostante si siano preservati alcuni giacimenti e luoghi risalenti agli indigeni isolani come la Cueva de Achbinico a Candelaria e il Barranco de Herques a Fasnia. Il monumento naturale più importante è il monte Teide. Monumenti architettonici importanti sono l’Auditorium di Tenerife che si trova a Santa Cruz de Tenerife, la Iglesia de La Concepción a San Cristóbal de La Laguna, la Cattedrale de La Laguna e la Basilica di Nostra Signora della Candelaria, patrona della Isole Canarie, che si trova a Candelaria, è il primo tempio mariano delle isole Canarie.

A Santa Cruz de Tenerife evidenzia anche il Museo de la Naturaleza y el Hombre, attualmente il museo riunisce resti archeologici della preistoria tanto della Tenerife come del resto dell’arcipelago canarino. È considerato il principale museo archeologico nelle isole Canarie e uno dei più importanti in Spagna.

Il Teide

Il Teide è un vulcano che si trova sull’isola di Tenerife, nell’arcipelago delle Canarie. Con i suoi 3718 metri sul livello del mare (e i circa 7.000 metri sopra la piattaforma oceanica) è la vetta più alta di Spagna e la cima più alta di tutto l’Atlantico. È il terzo più grande vulcano del mondo dalla sua base,[1] nonché uno dei vulcani attivi più alti del Continente Africano.

Storia del Teide

Il vulcano ha un ciclo di eruzione di circa 150.000 anni. Un recente studio ha dimostrato che in futuro le eruzioni del Monte Teide saranno violente, in quanto ha una struttura ben consolidata che rende possibile una violenta eruzione. Questo studio ha anche rivelato che il Teide ha una struttura quasi identica a quella del Vesuvio e dell’Etna.

Nel tempo queste eruzioni formarono un cono vulcanico che si stima essere stato di circa 5000m sul livello del mare. Una eruzione esplosiva ha però distrutto la parte superiore del vulcano creando la catena della Cañada; crollando verso nord, i detriti allungarono l’isola dandole la attuale conformazione. Successivamente nuove eruzioni diedero forma all’attuale cono che vediamo oggi svettare al centro del bacino della Cañada. La sua particolare altezza in un contesto di totale assenza di montagne nelle vicinanze (è l’unica cima dell’isola) conferisce al Pico del Teide (la punta del vulcano) un grande fascino per gli escursionisti che da qui possono godere di un 360° mozzafiato.

Seppur non si registrino eruzioni dal 1909 il vulcano è ancora attivo. Nei pressi del Pico del Teide (oltre i 3400 metri) l’alta temperatura delle rocce segnala la persistente attività del vulcano e causa il fenomeno delle “fumarole” (emissione di vapori sulfurei, che si verifica quando l’acqua infiltratasi nel terreno evapora a contatto con le rocce calde).

Cristoforo Colombo, durante il suo viaggio per le Isole Canarie, la notte del 24 agosto 1492, prima di partire per l’America, scrisse nel suo diario che il picco delle fiamme era molto al di fuori del Teide, ma recenti ricerche hanno dimostrato che l’eruzione era avvenuta in un altro vulcano.

L’ingegnere Leonardo Torriani, nel manoscritto del Cinquecento “Descrizione delle Isole Canarie”, assicura che questo vulcano è famoso per la sua grande altezza, che è descritta dai marinai in mare da 440 miglia di distanza.

Parco nazionale del Teide

Parco nazionale del Teide è il parco nazionale più visitato in Europa e nel mondo il secondo più visitato.[5][6] Dal 1954 il Teide e tutta la zona circostante fu inglobata nel Parque Nacional de Las Cañadas del Teide, attualmente conosciuto come Parque Nacional del Teide. Con la celebrazione del cinquantesimo anniversario del parco è iniziata una campagna presso l’UNESCO per la dichiarazione del parco quale patrimonio dell’umanità, riconoscimento ottenuto il 28 giugno 2007. Un’altra caratteristica del Parco Nazionale è la famosa Roque Cinchado.


 

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog “I VIAGGI DI SPEEDY”. Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato “de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

Auschwitz-Oświęcim, Birkenau, Cracovia-Kraków, Rzeszów, Terespol, Varsavia-Warszawa-Warsaw, Wadowice (Polonia-Poland-Polska) – Cosa vedere, storia, foto e video

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Polonia

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La Polonia, ufficialmente Repubblica di Polonia, (in polacco Rzeczpospolita Polska) è situata nell’Europa centrale, ha una popolazione di 38 485 779 abitanti e una superficie di 312 679 km². È una repubblica parlamentare con capitale Varsavia.

Confina a ovest con la Germania, a sud con la Repubblica Ceca e la Slovacchia, a est con l’Ucraina e la Bielorussia, a nordest con la Lituania e con la Russia (exclave di Kaliningrad) e a nord è bagnata dal mar Baltico.

Lo stato polacco ha una storia lunga più di un millennio; nel XVI secolo, sotto la dinastia Jagellone, era uno dei più ricchi e potenti paesi d’Europa. La Polonia cessò di esistere per 123 anni, in quanto spartita tra Russia, Austria e Prussia. L’indipendenza venne riguadagnata nel 1918, in seguito alla prima guerra mondiale, come Seconda Repubblica di Polonia. Dopo la seconda guerra mondiale, divenne uno stato satellite dell’Unione Sovietica, conosciuto come Repubblica Popolare Polacca (Polska Rzeczpospolita Ludowa o PRL). Nel 1989, le prime elezioni parzialmente libere dopo la seconda guerra mondiale, si conclusero con il movimento per la libertà che vinse contro il partito comunista. Il 12 marzo 1999 la Polonia è stata ammessa alla NATO. L’ingresso nell’Unione europea è avvenuto il 1º maggio 2004. Fa inoltre parte degli Accordi di Schengen.

Dalla fine del periodo comunista, la Polonia ha raggiunto un alto tasso di sviluppo e un miglioramento della qualità della vita, tant’è che nel 2010 la Polonia ha superato i Paesi bassi per diventare la sesta principale potenza economica europea.

 

 

Campo concentramento di Auschwitz (book fotografico e video)

 

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Il book fotografico del campo concentramento di Auschwitz (Polonia)

Il campo di concentramento di Auschwitz fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia. Facevano parte del complesso anche il campo di sterminio di Birkenau, situato a Birkenau (in polacco Brzezinka), il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, (in polacco Monowice) ed i restanti 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione tedesca della Polonia.

Il complesso dei campi di Auschwitz svolse un ruolo fondamentale nei progetti di “soluzione finale del problema ebraico” – eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei (nel campo, tuttavia, trovarono la morte anche molte altre categorie di internati) – divenendo rapidamente il più grande ed efficiente centro di sterminio nazista. Auschwitz, nell’immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager.

Dal 1979, ciò che resta di quel luogo è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO ed è visitabile dal pubblico.

Il complesso

Facevano parte del complesso tre campi principali e 45 sottocampi. L’area di interesse del campo (Interessengebiet), con sempre nuove espropriazioni forzate e demolizioni delle proprietà degli abitanti residenti, arrivò a ricoprire, dal dicembre 1941, la superficie complessiva di circa 40 chilometri quadrati. All’interno di questa superficie avevano sede anche alcune aziende modello, agricole e di allevamento, volute personalmente da Hitler, nelle quali i deportati venivano sfruttati come schiavi.

Auschwitz

Era un Konzentrationslager (campo di concentramento). È stato reso operativo dal 14 giugno 1940 e centro amministrativo dell’intero complesso. Il numero di prigionieri rinchiusi costantemente in questo campo fluttuò tra le 15.000 e le oltre 20.000 unità. Qui furono uccise, nella camera a gas ricavata nell’obitorio del Crematorio N.1, o morirono a causa delle impossibili condizioni di lavoro, di esecuzioni, per percosse, torture, malattie, fame, criminali esperimenti medici, circa 70.000 persone, per lo più intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici. Nei sotterranei del Block 11 di Auschwitz, la prigione del campo, il 3 settembre 1941 venne sperimentato per la prima volta dal vicecomandante del campo Karl Fritzsch, per l’uccisione di 850 prigionieri, il gas Zyklon B, normalmente usato come antiparassitario, poi impiegato su vasta scala per il genocidio ebraico.

Auschwitz, che servì come centro amministrativo per l’intero complesso, fu fondato il 20 maggio 1940 convertendo delle vecchie caserme dell’esercito polacco in un campo di concentramento e campo di lavoro. Un gruppo di 728 prigionieri politici polacchi provenienti da Tarnów furono i primi deportati ad Auschwitz il 14 giugno 1940 e lavorarono come manovali al riadattamento delle caserme, danneggiate dai bombardamenti[7] e alla costruzione delle recinzioni perimetrali.

Inizialmente gli internati furono intellettuali e membri della resistenza polacca; più tardi vi furono deportati anche prigionieri di guerra sovietici, criminali comuni tedeschi, prigionieri politici ed “elementi asociali” come mendicanti, prostitute, omosessuali ed ebrei. Normalmente vi erano detenute dalle 13.000 alle 16.000 persone ma nel 1942 si raggiunse la cifra di 20.000 detenuti.

Sopra il cancello di ingresso si trovava la cinica scritta Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi). Sembra che la scritta sia stata ideata dall’SS-Sturmbannführer Rudolph Höss, primo comandante responsabile del campo e sembra anche che il fabbro che costruì la scritta, un dissidente politico polacco di nome Jan Liwackz (detenuto con numero di matricola 1010), l’abbia fatta appositamente saldando la lettera “B” al contrario come segno di protesta in quanto conscio di quale sarebbe stata la vera funzione del campo di Auschwitz, un gesto che gli sarebbe potuto costare la vita (a tal proposito, sembra che lo stesso fabbro, sopravvissuto all’Olocausto, quando il campo fu liberato dall’Armata Rossa, chiese di riavere l’insegna in quanto, essendo stata realizzata da lui, “gli apparteneva”, cosa che non avvenne dato che, ormai, la scritta apparteneva alla storia). I prigionieri che lasciavano il campo per recarsi al lavoro, o che vi rientravano, erano costretti a sfilare sotto questo cancello, accompagnati dal suono di marce marziali eseguite da una orchestra di deportati appositamente costituita. Contrariamente a quanto rappresentato in alcuni film, la maggior parte dei prigionieri ebrei non era detenuta nel campo di Auschwitz e quindi non passava per questo cancello.

Le SS selezionarono alcuni prigionieri, spesso criminali comuni di origine tedesca o ariana (e quindi appartenenti alla “razza superiore”), come supervisori per gli altri detenuti. Tali supervisori, chiamati Kapo, si macchiarono, nella maggior parte dei casi, di orrendi crimini abusando del proprio potere e divenendo così complici dei propri carnefici.

Gli internati vivevano in baracche chiamate Block dotate di letti a castello a tre piani di tipo militare; le condizioni di sovraffollamento delle baracche, spesso utilizzate al doppio della capienza massima, costringevano i prigionieri a dividere un pagliericcio in due o più favorendo la trasmissione di parassiti e germi, che aumentavano le già elevate possibilità di infezioni e malattie.

Gli ebrei, nella scala sociale del campo, erano all’ultimo posto e ricevevano il peggior trattamento. Tutti gli internati avevano l’obbligo di lavorare (quelli inabili al lavoro venivano invece uccisi subito, appena arrivati nel campo); gli orari variavano a seconda delle stagioni ma si assestavano su di una media di 10-11 ore di lavoro giornaliero. Una domenica ogni due, tranne per chi lavorava presso aziende belliche che funzionavano a ciclo continuo, era considerata giorno festivo e dedita ai lavori di pulizia e manutenzione del campo e all’igiene personale dei detenuti. Le disumane condizioni di lavoro, le scarse razioni di cibo e le condizioni igieniche pressoché inesistenti portavano rapidamente i detenuti alla morte.

La liberazione del campo

Il 27 gennaio 1945 il campo fu liberato dalle truppe sovietiche durante la loro rapida avanzata invernale dalla Vistola all’Oder. Il primo reparto che entrò nel campo faceva parte della LX Armata del generale Kurockin del 1° Fronte Ucraino del maresciallo Ivan Konev[18]. Furono trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita. Inoltre, furono trovati migliaia di indumenti abbandonati, oggetti vari che possedevano i prigionieri prima di entrare nel campo e otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto.

L’ingresso del campo principale sormontato dall’insegna che recita “il lavoro rende liberi”
Auschwitz non fu tuttavia il primo campo di sterminio a essere scoperto: in realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi come quello di Chełmno e quello di Bełżec ma questi, essendo di sterminio e non di concentramento, erano vere e proprie fabbriche di morte dove i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo poche unità speciali.


 

Campo concentramento Birkenau (album fotografico)

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Il book fotografico del campo concentramento di Birkenau (Polonia)

Il campo di sterminio di Birkenau fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia. Facevano parte del complesso, oltre al campo di Birkenau e quello principale di Auschwitz, anche il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, (pol. Monowice) ed altri 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione nazista della Polonia.

Il campo

Era il Vernichtungslager (campo di sterminio) del complesso. Era l’immenso lager nel quale persero la vita oltre un milione e centomila persone, in stragrande maggioranza ebrei, russi, polacchi e zingari. Le vittime erano condotte alle camere a gas immediatamente dopo la tipica selezione degli inabili al lavoro agli arrivi dei convogli.

Birkenau era inoltre il più esteso Konzentrationslager dell’intero universo concentrazionario nazista e arrivò a contare fino a oltre 100.000 prigionieri contemporaneamente presenti. Era dotato di quattro grandi Crematori e di «Roghi», fosse ardenti ininterrottamente giorno e notte, usate per l’eccedenza delle vittime che non si riusciva a smaltire nonostante le pur notevoli capacità distruttive delle installazioni di sterminio. Gli internati, reclusi separatamente in diversi settori maschili e femminili, erano utilizzati per il lavoro coatto o vi risiedevano temporaneamente in attesa di trasferimento verso altri campi. Il campo, situato nell’omonimo villaggio di Brzezinka, distava circa tre chilometri dal campo principale e fu operativo dall’8 ottobre 1941.

Birkenau fu concepito inizialmente, secondo i piani di Himmler del marzo 1941, come campo per i prigionieri di guerra russi. Il campo di Birkenau fu il principale campo di sterminio del complesso concentrazionario di Auschwitz. Qui furono imprigionate parecchie centinaia di migliaia di deportati, in diversi sotto-campo, e trovarono la morte circa 1,1 milioni di persone.

Il complesso di Birkenau divenne operativo il 7 ottobre 1941, inizialmente appunto come campo per i prigionieri di guerra russi catturati in grande numero durante le prime fasi dell’invasione tedesca. Degli oltre 13.000 deportati russi di questi primi trasporti solo 92 erano ancora vivi il 27 gennaio 1945 alla liberazione del campo.

Il campo fu installato presso la cittadina a Brzezinka (in tedesco Birkenau), a circa 3 km dal campo Auschwitz. Il luogo fu selezionato per la vicinanza della linea ferroviaria che avrebbe semplificato le operazioni logistiche per le previste grandi deportazioni successive. Successivamente il campo fu utilizzato come strumento principale di sterminio nel contesto della tristemente famosa soluzione finale della questione ebraica.

Quando il campo fu costruito, furono distrutte le abitazioni di alcuni abitanti del luogo per ricavarne materiale da costruzione. Le dimensioni del campo erano di circa 2,5 km per 2 km ed era circondato da filo spinato elettrificato usato da alcuni prigionieri, stremati dalla impossibili condizioni di vita – addirittura peggiori di quelle di Auschwitz e di Monowitz -, per suicidarsi (nel gergo del campo: «andare al filo»). Il modo migliore per percepire l’impressionante vastità del campo di sterminio è quello di fare a piedi il percorso che dall’ingresso principale e costeggiando per più di un Km i binari ferroviari porta fino al monumento alla memoria delle vittime, posto nella zona dei crematori. Voltandosi indietro si vede appena in lontananza la costruzione dell’ingresso.


 

Cracovia (album fotografico)

 

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Il book fotografico di Cracovia (Polonia)

Cracovia (in polacco Kraków) è una città polacca di 756 300 abitanti della Polonia meridionale, una delle più antiche ed estese dello Stato. È capoluogo del relativo voivodato della Piccola Polonia dal 1999; in precedenza è stata capoluogo del Voivodato di Cracovia fin dal 1308. Inoltre è un grande centro commerciale e industriale (stoffe, pelli, macchine agricole, cartiere, editoria) e un importante nodo ferroviario.

Cracovia è stata a lungo la capitale del paese e a tutt’oggi rimane il suo principale centro culturale, artistico e universitario – è sede tra le altre della Università Jagellonica, la più antica del paese e una delle più antiche d’Europa. Con più di otto milioni di visitatori ogni anno, è la principale meta turistica internazionale della Polonia. È famosa per il suo piccolo e curato centro storico, iscritto nella Lista UNESCO come Patrimonio dell’Umanità, per la sua immensa piazza centrale e per la curatissima fascia di giardini ampia da 50 a 100 metri che circonda completamente il centro. Nel Castello di Wawel è custodito il famoso dipinto di Leonardo da Vinci, Dama con l’ermellino, prima esposto all’interno del Museo Czartoryski, ubicato nella Città Vecchia.

È sede arcivescovile dal X secolo e ne fu vescovo dal 1964 al 1978 Karol Wojtyła, futuro papa Giovanni Paolo II.

Capitale europea della cultura nel 2000, nel 2013 ha ricevuto dall’UNESCO anche il riconoscimento di città della letteratura, prima città dell’Europa continentale a ricevere questo titolo e nel 2014 la città è stata scelta come Città europea dello sport.

Cracovia è stata città organizzatrice del campionato mondiale di pallavolo nel 2014 e lo sarà del campionato europeo di pallamano nel 2016. Nel 2016 sarà anche organizzatrice della 31ª Giornata Mondiale della Gioventù.

Geografia

Cracovia è situata nelle aree meridionali della Polonia, sulle rive del fiume Vistola, in una valle ai piedi dei monti Carpazi ad un’altitudine di circa 219 metri s.l.m., ai piedi della collina di Wawel, nell’area meridionale della Piccola Polonia (Małopolska). L’altitudine varia da 220 (dolina Wisły), 238 (Wzgórze Wawelskie), 250 (Górka Borkowska-Jugowice), 380 (Kopiec Piłsudskiego).
A mezza strada tra gli altopiani della Jura Polacca di origine giurassica a nord e dei Monti Tatra distanti soltanto 100 km a sud, costituisce il confine naturale tra Slovacchia e Repubblica Ceca e si trova a 230 km ad ovest dal confine con l’Ucraina. Ci sono cinque riserve naturali vicino Cracovia, per un’area complessiva di 48,6 ettari (120 acri), che a causa del loro valore ecologico sono legalmente protette. La parte occidentale della città, assieme alle estremità nord e nord-occidentale, raggiunge un’area di importanza internazionale conosciuta come Jurassic Bielany-Tyniec refuge. I principali motivi di protezione di quest’area includono salvaguardia faunistica e della flora così come caratteristiche geomorfiche e paesaggistiche. Un’altra parte della città è situata lungo il ‘corridoio’ ecologico della Vistola, anch’esso di rilevanza internazionale in quanto parte della rete ecologica Pan-Europea. Il centro cittadino è sviluppato sulla sponda sinistra (a nord) del fiume.

Cosa vedere a Cracovia

L’architettura gotica, rinascimentale e barocca della Città Vecchia (Stare Miasto) è mirabile testimone della lunga e gloriosa storia di Cracovia: al centro del nucleo medievale, conservatosi quasi completamente intatto, vi è la Piazza del Mercato, la più grande piazza medievale d’Europa, un quadrato di 200 metri di lato (Rynek Głowny), attorno alla quale sorgono bellissimi palazzi dei secoli XVII e XVIII, alcuni dei quali di impronta veneta, la torre civica del Municipio, il grande Mercato dei Tessuti (Sukiennice) e soprattutto la chiesa di Santa Maria. Attorno alla Città Vecchia correva una possente cinta muraria completamente abbattuta, ad eccezione di un breve tratto superstite contiguo alla porta di San Floriano e al Barbacane, durante la dominazione austriaca. Sul suo antico tracciato oggi sorge il giardino del Planty. L’altro nucleo storico di Cracovia sorge a sud della Città Vecchia, sulla collina di Wawel (residenza dei re di Polonia fino al XVII secolo), dove si trovano le più importanti vestigia: la chiesa dei Ss. Felice e Adaucto (IX secolo), il Castello con il cortile rinascimentale degli architetti fiorentini Francesco della Lora e Bartolomeo Berecci, la Cattedrale, che racchiude le tombe dei re polacchi a partire dal Trecento e la cappella funeraria del re Sigismondo I, d’impronta italiana al pari della chiesa barocca dei Santi Pietro e Paolo, la più bella dell’Europa centrale nel suo genere.

Ad oriente della Città Vecchia sorge il quartiere di Kazimierz, il centro della vita religiosa e sociale della Cracovia ebraica fino alla deportazione di massa della comunità locale avvenuta durante l’occupazione nazista.

Il centro storico di Cracovia è patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO dal 1987.

Nei dintorni di Cracovia, a Wieliczka, si trova l’antica miniera del sale, anch’essa monumento UNESCO.

Architetture religiose

La più conosciuta chiesa di Cracovia è senz’altro la Basilica di Santa Maria che non passa inosservata sia per la posizione, nel pieno centro della città nella Piazza del Mercato, sia per l’imponenza delle sue due torri, una di guardia l’altra campanaria. Del XIV secolo, raggiunge 80 metri di altezza ed è nota oltre che per le sue vertiginose architetture, per un importante pala d’altare lignea al suo interno scolpita da Veit Stoss, la più grande al mondo. Da una delle due torri della chiesa viene ogni ora intonata la celebre Hejnał, la “chiamata a raccolta” tradizionale mai interrotta dall’invasione della città dei tartari. Proprio accanto a Santa Maria, nella stessa Piazza del Mercato, è situata la piccola e pregevole Chiesa di Sant’Adalberto (Kościół św. Wojciecha), che con circa mille anni di storia è una delle più antiche chiese in pietra erette in tutta la Polonia. Ben più antica di circa quattro secoli della sua imponente controparte, appare oggi curiosa nella piazza per le sue esigue dimensioni.

Parimenti antica e celebre è la Cattedrale del Wawel, facente parte dell’omonimo complesso antico della città situato sull’altrettanto omonima collina. È considerata il santuario nazionale polacco ed è il luogo dove storicamente venivano incoronati i sovrani polacchi. Costruita anch’essa nel XIV secolo, ospita nel suo complesso la celebre Cappella di Sigismondo, uno degli esempi architettonici più pregevoli della città ed eretta il secolo successivo rispetto alla cattedrale dalla dinastia Jagellonica.

Le due chiese principali non sono le più antiche: la Chiesa di Sant’Andrea ad esempio è del 1098, costruita in circa 20 anni in stile romanico e dagli interni barocchi del XV secolo, uno dei pochi edifici salvati dalle devastazioni tatare: particolarità della chiesa sono le feritoie tipiche del tempo che rendevano questi edifici luoghi di culto ma anche di difesa. La Chiesa di San Francesco, situata nella strada Florianska di fronte al Palazzo Arcivescovile, è invece del 1269 e più che per le sue sobrie e semplici forme architettoniche è apprezzata per le sue splendide vetrate dell’artista polacco Stanisław Wyspiański.

La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, in stile barocco e attorniata dalle imponenti 12 statue degli apostoli, è la più apprezzata chiesa del XV secolo dopo la Chiesa del Gesù di Roma. La Chiesa di San Floriano nella strada Warszawska, all’inizio della Strada Reale, è una chiesa collegiata che ospita un mausoleo dove sono custodite le reliquie di San Floriano, santo patrono della Polonia.

Altre chiese di interesse sono la chiesa barocca di Sant’Anna costruita tra il 1689-1705 da Tielman van Gameren; la Chiesa di Santa Barbara, anch’essa con interni barocchi nella piazza Mariacki, vicino alla Basilica della Vergine Maria; e la Chiesa barocca di San Bernardo vicino a Wawel, con numerosi dipinti al suo interno. Al di fuori della Città Vecchia sono da annoverare le gotica Basilica della Santa Trinità in piazza Dominikanski e la Chiesa del Corpus Christi nel quartiere di Kazimierz databile al XIV secolo e contenente un alto altare del 1634.

Particolare interesse suscita la Chiesa di San Casimiro Principe (Kościół św. Kazimierza Królewicza), sempre nella Città Vecchia, sia per l’adiacente monastero francescano barocco, sia soprattutto per la cripta con relative catacombe: questa parte della Chiesa contiene alcuni dei luoghi più segreti ed affascinanti della città, come l’area delle mummie, circa mille, conservate nella cripta ed esposte ogni 1º novembre ai visitatori. La Chiesa della Madre di Dio nel moderno quartiere comunista di Nowa Huta è invece il contributo religioso della città alle architetture moderne.

Nel ghetto ebraico di Kazimierz ci sono oltre alle chiese cristiane, numerose sinagoghe, tra le quali spicca senz’altro la Sinagoga Tempel in stile neo-moresco costruita nel 1860 e danneggiata durante la seconda guerra mondiale e per importanza di culto la Vecchia Sinagoga, ad oggi attive.

Architetture civili

È impossibile non iniziare una trattazione degli edifici civili della città non partendo dalla Piazza del Mercato, centro nevralgico di Cracovia. Il palazzo di spicco di questa piazza è il Sukiennice, il Mercato dei Tessuti di epoca rinascimentale (XV secolo) dove una volta si intrecciavano le trame mercantili internazionali che giungevano in Polonia: i mercanti qui si incontravano, discutevano di affari e barattavano o contrattavano merci. La struttura ha ospitato personalità importanti per secoli. Altro edificio della piazza di particolare prominenza è la Torre del Municipio (Wieża ratuszowa), unica parte rimasta dell’antico Municipio demolito nel 1820 e che conteneva, tra le varie stanze, delle camere di tortura medievali. La torre, alta 70 metri, fu costruita nel XIII secolo in mattonatura ed in stile gotico ma ha subito numerosi incidenti. Il tetto, ricostruito nel 1686, rimase danneggiato da un incendio causato dall’illuminazione, mentre una tempesta di vento fece inclinare di circa 55 centrimetri l’intera torre nel 1703[16]. Nella piazza praticamente ogni casa circostante è di interesse architettonico, essendo tutte kamienica, case in mattoni del XV secolo.

Altri sono i palazzi interessanti oltre il centro storico e la Piazza del Mercato, in particolare a Kazimierz, dove spicca il Municipio del quartiere. Meno apprezzabile esteticamente, ma di sicuro interesse culturale è la fabbrica di Oskar Schindler. Da ricordare anche il Palazzo della Fenice.

Architetture militari

Tra le architetture militari della città di particolare importanza sono il Castello di Wawel (Zamek wawelski), nella tradizionale collina della città, utilizzato come residenza reale dai sovrani di Polonia, quando Cracovia era capitale, dal 1038 al 1596 e luogo di incoronazione degli stessi. Costruito in stile gotico da Casimiro III fu fortificato nel XVI secolo con le attuali mura e torri ancora oggi visibili. Sotto il castello è presente una grotta, dove sarebbe vissuto il leggendario drago sconfitto dalla popolazione in epoche antiche con un espediente, drago immortalato in una statua sulla rive della Vistola proprio sotto il complesso di Wawel.

Delle antiche mura cittadine poco è rimasto, oltre all’interessante Barbacane vicino alla Porta Florianska. Basato curiosamente più sulle strutture difensive arabe che europee, questa struttura fu aggiunta alle mura difensive nel 1498 secolo assieme alla fortificazione circolare. Era un passaggio obbligato per entrare in città una volta passata la porta antecedente e conduceva direttamente alla Via Reale che percorre tutt’oggi il centro cittadino antico. Il cortile interno ha un diametro di 24,4 metri e sette torrette, mentre i muri circostanti, spesse tre metri, dispongono di 130 feritoie.


 

Wadowice (album fotografico)

 

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Il book fotografico di Wadowice (Polonia)

Wadowice (in tedesco Wadowitz) è una città di 19.275 abitanti della Polonia meridionale, situata tra Cracovia (a 48 km in direzione sud-est) e Bielsko-Biała, ai piedi della catena montuosa dei piccoli Beskidy, antistante i Carpazi. Si trova sul fiume Skawa (in tedesco Schaue) ed è il centro amministrativo del distretto di Wadowice; appartiene al voivodato della Piccola Polonia (in polacco Małopolskie).

Oggi Wadowice è un piccolo centro amministrativo, con la presenza delle istituzioni fondamentali per tale funzione quali il tribunale e l’ufficio dei lavoratori, e industriale con la sede di alcune importanti industrie nel settore alimentare una delle quali (Maspex) è tra le più grandi d’Europa.

È nota soprattutto per aver dato i natali a papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Józef Wojtyła.

Da ormai molti anni il punto di attrazione principale di Wadowice è la casa natale di Karol Józef Wojtyła, Papa Giovanni Paolo II, dove il futuro pontefice nacque il 18 maggio 1920 come terzo figlio di Karol Wojtyła e Emilia Wojtyłowa; si tratta di una casa piuttosto modesta situata in via Rynek 3 al primo piano. L’edificio, che ora è un museo, è molto frequentato, soprattutto dopo la morte del Santo, da pellegrini italiani.

Un altro luogo turistico, in piazza Jana Pawła II, è la Basilica risalente al XIV secolo, chiesa parrocchiale. Reperti della città e della regione si trovano nel museo “Muzeum Miejskie w Wadowicach” ul. Kościelna 4. Gli edifici più vecchi risalgono al XIX secolo.


 

Varsavia (album fotografico)

 

 

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Il book fotografico di Varsavia (Polonia)

Varsavia (in polacco Warszawa, ufficialmente Miasto Stołeczne Warszawa, Città capitale di Varsavia, in tedesco Warschau) è la capitale della Polonia, e la più grande città del paese, situata nella parte centro-orientale della Polonia nel voivodato della Masovia, sul fiume Vistola. Varsavia è il principale centro scientifico, culturale, politico ed economico della Polonia. Varsavia è anche il capoluogo del voivodato della Masovia, e costituisce al contempo comune e distretto.

Varsavia è la più grande città polacca in termini di popolazione (1.726.581 residenti registrati nel 2014) con una estensione superficiale di 517,24 km² (compresa la Vistola), si classifica al decimo posto delle città più popolose dell’Unione europea (escludendo la sua area metropolitana di circa 2.666.000 abitanti).

Varsavia è situata sul medio corso del fiume Vistola a una altezza media di 100 m s.l.m. La città è collocata su entrambe le rive del fiume, a una distanza di circa 350 chilometri dai monti Carpazi e dal Mar Baltico. Il paesaggio caratteristico della città è costituito dalla pianura creata dall’erosione del fiume Vistola. Sono presenti anche alcuni tumuli, costituiti dalle rovine della seconda guerra mondiale e dai rifiuti, accatastati da parte dell’uomo, come il Tumulo della rivolta di Varsavia (altezza di 121,0 m s.l.m.), e il tumulo Szczęśliwicki (altezza di 138,0 m s.l.m. – il punto più alto di Varsavia).

Cosa vedere a Varsavia

Nel XVIII e XIX secolo Varsavia era conosciuta con il nome di “Parigi del nord”, per i suoi ampi viali alberati e la struttura architettonica classicheggiante e di ampio respiro. Tuttavia, durante la seconda guerra mondiale la città venne quasi completamente distrutta e la successiva ricostruzione ne cambiò sensibilmente il carattere e l’assetto urbanistico.

Nonostante la ricostruzione dei maggiori monumenti e parchi storici, riportati al loro antico splendore, l’aspetto di Varsavia venne caratterizzato indelebilmente dall’architettura del realismo socialista, come emerge da uno dei nuovi simboli della città e principale punto di riferimento spaziale, il Palazzo della Cultura e della Scienza (Pałac Kultury i Nauki, o PKiN), esempio di architettura real-socialista monumentale.

Questo enorme edificio, eretto negli anni 1952-1955, situato accanto alla stazione centrale, occupa quello che attualmente è il centro commerciale, finanziario e economico di Varsavia.

Una delle maggiori attrattive è costituita, comunque, dalla Città Vecchia (Stare Miasto), che corrisponde all’incirca alla “Vecchia Varsavia”, il primo nucleo urbano della città risalente al XIII secolo. Seriamente danneggiato dagli eventi bellici, questo quartiere venne ricostruito con precisione negli anni cinquanta e sessanta, basandosi in gran parte sulle famose vedute attribuite al Canaletto (e in realtà dipinte da Bernardo Bellotto). Il cuore della città vecchia è costituito dal Rynek Starego Miasta, attorno a cui si dipana un reticolo di vicoli e stradine molto suggestivi, tra cui la bella via Piwna (ulica Piwna), su cui si affacciano numerosi palazzi in stile neoclassico e barocco.

Il Barbacane, edificato nel 1548, introduce alla Città Nuova (Nowe Miasto) situata a settentrione, fuori delle antiche mura medievali e risalente al XV secolo. Il centro di questo quartiere è costituito dal Rynek Starego Miasta.

Nella parte meridionale della Città Vecchia si trova la “Piazza del Castello” (Plac Zamkowy) dominata dal Castello Reale (Zamek Królewski), risalente al XIV secolo e ricostruito tra il 1971 e il 1988 dopo la sistematica distruzione da parte degli occupanti nazisti nel 1944. Sulla piazza si affaccia anche la “Colonna di Sigismondo” (Kolumna Zygmunta), punto di ritrovo dei varsaviani e uno dei maggiori simboli della città, eretta nel 1644 in onore del re Sigismondo III Vasa dal figlio Ladislao IV Vasa.

Dalla piazza del Castello inizia la cosiddetta “Strada Reale” (Trakt królewski), antica via che conduceva verso sud dalla città vecchia alla residenza reale di Wilanów. Il primo tratto è costituito dal Krakowskie Przedmieście, grande viale alberato dove si trovano il “Palazzo del presidente della repubblica”, la chiesa neoclassica di Sant’Anna, il monumento al poeta nazionale Adam Mickiewicz e la città universitaria. Successivamente inizia la via Nowy Świat, una tra le strade più belle della città, costeggiata da palazzi e edifici della antica nobiltà, e oggi pulsante di vita con i suoi numerosi ristoranti, caffè, negozi alla moda.

 

Tra i luoghi di maggiore interesse artistico dobbiamo citare il grande “parco di Łazienki”, costruito nel XVIII secolo per volere del re Stanislao Augusto Poniatowski, in cui si trovano splendidi edifici neoclassici, come il “Palazzo sull’acqua” (Pałac na Wodzie) e un teatro costruito su un isolotto nel laghetto artificiale al centro del parco.

L’altra residenza reale è il Palazzo di Wilanów (Pałac w Wilanowie), costruito alla fine del XVII secolo per il re Giovanni III Sobieski. Merita una menzione il “Giardino Sassone” (Ogród Saski), il primo parco pubblico aperto ai cittadini, costruito tra il XVII e il XVIII secolo, con 21 statue delle muse e delle virtù, l’orologio solare e una fontana costruita sul modello del tempio di Vesta di Tivoli. All’entrata di questo parco è situato il “Monumento al Milite ignoto” (Pomnik Nieznanego Źołnierza).

Di grande valore sono anche il “Cimitero ebraico” e il “Cimitero di Powązki” (Cmentarz Powązkowski), tra i più antichi in Europa, dove riposano molti polacchi celebri.

Nel luogo dove si trovava l’antico Ghetto di Varsavia si trovano ora, tra palazzi nello stile dell’architettura del realismo socialista, monumenti alla memoria storica e alle tragedie della guerra.

Il quartiere di Praga, situato sulla riva destra della Vistola, dove anticamente venivano incoronati i re polacchi, nonostante l’attuale degrado conserva molti edifici d’anteguerra dalla caratteristica architettura e alcuni esempi di splendide chiese ortodosse come la Cattedrale di Santa Maria Maddalena.


 

Terespol (album fotografico)

 

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Terespol è una città polacca del distretto di Biała Podlaska nel voivodato di Lublino.
Ricopre una superficie di 10,11 km² e nel 2007 contava 6.002 abitanti.

La cittadina, che dal 1975 al 1998 ha fatto parte del voivodato di Biała Podlaska[1], si trova sul versante occidentale della riva del fiume Bug, che la divide dall’attigua città bielorussia di Brěst.
Da Biała Podlaska dista 40 km, da Lublino 164, da Varsavia 200, da Kovel’ (UA) 142, da Grodno (BY) 306 e da Minsk 360.
La frontiera Terespol – Brěst

La cittadina, le cui prime notizie risalgono al 1697, ha un’importante e trafficata dogana stradale (e ferroviaria), condivisa con la dogana bielorussa di Brěst; e rappresenta uno dei confini dell’Unione europea. Questa linea di frontiera ha una lunga storia di eventi e vicissitudini a cavallo fra i 2 conflitti mondiali.
Nel 1919, durante la guerra sovietico-polacca (1919-1921), venne ipotizzata la creazione di una linea di confine (Linea Curzon, dall’omonimo ministro inglese) che avrebbe portato Terespol a divenire un posto di confine con la nascente URSS. Il Trattato di Riga (1921) dividerà invece l’attuale Bielorussia a metà fra le due fazioni belligeranti.

Nel 1939, con il Patto Molotov-Ribbentrop (patto di non aggressione fra l’Unione Sovietica e la Germania Nazista), viene creata la “Linea Molotov” (praticamente identica alla Linea Curzon), che separa la Polonia e la Bielorussia. Tale confine metteva a diretto contatto le due contrapposte potenze, mettendo così Terespol nella posizione di città di frontiera del “III Reich”, contrapposta a Brěst in Unione Sovietica.

Trasporti

Terespol si trova lungo un’importante arteria stradale, che collega Berlino a Mosca, interessata da un progetto autostradale che dovrà affiancarla e che in Bielorussia è già esistente nella tratta Brěst-Borisov.
Per via del suo “status” di città di frontiera conta un’importante stazione ferroviaria per i traffici nazionali ed internazionali. Fra i treni a lunga percorrenza è notevole un espresso chiamato Sibirjak, che da Berlino raggiunge la Russia per diramarsi in varie direzioni, fra cui Novosibirsk, al centro della Siberia.


 

Rzeszów (album fotografico)

 

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Rzeszów (in tedesco Reichshof, in ucraino Ряшів, Rjashіv, in russo Жешув, Zhjeshuv) è una città polacca del voivodato della Precarpazia. Ricopre una superficie di 116,36 km² e nel 2012 contava 181.204 abitanti.

 

 

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog “I VIAGGI DI SPEEDY”. Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato “de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

Sarajevo-Сарајево, Mostar, Kravice, Međugorje-Medjugorje, Visoko, Srebrenica-Сребреница (Bosnia ed Erzevovina- Bosna i Hercegovina) – Cosa vedere, storia, foto e video.

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Bosnia ed Erzegovina

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La Bosnia ed Erzegovina (comunemente indicata anche come Bosnia-Erzegovina, in croato e bosniaco Bosna i Hercegovina, in serbo Босна и Херцеговина, Bosna i Hercegovina) è uno stato situato nei Balcani occidentali, che fino ad aprile 1992 faceva parte della Jugoslavia. La sua capitale è Sarajevo.

Il nome Bosnia deriva dal nome del fiume Bosna; mentre il nome di Erzegovina deriva dal titolo di “herceg” (= herzeg; dal tedesco: Herzog – duca), e il nome della regione significa letteralmente la “terra di erzeg” (Hercegova zemlja, Hercegovina; nome della regione che si riscontra per la prima volta nei documenti storici del 1448).


 

Sarajevo (book fotografico e video)

 

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Il book fotografico di Sarajevo (Bosnia Erzegovina)

« Una città che nel suo centro ha quattro luoghi di preghiera. È raro.
Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro. Non esiste in nessuna altra parte del mondo. »
(Predrag Matvejević in un’intervista per La storia siamo noi)

Sarajevo (in alfabeto cirillico: Сарајево; in giudesmo: Saraj; in italiano: Saraievo o, raramente, Seraievo) è la capitale e la più grande città della Bosnia ed Erzegovina. La sua popolazione si aggira attorno ai 750.000 abitanti (al 2011[2]). Conosciuta principalmente come scenario dell’attentato all’arciduca austriaco Francesco Ferdinando, la città ha ospitato, nel 1984, i XIV Giochi olimpici invernali e, tra il 1992 e il 1995, ha sofferto più di tre anni d’assedio da parte delle forze serbo-bosniache, durante la guerra di Bosnia (1992-1995).

Sarajevo è localizzata vicino al centro geometrico del triangolo di terra che è la Bosnia ed Erzegovina, qualche chilometro ad est della sorgente del fiume Bosna. Un piccolo fiume di nome Miljacka divide la città in due parti. L’antico cuore della città si trova in una ampia valle che ha una forma naturale di anfiteatro.

La città si trova a 511 metri sopra il livello del mare, alcuni suoi sobborghi raggiungono i 900 metri sopra il livello del mare, il che fa di Sarajevo una delle città più elevate in Europa. Le cime delle montagne che accerchiano la città raggiungono e superano i 2000 metri sopra il livello del mare.

Durante la seconda metà del XX secolo, città satellite come Ilidža e Vogošča si sono fuse con Sarajevo diventandone dei sobborghi.

Religione
Sarajevo è da sempre città multi-etnica e multi-religiosa, al suo interno convivono tre diverse religioni: l’islam, il cristianesimo (con due confessioni: cattolica, legata ai croati, ed ortodossa, praticata dai serbi) e l’ebraismo. Il grande clima di tolleranza e rispetto tra queste confessioni ha portato a soprannominare Sarajevo la Gerusalemme d’Europa. I rapporti tra queste fedi si sono incrinati in seguito alle guerre jugoslave.

Islam

La religione islamica è giunta a Sarajevo con l’arrivo dei turchi nel 1463 d.C. Molti abitanti scelsero di convertirsi, tra questi molti cattolici che non erano visti di buon occhio per il loro legame religioso con i cavalieri crociati. La presenza turca ha rivoluzionato la città, facendola crescere di dimensioni e dandole quell’atmosfera orientale tipica di Sarajevo. Nel 1991 il 45% della popolazione era islamica.

Cristianesimo serbo–ortodosso

I serbi sono da molto tempo parte integrante della città, a Sarajevo ha sede un patriarcato serbo e ci sono chiese vecchie di 500 anni a testimoniare la loro presenza nel corso dei secoli. Nel 1921 più del 20% della popolazione era composto da serbi. Questa percentuale è molto diminuita: si stima che non più del 5-12% degli abitanti sia serbo, molti hanno deciso di allontanarsi in seguito all’Assedio di Sarajevo.

Cristianesimo cattolico

I fedeli di religione cattolica a Sarajevo sono soprattutto croati. Sarajevo è sede di un’arcidiocesi cattolica e la cattedrale cattolica del Sacro Cuore è uno dei simboli della città, tanto che viene spesso indicata come la Cattedrale di Sarajevo. Anche il numero dei cattolici è diminuito in seguito ai conflitti jugoslavi.

Ebraismo

La presenza ebraica a Sarajevo è vecchia di 400 anni, il primo ebreo giunse in città nel 1541[senza fonte]. I turchi permisero agli ebrei la costruzione di sinagoghe.[senza fonte] Nel corso degli anni la popolazione crebbe e divenne molto fiorente, il numero degli ebrei arrivò fino ai 8.000 – 12.000 (per la maggior parte erano sefarditi). Sarajevo era il centro ebraico più importante dei balcani, vi erano presenti ben 15 sinagoghe e i rapporti con le altre confessioni erano pacifici. L’avvento del nazismo e delle terribili persecuzioni degli Ustascia di Pavelic decretò la deportazione per l’85% dei ebrei di Sarajevo e la distruzione di molti luoghi di preghiera. Nel primo dopoguerra molti scelsero di emigrare in Israele, a Sarajevo gli ebrei rimasti sono circa 700.

Luoghi di culto islamici:

Moschea di Ali Pasha
Costruita negli anni tra il 1560 – 1561 sotto il governo ottomano nel tipico stile di Istanbul. La grande cupola copre la stanza della preghiera mentre tre cupole più piccole proteggono il chiostro. La moschea di Ali Pasha venne danneggiata dalle truppe serbe nel 1990. Dopo i restauri del 2004 – 2005 la moschea è inserita nella lista dei Monumenti Nazionali della Bosnia ed Erzegovina
La Moschea Tsars
Importante moschea completata tra il 1462 e il 1566. Il nome deriva da Solimano I

Moschea di Gazi Husrev-beg
Completata tra il 1530 – 1531 è considerata il più importante esempio di architettura islamica della Bosnia e uno dei migliori esempi al mondo di architettura ottomana. Venne costruita da Minar Sinan un importante architetto ottomano che anni dopo costrui la moschea di Solimano a Edirne in Turchia. La moschea prende il nome da Gazi Husrev-beg, colui che commissionò la moschea.

Moschea di Re Fahd
Finanziata dall’Arabia Saudita, è attualmente la moschea più grande di Sarajevo per il numero di fedeli che può accogliere

Luoghi di culto cristiano ortodossi:

Cattedrale serbo ortodossa
Costruita tra il 1863 – 1868 è la chiesa serbo-ortodossa più grande di Sarajevo e una delle più grandi dei balcani. La basilica è dedicata alla natività di Gesù. La chiesa è sormontata da cinque cupole, la pianta è a forma di croce, gli interni sono riccamente decorati. Molto apprezzabile è il campanile dorato posto davanti all’entrata. La costruzione è in stile barocco.
Vecchia chiesa ortodossa
Edificio dedicato al culto serbo-ortodosso, venne completato nel 1539 e dedicato agli arcangeli Gabriele e Michele.

 

Luoghi di culto cristiano cattolici:

Cattedrale del Cuore di Cristo
Sede della Diocesi cattolica in Bosnia viene comunemente chiamata come la cattedrale di Sarajevo o Katedrala. Iniziata nel 1884 e completata nel 1889. Il suo architetto, Josip Vancaš, utilizzò elementi gotici e neo-romanici. Durante l’Assedio di Sarajevo venne danneggiata. È considerata uno dei simboli di Sarajevo

Chiesa di San Giuseppe
Situata nel quartiere di Marijin Dvor, immediatamente fuori dalla zona più centrale della città lungo Zmaja od Bosne, fu costruita tra il 1936 ed il 1940 su disegno dell’architetto Karl Paržik. In stile neo-romanico, con struttura a tre navate in pietra bianca d’Erzegovina, la chiesa ospita il sepolcro di Ivan Šarić, carismatico e discusso arcivescovo di Sarajevo della prima metà del XX secolo che ne promosse la costruzione.

Chiesa di Sant’Antonio da Padova
Situata nel vecchio quartiere a sinistra del fiume Miljacka detto Bistrik (anticamente Latinluk), è stata costruita nel 1912 al posto di un precedente e più piccolo tempio cattolico eretto nel 1882, dopo l’arrivo degli austriaci. Questo aveva avuto anche funzioni parrocchiali e di chiesa cattedrale fino alla costruzione dell’attuale cattedrale nel 1889. Nel 1905 la vecchia chiesetta fu chiusa per problemi di staticità e nel 1912 fu abbattuta per far posto alla nuova chiesa di Sant’Antonio da Padova, disegnata in stile neo-gotico da Josip Vancaš. Annesso alla chiesa si trova un monastero francescano eretto nel 1894.

Luoghi di culto ebraici:

Sinagoga di Sarajevo
Situata a sud del fiume Miljacka è l’unico luogo di preghiera della comunità ebraica. Costruita nel 1902 in stile neo-moreso e consacrata nel 1930, nel 1966 venne offerta alle autorità cittadine come centro culturale e divisa orizzontalmente in due settori. La sezione dedicata al culto ebraico è situata nel piano superiore. Quando venne consacrata era una delle sinagoghe più grandi dei balcani.

Vecchia sinagoga di Sarajevo
Posizionata nel Velika Avlija, il quartiere ebraico di Sarajevo, la vecchia sinagoga risale al 1581. Danneggiata da un incendio nel 1697 e nel 1788 venne trasformata in Museo Ebraico nel 1965. Nonostante i muri siano stati spogliati delle loro decorazioni rimane un ambiente ancora molto suggestivo tutto costruito in pietra


 

Visoko (book fotografico e video)

 

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Il book fotografico delle piramidi di Visoko (Bosnia Erzegovina)

 

Visoko è una città nella Bosnia ed Erzegovina centrale con 41.352 abitanti al censimento 2013.

Si trova sulla strada che unisce Zenica a Sarajevo, sulle sponde del fiume Bosna, alla confluenza con il Fojnicka. La regione circostante la città conta circa 46.000 abitanti; amministrativamente fa parte del Cantone di Zenica-Doboj della Federazione di Bosnia ed Erzegovina.

Le piramidi bosniache di Visoko

Le cosiddette Piramidi bosniache fanno riferimento a un complesso collinare naturale di aspetto piramidale, situate in Bosnia nei pressi di Sarajevo, più volte portato alla ribalta per le teorie di Semir Osmanagić che le ritiene delle antiche costruzioni umane risalenti a 12 000 anni fa. La tesi è priva di fondamento scientifico e storico.

Gli scienziati hanno criticato le autorità bosniache che avevano incoraggiato queste asserzioni affermando che “questa è una perfida frode nei confronti di un pubblico ignaro e non trova posto nel mondo della vera scienza”. Tutte le indagini scientifiche infatti concludono che le “piramidi” altro non sono se non formazioni naturali e non c’è traccia in esse di intervento umano.

La collina Visočica ha un aspetto piramidale, è alta circa 200 metri rispetto al territorio circostante e sulla sua sommità un tempo sorgeva l’antica città di Visoki. L’idea che potesse essere una piramide costruita dall’uomo è stata divulgata da Semir Osmanagić, un bosniaco rifugiatosi a Houston durante la dittatura di Tito e dove possiede un’azienda produttrice di elementi di metallo per l’edilizia. I suoi successivi scavi al sito hanno portato alla luce quelli che potrebbero somigliare a un piano di entrata e dei cunicoli pavimentati (interpretati come pozzi di ventilazione) come pure blocchi di pietra con presunto intonaco che ha supposto un tempo essere la copertura della struttura. Osmanagić ha affermato che lo scavo aveva coinvolto una squadra internazionale di archeologi provenienti da Australia, Austria, Bosnia, Scozia e Slovenia.[9] Molti degli archeologi da lui citati hanno però affermato di non aver partecipato allo scavo e di non aver mai visitato il sito[10]. Lo scavo è cominciato nell’aprile 2006.

Interpretazione pseudoscientifica di Osmanagić

Osmanagić ha chiamato la collina Visočica “piramide del sole”, mentre due piccole alture vicine, identificate tramite fotografia aerea e satellitare sono state soprannominate “piramide della luna” e “piramide del drago”. I giornali hanno riportato che Osmanagić affermerebbe che esse sarebbero state costruite dagli antichi abitanti illirici dei Balcani nel 12 000 a.C., datazione priva di qualunque base storica. In una successiva intervista con Philip Coppens della rivista Nexus (aprile-maggio 2006), Osmanagić cercò di rettificare la sua precedente affermazione dicendo di essere stato frainteso: avrebbe affermato che esse erano state probabilmente costruite dagli illirici che si pensa abbiano vissuto nell’area tra il 12 000 e il 500 a.C. e che la piramide sarebbe stata dunque costruita in quest’arco di tempo e non “nel” 12 000 a.C. In un’intervista con Vesna Peric Zimonjic, apparsa sul quotidiano belga De Morgen, Osmanagić aveva rifiutato di datare le strutture: “Non abbiamo trovato ancora frammenti organici, ossa, legno o carbone. Quest’analisi ci aiuterebbe a datare le strutture.” Tuttavia una relazione della sua squadra di scavo affermava, già sei mesi prima, che in effetti due scheletri incompleti erano stati trovati. Successivamente (nel 2006) Osmanagić affermò che la struttura potesse essere datata prima della fine dell’ultima era glaciale e che sarebbe esistito un antico progetto mondiale per l’edificazione di tali opere. Paragonando la variazione delle altezze delle piramidi egiziane e quelle americane con quella della collina Visočica (che stima sui 220 metri), Osmanagić è poi giunto alla conclusione che siano state tutte costruite da un unico popolo e che l’ultima sarebbe stata la piramide bosniaca. Salvo poi cambiare idea e affermare che quest’ultima sarebbe stata invece la prima e che quindi la collina Visočica sarebbe “la madre di tutte le piramidi”. Tale asserzione sarebbe basata sull’esistenza di una geometria sacra e dallo studio numerologico di messaggi lasciati nella piramide per le future generazioni.

Il progetto prevedeva di terminare lo scavo nel 2012 per, secondo Osmanagic, “rompere la barriera di energia negativa, permettendo alla terra di ricevere energia cosmica dal centro della galassia”

La posizione della comunità scientifica

Le affermazioni di Semir Osmanagić hanno incontrato l’opposizione di numerosi archeologi che lo hanno accusato di promuovere nozioni pseudoscientifiche e di danneggiare il sito archeologico con i suoi scavi. Così Enver Imamovic dell’Università di Sarajevo, già direttore del Museo nazionale di Sarajevo, è preoccupato che lo scavo possa danneggiare la città medievale di Visoki. In una lettera all’editore di The Times del 25 aprile 2006, il professor Anthony Harding, presidente dell’European Association of Archaeologists, definisce le teorie di Osmanagić “strampalate” e “assurde” esprimendo preoccupazione sull’insufficiente salvaguardia del patrimonio storico bosniaco. Lo stesso Harding, dopo la visita al sito, ha dichiarato: “Abbiamo visto zone di roccia naturale con fessure e crepe ma nessun segno di archeologia”. Curtis Runnels, dell’Università di Boston, esperto della preistoria greca e balcanica afferma che “tra 27 000 e 12 000 anni fa i Balcani attraversavano l’ultimo massimo glaciale, un periodo molto freddo e secco con ghiacciai nelle aree montagnose. Gli unici abitanti erano cacciatori e raccoglitori del paleolitico superiore che lasciarono dietro di loro tracce di accampamenti e di occupazione di caverne. Queste tracce consistono in semplici attrezzi in pietra, focolai e resti di animali e piante consumati come cibo. Questa gente non aveva gli strumenti né le conoscenze per realizzare un’architettura monumentale”.

Gli accademici della facoltà di Geologia dell’università di Tuzla diretti dal professor Sejfudin Vrabac hanno concluso che la collina è una formazione geologica naturale fatta di sedimenti clastici di composizione stratificata e vario spessore e che la sua forma è conseguenza dei processi endodinamici ed esodinamici dell’era post-miocenica. In particolare si tratta di una formazione sedimentaria terrigena composta da un’alternanza di argille, arenarie e rare puddinghe. L’aspetto fondamentale è che essa si presenta poco disturbata dalla tettonica con una stratificazione sub-orizzontale. È proprio questo tipo di assetto stratigrafico dei terreni, che costituiscono l’ossatura dei rilievi, che genera una forma vagamente piramidale alle colline. Inoltre, le presunte “pavimentazioni stradali” e le “gradinate”, non sono altro che superfici di strato con fratture singenetiche, sapientemente “sezionate” con scavi ad hoc. Nota il prof. Vrabac che esistono dozzine di formazioni geologiche similari nel solo bacino minerario di Sarajevo-Zenica.

Robert Schoch conclude che esistono spiegazioni geologiche per tutti gli aspetti considerati artificiali da Osmanagić. Nel caso delle gallerie ha inoltre aggiunto: le “antiche iscrizioni” non sembrano essere antiche per niente. Sono stato informato da una fonte attendibile che le iscrizioni non erano lì quando i membri della squadra delle piramidi sono entrati per la prima volta nelle gallerie meno di due anni fa. Le iscrizioni sono state aggiunte dopo con intenti che possono essere o no fraudolenti.


 

Srebrenica (book fotografico e video)

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Il book fotografico del Cimitero di Srebrenica (Bosnia Erzegovina)

 

 

Srebrenica (in serbo: Сребреница) è una città e un comune situato nella Bosnia ed Erzegovina orientale e appartenente all’entità della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (Republika Srpska) con 15.242 abitanti al censimento 2013.

Srebrenica si trova in una zona montuosa e il nome della città significa “miniera d’argento” (in lingua serbo-croata “srebro” significa “argento”), dall’antico nome latino “Argentaria”.

Prima del 1992 era attiva in città una fabbrica metallurgica, uno stabilimento termale che richiamava turisti da tutta l’ex-Jugoslavia, mentre nelle vicinanze erano operanti miniere di zinco, piombo e oro. Oggi le principali attività economiche sono l’estrazione di salgemma e gli stabilimenti termali.

Verso la fine della guerra in Bosnia, nel luglio 1995, Srebrenica è stato teatro del primo genocidio dalla fine della seconda guerra mondiale che vide il peggiore massacro di civili bosgnacchi da parte delle truppe paramilitari serbo-bosniache di Ratko Mladić. Nonostante ciò, Dayton ha lasciato Srebrenica nel territorio della Republika Srpska.

Il 24 marzo 2007, l’assemblea municipale di Srebrenica ha approvato una risoluzione che domanda l’indipendenza dalla Republika Srpska; i membri serbi dell’assemblea non hanno votato la risoluzione.

Genocidio di Srebrenica

Nel corso della guerra in Bosnia (1992-1995) la città era una enclave bosniaca circondata da territori abitati da serbi bosniaci, e costituiva un'”area di sicurezza” controllata dalla Forza di protezione delle Nazioni Unite (UNPROFOR). L’11 luglio 1995 Srebrenica venne occupata e le truppe serbo-bosniache deportarono la popolazione e compirono il genocidio di Srebrenica, in cui furono giustiziati circa ottomila uomini e ragazzi bosniaci musulmani. Ciò che colpisce della strage, oltre alla crudeltà ed alla sistematicità con cui è stata commessa, è che i caschi blu olandesi presenti, appartenenti al contingente UNPROFOR, nulla fecero per prevenire lo sterminio, a causa del fatto che le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU fino a quel momento votate, non davano alla Forza mezzi ed autorizzazione per agire.

I caschi blu olandesi hanno ricevuto dal ministro della difesa olandese (con l’appoggio della Commissione Europea) la medaglia d’onore per il coraggio mostrato a Srebrenica. Recentemente tuttavia, una corte olandese ha giudicato le truppe olandesi ONU corresponsabili di quanto accaduto a Srebrenica ed accordato alle famiglie delle vittime risarcimenti economici.

Il massacro di Srebrenica è anche conosciuto come “genocidio di Srebrenica”, in quanto è stato considerato tale dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia il 19 aprile 2004, nel giudizio sul caso Krstic. Tale giudizio è stato seguito dall’ammissione e le scuse per il massacro da parte del governo della Republika Srpska.

Il Memoriale di Potocari che commemora il Genocidio di Srebrenica è stato inaugurato nel 2003 dall’ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.


 

Mostar (book fotografico e video)

 

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Il book fotografico di Mostar (Bosnia Erzegovina)

 

 

Mostar è un comune della Federazione di Bosnia ed Erzegovina capoluogo del cantone dell’Erzegovina-Narenta con 113.169 abitanti al censimento 2013.

Mostar è la capitale non ufficiale dell’Erzegovina, ed è costruita lungo il fiume Narenta. È la quarta città del paese. Mostar ha un aeroporto internazionale, che si trova nel vicino paese di Ortiješ.

Il nome Mostar deriva dal suo “ponte vecchio” (lo Stari Most) e dalle torri sulle due rive, dette i “custodi del ponte” (mostari), che unitamente all’area circostante è stata riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità nel 2005

Guerra in Bosnia ed Erzegovina

Tra il 1992 e 1993, dopo che la Bosnia ed Erzegovina in seguito ad un referendum popolare in base all’allora vigente Costituzione della Jugoslavia di Tito dichiarò l’indipendenza, la città fu soggetta ai bombardamenti e ad un assedio lungo nove mesi.

Le truppe serbe e montenegrine, appoggiate dall’Esercito Popolare Jugoslavo (JNA), bombardarono per la prima volta Mostar il 3 aprile 1992 e nelle settimane successive presero il controllo di gran parte della città. Oltre a causare immense sofferenze alle popolazioni locali, i tiri d’artiglieria danneggiarono o distrussero diversi bersagli civili. Tra questi ci furono un monastero cattolico, quello dei francescani, OFM, la locale cattedrale cattolica della Beata Vergine, Madre della Chiesa, il palazzo del vescovo cattolico con l’annessa biblioteca di 50.000 volumi, come pure vari luoghi di culto musulmani (la moschea di Karadžoz-beg, quella di Roznamed-ij-Ibrahim-efendija e dodici altre).

Pochi giorni dopo l’attacco subito, l’8 aprile, i croati d’Erzegovina insieme ai bosniaci musulmani formarono il Consiglio di Difesa Croato (Hrvatsko Vijeće Obrane, HVO) per affrontare le truppe serbe e montenegrine e l’Esercito Popolare Jugoslavo. Più tardi, in quello stesso anno venne fondato a Mostar pure il IV Corpo dell’Esercito della Bosnia ed Erzegovina (Armija Bosne i Hercegovine), principale formazione militare dei bosniaci musulmani.

Il 12 giugno le forze dell’HVO, assieme a formazioni più piccole composte da bosniaci, ammassarono abbastanza uomini e armi da costringere le truppe serbe e montenegrine e quelle del JNA a uscire da Mostar. Durante l’assedio che ne seguì, la città continuò ad essere bombardata da postazioni sulle montagne ad est, rimaste in mano delle truppe serbe e montenegrine e del JNA.

Nel 1993, i croati bosniaci e i bosniaci musulmani cominciarono una lunga lotta per il controllo di Mostar. I croati lanciarono un’offensiva il 9 maggio durante la quale bombardarono senza tregua il quartiere musulmano, riducendolo in gran parte in rovina, comprese numerose moschee e case del periodo ottomano. Durante la guerra i croati crearono dei campi di concentramento per i musulmani e lo stesso fecero i musulmani per i croati.

Il ponte di pietra del XVI secolo fu distrutto il 9 novembre dal fuoco di un mortaio croato. Nel 2004 ne è stata completata la ricostruzione, contestuale al recupero dell’intera città vecchia, che è stata iscritta dall’UNESCO nella lista dei siti dichiarati Patrimonio dell’umanità.

Un cessate il fuoco fu firmato il 25 febbraio 1994. La città rimase divisa tra croati e bosniaci, e solo nel 1996 fu ristabilita la libera circolazione da una parte all’altra della città.

Il ponte di Mostar: lo Stari Most

Lo Stari Most (che in italiano significa: “Il Vecchio Ponte”) è un ponte ottomano del XVI secolo appartenente alla città di Mostar, in Bosnia ed Erzegovina, che attraversa il fiume Narenta per unire le due parti della città che esso divide.

Il ponte venne distrutto dalle forze croato-bosniache nel corso della guerra in Bosnia, la mattina del 9 novembre 1993. Immediatamente venne messo in moto un progetto per la ricostruzione, che cominciò alla fine delle ostilità e terminò il 22 luglio 2004.

Il ponte è a schiena d’asino, largo 4 metri e lungo 30, e domina il fiume da un’altezza di 24 metri. È protetto da due torri, chiamate Helebija (a nord est) e Tara (a sud ovest), chiamate mostari (cioè “le custodi del ponte”).

L’arco del ponte venne costruito usando una pietra locale chiamata tenelija. La forma dell’arco è il risultato di numerose irregolarità prodotte dalla deformazione dell’intradosso (cioè della linea interna dell’arco).

Invece che su fondamenta, l’arco del ponte poggia su due piedritti calcarei collegati a muri lungo gli argini del fiume, per poi alzarsi di 12,02 metri.

Distruzione del ponte
Durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995), le forze secessioniste croate combatterono contro le forze governative bosniache e, il 9 novembre 1993, distrussero il ponte. Prima di questo evento, esso venne danneggiato già nel 1992 dai bombardamenti attuati dai serbi; entrambe le fazioni, sia la croata che la serba, vedevano un simbolo nel ponte e nell’area storica nelle sue vicinanze, una parte integrante della cultura bosniaca, da distruggere in quanto tale (e infatti anche prima della distruzione esso venne ripetutamente preso di mira).

Ricostruzione del ponte
Il ponte, incluso recentemente nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità, venne ricostruito sotto l’egida dell’UNESCO. Le sue 1.088 pietre vennero lavorate secondo le tecniche medievali; il lavoro di ricostruzione è costato circa 12 milioni di euro.

Lo Stari Most è stato riaperto il 22 luglio 2004, con cerimonie basate sull’idea di una riconciliazione fra le comunità bosniache dopo gli orrori della guerra, anche se il rancore e la diffidenza restano evidenti.


 

Cascate Kravice (book fotografico e video)

 

 

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Il book fotografico della cascate Kravice (Bosnia Erzegovina)

 

 

Tra gli elementi naturalistici più affascinanti della regione, spiccano le spumeggianti cascate di Kravice, a circa 40 km da Mostar. Le acque del fiume Trebižat si ramificano, cadendo da pareti di tufo ad un’altezza di 30 metri, e formano un anfiteatro naturale largo 150 metri, allestendo uno spettacolo che ricorda, seppure in dimensioni ridotte, quello delle imponenti cascate del Niagara.

Frequentato nella stagione estiva soprattutto da appassionati di rafting e dagli abitanti locali, è il luogo ideale per tutti coloro che cercano relax e divertimento stando immersi in un ambiente incontaminato, accompagnati dal suono costante delle cascate in sottofondo. Nei pressi delle cascate si trovano anche una piccola grotta, in cui si possono ammirare stalattiti formate da carbonato di calcio, un antico mulino e un vascello.

Il fiume Trebižat consente, inoltre, piacevoli gite in canoa, organizzate da esperti operatori locali, con percorsi fluviali di 10 km al costo di 35 euro a persona circa (comprensivo di guida, canoa ed equipaggiamento). Un’esperienza davvero imperdibile, in cui i ritmi frenetici della vita quotidiana sembrano solo un ricordo lontano.


 

Međugorje (book fotografico e video)

 

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Il book fotografico di Medjugorje (Bosnia Erzegovina)

Međugorje (pronuncia croata e bosniaca [ˈmɛdʑu.ɡɔːrjɛ]), scritto anche Medjugorje, è una piccola località del comune di Čitluk, oggi parte del cantone dell’Erzegovina-Narenta, della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, in Bosnia ed Erzegovina.

Il paese si trova a un’altitudine di circa 200 metri sopra il livello del mare ed è situato alla base di due colline, il Križevac e il Podbrdo (il nome Međugorje significa proprio “fra i monti”). Il clima è tipicamente mediterraneo.

I suoi cittadini sono prevalentemente di etnia croata e la religione professata dagli abitanti è quella cattolica. La parrocchia di Međugorje ha competenza anche per i villaggi di Bijakovići, Vionica, Miletina e Šurmanci. Il suo patrono è san Giacomo.

Le apparizioni mariane

Questa località è diventata celebre nel mondo perché, dal 24 giugno del 1981, Vicka Ivanković, Mirijana Dragičević, Marija Pavlović, Ivan Dragičević, Ivanka Ivanković e Jakov Čolo (che allora avevano tra 10 e 16 anni, oggi sono tutti adulti, padri e madri di famiglia) affermano di ricevere apparizioni della Vergine Maria, che si presenterebbe con il titolo di “Regina della Pace” (Kraljica Mira). Per questo motivo Međugorje è divenuta oggi una famosa meta di numerosi pellegrinaggi.

La posizione della Chiesa su Medjugorje rimane quella sintetizzata nel 2007 dal cardinale Tarcisio Bertone: “Tutto è rinviato alla dichiarazione di Zara del 1991, che lascia la porta aperta a future indagini”[1]. Il 10 aprile 1991 i vescovi dell’allora Jugoslavia, riuniti a Zara, emisero una dichiarazione congiunta nella quale si afferma: «sulla base di quanto finora si è potuto investigare, non si può affermare che abbiamo a che fare con apparizioni e rivelazioni soprannaturali».

Nel marzo 2010, la Santa Sede ha formato una Commissione internazionale di inchiesta per indagare sui fatti. Tale commissione è composta da vescovi, teologi ed altri esperti, sotto la guida del cardinale Camillo Ruini. Il 17 gennaio 2014, a conclusione dei lavori, svolti nel più assoluto riserbo, gli stessi sono stati consegnati alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog “I VIAGGI DI SPEEDY”. Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato “de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

Isola di Comino-Kemmuna, Isola di Gozo-Għawdex, Isola di Malta (Arcipelago di Malta) – Cosa vedere, storia, foto e video

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Malta, Comino e Gozo (book fotografico)

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ISOLA DI MALTA

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Il Book fotografico dell’isola di Malta (Arcipelago di Malta)

 


Malta, ufficialmente Repubblica di Malta (in maltese Repubblika ta’ Malta, in inglese Republic of Malta), è uno stato insulare dell’Europa meridionale, membro dell’Unione europea.

È un arcipelago situato nel Mediterraneo, nel canale di Malta, a 80 km dalla Sicilia, a 284 km dalla Tunisia e a 333 km dalla Libia, compreso nella regione fisica italiana. Con un’estensione di 316 km² è uno degli stati più piccoli e densamente popolati al mondo. La sua capitale è La Valletta e la città più abitata è Birkirkara. L’isola principale è caratterizzata da un grande numero di città che, insieme alla capitale, formano una conurbazione di 368 250 abitanti.

Il Paese ha due lingue ufficiali, il maltese e l’inglese. L’italiano, lingua ufficiale fino al 1934, è molto diffuso, parlato correttamente da più del 66% dei maltesi[6] e in modo basilare dal 17%, insegnato in tutte le scuole di Malta e diffuso in campo commerciale, turistico e scolastico. La piccola nazione maltese è legata da sempre alla Sicilia. Anche linguisticamente vi è una discreta conoscenza del siciliano[7]. Specie i maltesi più anziani tramandano ancora oggi modi di dire, proverbi, e poesie provenienti dalla Trinacria. Tanti sono anche i cognomi portati dai maltesi che trovano origine nell’isola siciliana.

Durante il corso della storia, la posizione geografica di Malta ha dato grande importanza all’arcipelago, subendo l’avvicendarsi in sequenza di Fenici, Greci, Cartaginesi, Romani, Arabi, Normanni, Aragonesi, Cavalieri di Malta, Francesi e Inglesi.

Malta è internazionalmente conosciuta come località turistica, per lo svago e soprattutto per la cultura, dato che nel Paese si trovano ben tre siti dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, essi sono: la città La Valletta, l’Ipogeo di Hal Saflieni e i templi megalitici. L’ingresso nell’Unione europea è avvenuto il 1º maggio 2004 e dal 1º gennaio 2008 è entrata a far parte dell’eurozona. Malta è inoltre membro del Commonwealth.

Geografia

Malta è un arcipelago nel cuore del mar Mediterraneo. Solo le tre maggiori isole, ovvero Malta, Gozo e Comino sono abitate. Il territorio di Malta emerge dalla piattaforma continentale sottomarina sicula, facente parte della placca africana. La porzione sommitale è costituita da rocce sedimentarie. Nella parte occidentale e meridionale dell’isola di Malta le coste sono alte e accidentate (le scogliere di Dingli s’innalzano a più di 240 m sul livello del mare). Nella parte orientale e settentrionale la costa è accessibile: si aprono ampie spiagge sabbiose o rocciose e numerose sono le insenature, solchi vallivi simili a rías. A est le baie più ampie e profonde sono quelle di Mellieħa, Saint Paul’s, Saint Julian’s, Marsamxett e Grand Harbour (tra queste ultime due, separate dal promontorio di Ġebel Xiberras, sorge il porto della Valletta), a sud vi è la baia di Marsaxlokk.

Il suolo è roccioso, anche se coltivato, grazie al sistema dei terrazzamenti con muretti a secco (ħitan tas-sejjieħ). Il rilievo, costituito da altipiani calcarei, è poco elevato (Ta’ Dmejrek, 258 m), ed è caratterizzato da formazioni di origine carsica, come campi carreggiati, caverne e grotte. Tra queste ultime, le più note nell’isola di Malta sono la Grotta Azzurra, il Għar Dalam (Caverna Oscura) ― in cui furono rinvenuti resti di specie risalenti a 170 000 anni fa e ormai estinte, come elefanti e ippopotami nani ― e nell’isola di Gozo la grotta di Calipso.

Non vi sono laghi e fiumi permanenti, anche se nei pressi dei villaggi rurali di San Martin, Mtaħleb e Baħrija (Malta) e in Wied Lunzjata (Gozo) scorrono dei corsi d’acqua tutto l’anno.

Le isole minori che fanno parte dell’arcipelago sono disabitate e sono:

Barbaġanni Rock;
Cominotto (Kemmunett);
Delimara Island;
Filfla;
Fessej Rock;
Rocca del Generale (Il-Ġebla tal-Ġeneral);
Għallis Rock;
Ħalfa Rock;
Large Blue Lagoon Rocks;
Islands of San Paul/Selmunett Island;
Manoel Island, connessa alla cittadina di Gżira tramite un ponte;
Large Blue Lagoon Rocks (Comino);
Islands of St. Paul/Selmunett Island;
Mistra Rocks;
Taċ-Ċawl Rock;
Qawra Point/Ta` Fraben Island;
Small Blue Lagoon Rocks;
Sala Rock;
Xrobb l-Għaġin Rock;
Ta’ taħt il-Mazz Rock.

Isole da Visitare

Isole da visitare[modifica | modifica wikitesto] Malta (si divide in “Malta Xlokk” – “Malta dello Scirocco” e “Malta Majjistral” – “Malta del Maestrale”)
Gozo (Għawdex)
Comino (Kemmuna)
Cominotto (Kemmunett)
Filfla (Filfola) – quest’isola è visitabile solo dal largo, non è possibile visitarla via terra

Città da Visitare

Malta:

San Ġiljan
Sliema
La Valletta
Il-Furjana – Floriana
Raħal Ġdid – Paola
Il-Kottonera
Marsaxlokk
Birkirkara
San Pawl il-Baħar
Mellieħa
Rabat
Mdina
Mosta
Dingli
Gżira
Paceville

Gozo (Għawdex):

Victoria (Rabat)
Xewkija
San Lawrenz

Posti da visitare a Malta:

Alcuni luoghi d’interesse[modifica | modifica wikitesto]

I caratteristici “gallariji”.
Meridiana Wine Estate – la migliore azienda vitivinicola di Malta
Triq it-torri – è il lungomare di Sliema
Parliamentary assembly of the Mediterranean – si trova a San Ġiljan
il-Barrakka ta’ Fuq – sono gli Upper Barrakka Garden di La Valletta
Les Gevroches – statua presente nei Barrakka ta’ Fuq
Il-Barrakka t’Isfel – sono i Lower Barrakka Garden di La Valletta
Grand Harbour – il porto vicino alla capitale
Forti Sant’Iermu – Forte di La Valletta
Palazzo del Grande Maestro – Parlamento
Kon-Katidral ta’ San Ġwann – Co-cattedrale di San Giovanni (La Valletta)
Valletta Waterfront – zona commerciale
Vedette – torretta di Senglea
l-Istazzjon tal-Ferrovija – antica stazione ferroviaria a Birkirkara
Ipogeo di Hal Saflieni – tempio preistorico costruito sottoterra
Catacombe di Salina – catacombe presso Salina, a Naxxar
Catacombe di San Paolo – catacombe di San Paolo a Rabat
Catacombe di Tal-Mintna – catacombe presso Tal-Mintna
Mulino a vento Ta’ Kola – mulino del 1725 presso Caccia
Għajn Tuffieħa – terme di Għajn Tuffieħa
St. Agatha’s Catacombs – catacombe di Sant’ Agata a Rabat
Dingli Cliffs – scogliere di Dingli
Rotunda – chiesa di Mosta
St. Publius Parish Church – Chiesa a Floriana
Marfa Ridge – area marittima a Malta
Santa Marija – torre di Comino
Bejn il-kmiemen – chiamata anche “Blue Lagoon” si trova tra Comino e Cominotto
Ċirkewwa – cittadina che si trova sul Marfa Ridge
Paceville – zona di San Ġiljan dedicata a pub, bar e discoteche
Klozet – famoso locale gay alla moda, frequentato anche da eterosessuali, situato a Paceville
Citadel – antica cittadina situata a Victoria, centro principale di Gozo
Rotunda ta’ Xewkija – Chiesa che si trova nella città di Xewkija a Gozo
Il-Ġebla tal-Ġeneral – scoglio situato a San Lawrenz, chiamato anche Fungus Rock
il-Qawra – mare interno a Gozo
Tieqa Żerqa – Finestra Azzurra a Gozo
Cocodrile Rock – scoglio a forma di coccodrillo a Gozo
Il-Hnejja – Blue Grotto a Malta
Menaidra – tempio megalitico
Ħaġar Qim – tempio megalitico
St. Peter’s Pool – baia vicino a Marsaxlokk
il-Gżira tal-Isqof – Isola di Manoel
Bażilika ta’ Sant’ Elena – Chiesa di Birkirkara
Paradise Bay – baia di Malta
Wied iz-Żurrieq – scogliera a Malta
Popeye Village – villaggio di Braccio di Ferro

 


 

ISOLA DI COMINO

 

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Il Book fotografico dell’isola di Comino (Arcipelago di Malta)

 

Comino (in maltese Kemmuna) è una delle isole dell’arcipelago delle Isole Calipsee; si trova nel canale di Gozo, tra l’isola di Malta e quella di Gozo nel Mare Mediterraneo.

L’isola ha un’estensione di 3,5 km² e deve il suo nome al cumino, il finocchio selvatico chiamato kemmuna in maltese, una delle poche piante che un tempo riusciva a crescere sul suolo arido. Secondo altre fonti, invece, il nome deriverebbe dall’arabo kimeni, che vuol dire adiacente, data la sua posizione fra Malta e Gozo. In antichità era conosciuta come Ephestia e qualche autore la chiama anche col nome di Lampas.

Comino è nota per la sua tranquillità e isolamento. Vi è stato costruito un albergo, ma la popolazione residente è di soli quattro abitanti. Un prete e un poliziotto, fanno la spola dalla vicina isola di Gozo per le necessità degli abitanti e dei turisti estivi. Oggi Comino è una riserva faunistica per gli uccelli e amministrativamente è parte della municipalità di Għajnsielem che abbraccia parte del sudest di Gozo.

Tra Comino e Cominotto si trova la Blue Lagoon (Laguna Blu o, in maltese, Bejn il-kmiemen), una delle principali attrazioni turistiche dell’isola; la piccola baia è infatti rinomata per la sua acqua trasparente di un profondo colore blu e per la ricca fauna marina che la rende popolarissima per le immersioni subacquee.

Nel 1993 il canale è stato chiuso alle imbarcazioni per fare in modo di preservare sia l’equilibrio ambientale che i frequentatori della laguna.

La Torre di Santa Maria

Costruita dal Gran Maestro Alof de Wignacourt dei Cavalieri Ospitalieri nel 1618 la Torre di Santa Maria si trova tuttora nella parte sud-est dell’isola, in vista del porto di Ċirkewwa. Venne costruita, assieme alle altre torri, come punto d’osservazione in caso di invasioni.


 

 

ISOLA DI GOZO

 

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Gozo (in maltese Għawdex, in italiano anche Gozzo) è la seconda isola (per superficie) dell’arcipelago delle Isole Calipsee, compreso nella regione fisica italiana[1]. L’isola di Gozo è situata a 4 km a nord-ovest dell’isola di Malta, ed, essendo priva di scali aerei, fa riferimento all’Aeroporto di Malta. Dal punto di vista amministrativo costituisce, assieme a Comino e ad isolotti minori, la Regione di Gozo.

Gozo copre 67 km² di superficie, cioè l’equivalente dell’isola di Hong Kong. L’isola è popolata da circa 30.000 abitanti, di cui 6.000 nella capitale Victoria. Si estende per circa 14 km di lunghezza e 7,25 km nel punto di massima larghezza.

I principali centri abitativi sono Victoria, la capitale dell’isola, Għarb, Kercem, Marsalforn, Nadur, Qala, San Lawrenz, Sannat, Xagħra, Xewkija, Xlendi, Żebbug.

Collegamenti con l’Isola di Malta

La costruzione di un ponte o un tunnel tra le due isole è stato motivo di controversia per molti anni. Al momento l’isola è raggiungibile tramite traghetto o elicottero.

I collegamenti via traghetto attraverso il canale di Gozo sono effettuati dal porto di Ċirkewwa su Malta allo Mġarr Harbour su Gozo, e servono al trasporto di beni di consumo e di passeggeri. L’eliporto di Gozo collega l’isola all’aeroporto di Luqa mentre dal porto di Valletta è attivo un servizio con idrovolante per il porto di Mġarr Harbour.

Le bellezze natura di Gozo:

Il Mare interno a Dwejra

Nella zona di Dwejra (36°02′57.76″N 14°11′32.19″E), estremo punto dell’isola verso ovest, si può ammirare il Mare Interno (Il-Qawra in maltese) (36°03′12″N 14°11′32.5″E), il risultato del crollo della volta di una grande caverna per un centinaio di metri, che creò in tempi remoti un lago di acqua marina collegato al mare aperto attraverso una profonda fenditura nella roccia.

Sempre in questa zona si può ammirare la maestosa Finestra Azzurra (Azure Window o It-Tieqa ż-Żerqa in maltese), un arco di pietra scavato dal mare che domina l’intera zona e che offre, nelle giornate di mare calmo, un ottimo punto di partenza per le immersioni.

A circa 700 m a sud si può ammirare la Rocca del Generale (Il-Ġebla tal-Ġeneral in maltese) (36°02′47.26″N 14°11′23.23″E), un blocco di roccia che fuoriesce dal mare per oltre 50 metri e che, per la bellezza dei fondali, è un noto punto per le immersioni subacquee. Tale roccia è continuamente protetta poiché sulla sommità crescono funghi rari che devono essere conservati.


La Baia di Ramla

La Baia di Ramla è a detta di tutti la più bella spiaggia dell’isola; il nome significa baia sabbiosa, e deriva dalla particolare colorazione rossa della sua finissima sabbia.

A poca distanza dalla spiaggia (36°03′39.97″N 14°17′05.59″E), sul crinale della vicina cresta rocciosa, la grotta di Calipso dell’Odissea di Omero (vedi sotto), dalla cui posizione si può ammirare la baia in tutto il suo splendore.

Sul lato opposto vi sono alcuni resti di un’antica villa romana.

San Blas Bay e Daħlet Qorrot

Spostandosi ad est rispetto a Ramla Bay si trovano altre due piccole spiagge sabbiose, San Blas Bay (36°03′24.98″N 14°18′06.16″E) e Daħlet Qorrot (36°02′56.01″N 14°18′59.3″E): la prima è difficilmente raggiungibile per via della strada in pessimo stato, ma decisamente molto suggestiva e poco frequentata dai turisti, la seconda molto più affollata e contornata da formazioni rocciose di globigerina, la tipica pietra maltese.

I Templi di Ġgantija

I templi megalitici di Ġgantija situati a Xagħra (36°02′56.7″N 14°16′10.1″E), due dei sette dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, sono degni di nota per le loro strutture risalenti all’Età del rame, tuttora ben conservate: in uno di questi venne trovato il bassorilievo del serpente, conservato ora nel museo archeologico di Victoria.

Miti e leggende

Una leggenda dice che è a Gozo che la ninfa Calipso trattenne Ulisse prigioniero per sette anni, e ancora oggi si può vedere la grotta dove la ninfa, sempre secondo la leggenda, viveva, in prossimità della rinomata spiaggia di Ramla. Intorno alla caverna non c’è alcuna abitazione, a causa di una leggenda secondo la quale dentro la grotta ci sarebbe ancora lo spirito di Ulisse che produrrebbe strani lamenti.

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog “I VIAGGI DI SPEEDY”. Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato “de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com