VIDEO – Sarajevo (Bosnia Erzegovina) tra croci, minareti e sinagoghe – ESTATE 2011

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« Una città che nel suo centro ha quattro luoghi di preghiera. È raro.
Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro. Non esiste in nessuna altra parte del mondo.
L’aveva scritto tempo fa, prima della guerra, un rabbino sefardita, chiamato Kaa »
Predrag Matvejević

Sarajevo (in alfabeto cirillico Сарајево; in italiano: Saraievo o, meno frequente, Seraievo) è la capitale e la più grande città della Bosnia-Erzegovina. La sua popolazione si aggira attorno ai 750.000 abitanti. Conosciuta principalmente come scenario dell’attentato all’arciduca austriaco Francesco Ferdinando, la città ha ospitato, nel 1984, i XIV Giochi olimpici invernali e, tra il 1992 e il 1995, ha sofferto più di tre anni d’assedio da parte delle forze serbo-bosniache, durante la guerra di Bosnia.
Il momento di massima crescita della città si ebbe agli inizi degli anni ottanta quando Sarajevo venne nominata città ospitante dei giochi olimpici invernali.

A causa dell’inizio della guerra in Jugoslavia, il 6 aprile 1992 la città venne accerchiata ed in seguito assediata dalle forze serbe. La guerra, che è durata fino all’ottobre del 1995, ha portato distruzione su larga scala e una fortissima percentuale di emigrazione.

Tra i beni culturali maggiormente devastati dal conflitto si rammentano la Biblioteca Nazionale ed Universitaria, che era il monumento più rappresentativo dell’architettura pseudo-moresca del XIX secolo, il “Museo di Stato della Bosnia-Herzegovina” e la Moschea di Gazi Husrev Beg (del XVI secolo).

La ricostruzione della città è iniziata a partire dal marzo del 1996, subito dopo la fine della guerra. Sebbene già nel 2003 la maggior parte della città presentasse il frutto dei primi processi della ricostruzione, ad oggi (novembre 2011) Sarajevo mostra ancora i diversi segni del conflitto, sia nella parte nuova che in quella più antica (in particolare risultano abbastanza evidenti i colpi di proiettile presenti su moltissimi edifici ricoperti di gesso). Il centro storico ottomano e la parte ottocentesca, di impronta austriaca, a parte alcuni singoli edifici sono completamente rimesse a nuovo. I segni più evidenti della guerra si possono ancora trovare nella città nuova, Novo Sarajevo, dove molti edifici sono ancora distrutti, e accanto ad essi sono molti i cantieri di nuovi centri commerciali ed edifici destinati ai servizi.
Sarajevo è da sempre città multi-etnica e multi-religiosa, al suo interno convivono tre diverse religioni: l’islam, il cristianesimo (con due confessioni: cattolica ed ortodossa) e l’ebraismo. Il grande clima di tolleranza e rispetto tra queste confessioni ha portato a soprannominare Sarajevo la Gerusalemme d’Europa. I rapporti tra queste fedi si sono incrinati in seguito alle guerre jugoslave.

(Fonte Wikipedia)

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VIDEO – Viaggio verso il parco memoriale Potocari (8372) di Srebrenica – ESTATE 2011

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Srebrenica (in serbo: Сребреница ˈsrêbrenit͡sa) è una città e un comune nella parte orientale della Bosnia-Erzegovina appartenente all’entità della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (Republika Srpska).
Srebrenica è il più grande massacro avvenuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, e rappresenta la vittoria dei nazionalisti e la sconfitta delle Nazioni Unite. All’epoca, l’incaricato per i diritti umani dell’ONU Mazowiecki definì l’azione serba “una violazione molto seria e su scala enorme dei diritti umani, descrivibile solo con la parola barbarie: attacchi alla popolazione civile, uccisioni e stupri”. La città di Srebrenica svuotata dei propri abitanti viene presa d’assalto da famiglie serbo-bosniache, quasi tutte profughe a loro volta che alterarono la composizione e la cifra etnica della cittadina. Le autorità serbo-bosniache e jugoslave inizialmente avevano negato quanto accaduto. Fino ad oggi circa migliaia e migliaia di vittime sono state ritrovate tra i boschi e i vicini comuni. Uno sterminato cimitero musulmano e un maestoso monumento alla memoria, presso Srebrenica, inaugurato nel 2003, ne ha sepolti 8372 mentre tanti altri corpi esumati aspettano ancora i risultati per essere ufficialmente identificati. I responsabili della strage negli anni successivi al compimento del genocidio fecero di tutto per nascondere le prove, svuotando molte fosse originarie e riseppellendo i cadaveri frazionati in più fosse disseminate in un arco di cinquanta km da Srebrenica.
Il Massacro fu considerato crimine di guerra, per il quale furono perseguiti sia Ratko Mladić, arrestato lo scorso 26 maggio dopo una lunga latitanza, che Željko Ražnatović, meglio conosciuto come Arkan, sanguinario esecutore di genocidi e pulizie etniche nei Balcani. La giustizia non fece in tempo a fare il suo corso: Arkan fu assassinato nel 2000.
Ci sono ancora dei misteri irrisolti intorno alla carneficina, dalle cause effettive dell’esplosione di violenza al mancato intervento dei Caschi blu dell’ONU, che detenevano la sovranità militare del territorio di Srebrenica.


 

Srebrenica, 12 luglio 1995. Le truppe serbe entrano a Potocari, un villaggio a sei chilometri da Srebrenica, dove le truppe dell’Onu hanno il loro quartier generale. Il comandante dei caschi blu ha ottenuto da Mladic l’assicurazione che donne, vecchi e bambini saranno evacuati nel territorio sotto il controllo dei musulmani. Nel primo pomeriggio arrivano a Potocari 40-50 veicoli, tra furgoni, camion e jeep, su cui viene caricato un primo contingente di persone. Mladic si fa vedere sulla scena dai giornalisti, che osservano i soldati serbi mentre distribuiscono acqua e pane agli sfollati e gettano dolci ai bambini. “Non abbiate paura – dice Mladic davanti alle telecamere. – State calmi, calmi. Lasciate che donne e bambini vadano per primi. Verranno tanti autobus. Non abbandonatevi al panico. State attenti che nessuno dei bambini si perda. Non abbiate paura. Nessuno vi farà del male”.

Ratko Mladic dopo l’arresto, avvenuto il 26 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza (ilmessaggero.it)

Intanto a New York il Consiglio di sicurezza dell’Onu adotta all’unanimità una risoluzione per chiedere “l’immediata cessazione dell’offensiva dei serbi bosniaci e il loro ritiro dalla zona di protezione di Srebrenica”. Una pronuncia formale, che non avrà alcun effetto. Sul calar della notte, i serbi raccolgono a Potocari gli uomini che sono riusciti a rastrellare in un edificio di fronte all’accampamento dell’Onu, noto come “casa bianca”. Alcuni di loro vengono uccisi sul posto, mentre la maggioranza viene trasportata a Bratunac, dove viene sottoposta a sevizie, prima di essere trucidata. Il 13 luglio inizia la grande mattanza in un’atmosfera di esaltazione collettiva, come sarà testimoniato dagli appartenenti a un convoglio dell’Agenzia Onu per i rifugiati, che vedono i serbi bosniaci, molti dei quali ubriachi, festeggiare nelle strade. Nei quattro giorni successivi le uccisioni di massa continuano senza tregua, con ogni tipo di arma, anche con granate.

Boutros Boutros-Ghali, segretario generale Onu dal 1992 al 1996. La comunità internazionale non impedì la strage di Srebrenica (agenziastampaitalia.it)

Per quanto già il 13 luglio le notizie che qualcosa di terribile sta accadendo a Bratunac comincino a raggiungere i vertici delle Nazioni Unite, Jasushi Akashi – rappresentante speciale del segretario Boutros-Ghali – chiede che non vengano rese pubbliche, per non mettere in pericolo gli osservatori militari dell’Onu ancora a Srebrenica. Solo il 16 e il 17 luglio, quando i giornalisti intervistano i primi fuggiaschi all’aeroporto di Tuzla e i caschi blu rimpatriati attraverso Zagabria, cominciano a trapelare le prime informazioni sul massacro. Uno degli uomini dell’Onu racconterà: “La stagione di caccia è al culmine… presi al bersaglio non sono solo gli uomini al servizio del governo bosniaco… ma anche donne, pure quelle incinte, bambini e vecchi… su alcuni si spara o li si ferisce, ad altri vengono tagliate le orecchie e alcune donne sono state stuprate”.

Il 16 luglio sul tardi e nelle prime ore del 17 luglio una colonna di uomini e ragazzi fuggiti attraverso i boschi raggiunge dopo sei giorni di marcia il territorio controllato dal governo di Sarajevo. Di 15mila, quanti erano partiti, ne sono rimasti vivi tra i 4500 e i 6000.


 

 

(Fonte Wikipedia)

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VIDEO – Visoko (Bosnia Erzegovina) in Europa si trovano delle piramidi! – ESTATE 2011

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Visoko è una città nella Bosnia-Erzegovina centrale che conta circa 17.000 abitanti. Si trova sulla strada che unisce Zenica a Sarajevo, sulle sponde del fiume Bosna, alla confluenza con il Fojnicka. La regione circostante la città conta circa 46.000 abitanti; amministrativamente fa parte del Cantone di Zenica-Doboj della Federazione di Bosnia-Erzegovina.
Sembra incredibile ma ancora una volta la storia intorno alla piramidi è avvolta da misteri e da scoperte sensazionali.

Forse saprete già come le costruzioni piramidali non coinvolgono solo l’Egitto, ma diverse località sparse nel mondo, ora però, in base alle ultime scoperte l’attenzione si sposta in Bosnia a 50 km da Sarajevo più precisamente a Visoko.

Qui l’archeologo bosniaco-americano S. Osmanagich, dopo aver studiato a lungo le piramidi dell’America Latina, si rese conto che alcune colline potevano celare le vestigia di una struttura piramidale, così nel 1995 incominciò a compiere scavi di verifica.

Le ipotesi, sulla possibilità dell’esistenza di queste piramidi,da parte di Osmanagich, ha incuriosito anche la N.A.S.A., che ha dato il via a riprese satellitari.

Le analisi spettrali e i telerilevamenti morfologici hanno stabilito che si tratta proprio di tre piramidi, le cui linee di congiunzione creano un triangolo equilatero perfetto con angoli di 60°.

Sotto la vegetazione, dunque è lecito pensare che vi si nascondano proprio le più imponenti piramidi del mondo, orientate verso i punti cardinali (come per le piramidi egiziane) e con inclinazione di 45° esatti.

La più  grande delle tre, denominata dal team di ricercatori di Osmanagich “La piramide del Sole”, infatti , raggiunge l’altezza di 220 m contro i 147 di quella di Cheope, seguono ai due lati due più piccole, denominate rispettivamente la “piramide del Dragone” e la ” piramide della Luna”,

quest’ultima è al momento in fase di dissotterramento

(Fonte Wikipedia)

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he term Bosnian pyramids has been used for a cluster of natural geological formations sometimes known as flatirons near the Bosnian town of Visoko, northwest of Sarajevo. The hill named Visočica became the focus of international attention in October 2005 following a news-media campaign promoting the idea that they are human-made and the largest ancient pyramids on Earth.

In analysing the site, its known history, and the excavations; geologists, archeologists, and other scientists have concluded that they are natural formations and that there are no signs of human building involved.Additionally, scientists have criticised the Bosnian authorities for supporting the pyramid claim saying, “This scheme is a cruel hoax on an unsuspecting public and has no place in the world of genuine science.”

The 213-metre (699 ft) Visočica hill, upon which the Old town of Visoki was once sited, is roughly pyramid-shaped. The idea that it constitutes an ancient artificial edifice was publicised by Bosnian author and metalworker Semir Osmanagić. His subsequent excavations at the site have uncovered what he claims to be a paved entrance plateau and tunnels, as well as stone blocks and ancient mortar which he has suggested once covered the structure. Osmanagić has claimed that the dig involved an international team of archaeologists from Australia, Austria, Ireland, Scotland and Slovenia. However, many archaeologists he named have stated they had not agreed to participate and were never at the site. The dig began in April 2006, and has involved reshaping the hill to make it look like a Mayan step pyramid.
Osmanagić estimates that the Sun pyramid stands 722 feet (220 m) high (or, depending upon the report, either 230 feet (70 m) high or 328 feet (100 m) high). If it is 722 feet, it would be one third taller than the Great Pyramid of Giza, making it the largest pyramidal structure on Earth.

The current target of the project is to complete excavation by 2012. This is in order to “break a cloud of negative energy, allowing the Earth to receive cosmic energy from the centre of the galaxy” according to Osmanagić, who also hopes that it will be listed as UNESCO World Heritage Site.

In October 2011 a Sarajevo court ended a four year court case by giving permission for further investigation of Visočica hill.

(Fonte Wikipedia)

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VIDEO – Medjugorje e Cascate Kravice (Bosnia Erzegovina) – ESTATE 2011

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MADONNA DI MEDJUGORJE

Međugorje, scritto anche Medjugorje, è una piccola località del comune di Čitluk, oggi parte del cantone dell’Erzegovina-Narenta, della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, in Bosnia ed Erzegovina.

Il paese si trova ad un’altitudine di circa 200 metri sopra il livello del mare ed è situato alla base di due colline, il Križevac ed il Podbrdo (il nome Međugorje significa proprio “fra i monti”). Il clima è tipicamente mediterraneo.

I suoi cittadini sono prevalentemente di etnia croata e la religione professata dagli abitanti è quella cattolica. La parrocchia di Medjugorie ha competenza anche per i villaggi di Bijakovići, Vionica, Miletina e Šurmanci. Il suo patrono è san Giacomo.

Questa località è diventata celebre nel mondo perché, il 24 giugno del 1981, Vicka Ivanković, Mirijana Dragičević, Marija Pavlović, Ivan Dragičević, Ivanka Ivanković e Jakov Čolo (che allora avevano tra 10 e 16 anni, oggi sono tutti adulti, padri e madri di famiglia) affermano di ricevere apparizioni della Vergine Maria, che si presenterebbe con il titolo di “Regina della Pace” (Kraljica Mira). Per questo motivo Međugorje è divenuta oggi una famosa meta di numerosi pellegrinaggi.

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CASCATE KRAVICE

ra gli elementi naturalistici più affascinanti della regione, spiccano le spumeggianti cascate di Kravice, a circa 40 km da Mostar. Le acque del fiume Trebižat si ramificano, cadendo da pareti di tufo ad un’altezza di 30 metri, e formano un anfiteatro naturale largo 150 metri, allestendo uno spettacolo che ricorda, seppure in dimensioni ridotte, quello delle imponenti cascate del Niagara.

Frequentato nella stagione estiva soprattutto da appassionati di rafting e dagli abitanti locali, è il luogo ideale per tutti coloro che cercano relax e divertimento stando immersi in un ambiente incontaminato, accompagnati dal suono costante delle cascate in sottofondo. Nei pressi delle cascate si trovano anche una piccola grotta, in cui si possono ammirare stalattiti formate da carbonato di calcio, un antico mulino e un vascello.

Il fiume Trebižat consente, inoltre, piacevoli gite in canoa, organizzate da esperti operatori locali, con percorsi fluviali di 10 km. Un’esperienza davvero imperdibile, in cui i ritmi frenetici della vita quotidiana sembrano solo un ricordo lontano.

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Međugorje or Medjugorje (Croatian pronunciation: [medʑuɡoːrje]) is a town located in western Bosnia and Herzegovina, in the Herzegovina region around 25 km (16 mi) southwest of Mostar and close to the border of Croatia. The town is part of the municipality of Čitluk. Since 1981, it has become a popular site of religious pilgrimage due to reports of apparitions of the Virgin Mary to six local Catholics.

The name Međugorje literally means “an area between mountains”. At an altitude of 200 m (660 ft) above sea level it has a mild Mediterranean climate. The town consists of an ethnically-homogeneous Croat population of over 4,000. The Roman Catholic parish (local administrative and religious area) consists of five neighbouring villages, Međugorje, Bijakovići, Vionica, Miletina and Šurmanci.

Following reports of apparitions, successive bishops of Mostar ruled the claims groundless. In March 2010, in view of continued public interest, the Holy See announced that the Congregation for the Doctrine of the Faith was forming an investigative commission, composed of bishops, theologians, and other experts, under the leadership of Cardinal Camillo Ruini, the Pope’s former Vicar General for the Diocese of Rome.

Kravice is a waterfall on the Trebižat River in Bosnia and Herzegovina. It is ten kilometers south of Ljubuški and forty kilometers south of Mostar. Its height is between 25 meters and the radius of the lake in the base of the waterfall is 120 meters. Kravice is a popular swimming and picnic area and, during the summer, it is frequently visited by tourists from Mostar, Medjugorje and Dubrovnik.

The Kravice Falls area also has a little cafe, a rope swing, a picnic area, and a place to camp. The best time of year for visiting is during the springtime when the fall is at its fullest and the arid landscape turns a bright green. During the high season, various restaurants in the vicinity of the waterfalls mostly offer grilled dishes and fish specialties. Near the Kravice Falls is also a small grotto with stalactites made of calcium carbonate, an old mill and a sailing ship.

(Fonte Wikipedia)

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VIDEO – Mostar (Bosnia Erzegovina) e il suo ponte – ESTATE 2011

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Fondata nel tardo XV secolo dai turchi ottomani, Mostar era il centro amministrativo dell’impero nella regione dell’Erzegovina. L’Impero Austro-Ungarico annesse Mostar nel 1878. Dopo la I guerra mondiale la città a partire del 29 ottobre 1918 divenne parte dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi (DSHS), con la capitale a Zagabria, e quando questo il 1º dicembre 1918 fu unito al Regno di Serbia, fu formato un nuovo stato unitario, detto Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni (KSHS), denominato più tardi Regno di Jugoslavia. Durante la seconda guerra mondiale la città fece parte, come il resto dei territori dell’attuale Bosnia-Erzegovina, dello Stato Indipendente di Croazia, controllato dai nazifascisti.

Dopo la seconda guerra mondiale la città entrò a far parte della Repubblica Popolare di Bosnia ed Erzegovina, che fu una delle sei repubbliche che componevano la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. In quegli anni furono costruite varie dighe per sfruttare l’energia idroelettrica della Narenta.

Tra il 1992 e 1993, dopo che la Bosnia ed Erzegovina in seguito ad un referendum popolare in base all’allora vigente Costituzione della Jugoslavia di Tito dichiarò l’indipendenza, la città fu soggetta ai bombardamenti e ad un assedio lungo nove mesi.

Le truppe serbe e montenegrine, appoggiate dall’Esercito Popolare Jugoslavo (JNA), bombardarono per la prima volta Mostar il 3 aprile 1992 e nelle settimane successive presero il controllo di gran parte della città. Oltre a causare immense sofferenze alle popolazioni locali, i tiri d’artiglieria danneggiarono o distrussero diversi bersagli civili. Tra questi ci furono un monastero cattolico, quello dei francescani, OFM, la locale cattedrale cattolica della Beata Vergine, Madre della Chiesa, il palazzo del vescovo cattolico con l’annessa biblioteca di 50.000 volumi, come pure vari luoghi di culto musulmani (la moschea di Karadžoz-beg, quella di Roznamed-ij-Ibrahim-efendija e dodici altre).

Pochi giorni dopo l’attacco subito, l’8 aprile, i croati d’Erzegovina insieme ai bosniaci musulmani formarono il Consiglio di Difesa Croato (Hrvatsko Vijeće Obrane, HVO) per affrontare le truppe serbe e montenegrine e l’Esercito Popolare Jugoslavo. Più tardi, in quello stesso anno venne fondato a Mostar pure il IV Corpo dell’Esercito della Bosnia ed Erzegovina (Armija Bosne i Hercegovine), principale formazione militare dei bosniaci musulmani.

Il 12 giugno le forze dell’HVO, assieme a formazioni più piccole composte da bosniaci, ammassarono abbastanza uomini e armi da costringere le truppe serbe e montenegrine e quelle del JNA a uscire da Mostar. Durante l’assedio che ne seguì, la città continuò ad essere bombardata da postazioni sulle montagne ad est, rimaste in mano delle truppe serbe e montenegrine e del JNA.
Monumento Nacional – Muslibegovica House

Nel 1993, i croati bosniaci e i bosniaci musulmani cominciarono una lunga lotta per il controllo di Mostar. I croati lanciarono un’offensiva il 9 maggio durante la quale bombardarono senza tregua il quartiere musulmano, riducendolo in gran parte in rovina, comprese numerose moschee e case del periodo ottomano. Durante la guerra i croati crearono dei campi di concentramento per i musulmani e lo stesso fecero i musulmani per i croati.

Il ponte di pietra del XVI secolo fu distrutto il 9 novembre dal fuoco di un mortaio croato. Nel 2004 ne è stata completata la ricostruzione, contestuale al recupero dell’intera città vecchia, che è stata iscritta dall’UNESCO nella lista dei siti dichiarati Patrimonio dell’umanità.

Un cessate il fuoco fu firmato il 25 febbraio 1994. La città rimase divisa tra croati e bosniaci, e solo nel 1996 fu ristabilita la libera circolazione da una parte all’altra della città.
Ponte Storto (Kriva Ćuprija) (1558)

(Fonte Wikipedia)

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Mostar is a city and municipality in Bosnia and Herzegovina, the largest and one of the most important cities in the Herzegovina region and the center of the Herzegovina-Neretva Canton of the Federation. Mostar is situated on the Neretva river and is the fifth-largest city in the country. Mostar was named after the bridge keepers (natively: mostari) who in the medieval times guarded the Stari Most (Old Bridge) over Neretva river. The Old Bridge, built by the Ottomans in the 16th century, is one of the city’s most recognizable landmarks.

Stari Most (English: Old Bridge) is a 16th century Ottoman bridge in the city of Mostar, Bosnia and Herzegovina that crosses the river Neretva and connects two parts of the city. The Old Bridge stood for 427 years, until it was destroyed on November 9, 1993 during the Croat-Bosniak War. Subsequently, a project was set in motion to reconstruct it, and the rebuilt bridge opened on July 23, 2004.

(Fonte Wikipedia)

 

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VIDEO – Dubrovnik e Isola di Lokrum (Croazia) – ESTATE 2011

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Ragusa (in croato Dubrovnik, in italiano anche Ragusa di Dalmazia), è una città della Croazia meridionale di 42.641 abitanti, situata lungo la costa della Dalmazia. La città, che ha lungamente mantenuto la sua indipendenza, vanta un centro storico di particolare bellezza che figura nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO e che le è valso il soprannome di “perla dell’Adriatico”.
Ragusa è il capoluogo della regione raguseo-narentana, nonché la maggiore città della Dalmazia meridionale. La città di Ragusa è stata fondata originariamente su un’isola rocciosa e poi collegata alla terraferma mediante interramento di un sottile braccio di mare (che corrisponde oggi alla parte pianeggiante della città). Le fortificazioni attuali risalgono al XVII secolo, quando in seguito ad un devastante terremoto la città venne ricostruita quasi interamente. Dal punto di vista urbanistico, il centro storico (che è tassativamente pedonale) è diviso a metà da un lungo stradone lastricato (detto appunto Stradún) che termina in prossimità del porto e lungo il quale si affacciano i palazzi più significativi della città. Di fronte alla città vi è l’isola di Lacroma (Lokrum).

Lacromaì (in croato: Lokrum) è un’isola della Croazia situata nel Mar Adriatico di fronte alla città di Ragusa (Dubrovnik). L’isola è disabitata ed è sede di un parco naturalistico.

(Fonte Wikipedia)


Dubrovnik (pronounced [dǔbroːʋnik], Italian: Ragusa, Greek: Ραγκούσα, Ragoùsa) is a city on the Adriatic Sea coast of Croatia, positioned at the terminal end of the Isthmus of Dubrovnik. It is one of the most prominent tourist destinations on the Adriatic, a seaport and the centre of Dubrovnik-Neretva county. Its total population is 42,641 (census 2011).[1] In 1979, the city of Dubrovnik joined the UNESCO list of World Heritage Sites.

The prosperity of the city of Dubrovnik has always been based on maritime trade. In the Middle Ages, as the Republic of Ragusa, also known as a Maritime Republic (together with Amalfi, Pisa, Genoa, Venice and other Italian cities), it became the only eastern Adriatic city-state to rival Venice. Supported by its wealth and skilled diplomacy, the city achieved a high level of development, particularly during the 15th and 16th centuries.
The beginning of tourism in Dubrovnik is often associated with the construction of the late 19th-century luxury hotels in Croatia, such as Grand Hotel (1890) in Opatija and the Hotel Imperial (1897) in Dubrovnik. According to CNNGo, Dubrovnik is among the 10 best medieval walled cities in the world.[3] Although Dubrovnik was demilitarised in the 1970s to protect it from war, in 1991, after the breakup of Yugoslavia, it was besieged by Serb-Montenegrin forces for seven months and received significant shelling damage.

In Croatian, the city is known as Dubrovnik; in Italian as Ragusa; and in Latin as Ragusium. Its historical name in Greek is Raugia (Ραυγια) or Ragousa (Ραγουσα).
The current Croatian name was officially adopted in 1918 after the fall of the Austro-Hungarian Empire, but it was in use from the Middle Ages. It is also referred to as Dubrovnik in the first official document of the treaty with the Ban of Bosnia Ban Kulin in 1189.

Historical lore indicates that Ragusa (Dubrovnik) was founded in the 7th century on a rocky island named Laus, which provided shelter for refugees from the nearby city of Epidaurum.
Another theory appeared recently, based on new archaeological excavations. New findings (a Byzantine basilica from the 8th century and parts of the city walls) contradict the traditional theory. The size of the old basilica clearly indicates that there was quite a large settlement at the time. There is also increasing support in the scientific community[who?] for the theory that major construction of Ragusa took place before the Common Era. This “Greek theory” has been boosted by recent findings of numerous Greek artefacts during excavations in the Port of Dubrovnik. Also, drilling below the main city road has revealed natural sand, contradicting the theory of Laus (Lausa) island.
Dr Antun Ničetić, in his book Povijest dubrovačke luke (“History of the Port of Dubrovnik”), expounds the theory that Dubrovnik was established by Greek sailors. A key element in this theory is the fact that ships in ancient times travelled about 45–50 nautical miles (83–93 km; 52–58 mi) per day, and required a sandy shore to pull out of water for the rest period during the night. The ideal rest site would have fresh water source in its vicinity. Dubrovnik has both, and is situated almost halfway between the two known Greek settlements of Budva and Korčula, 95 nautical miles (176 km; 109 mi) apart from each other.

Lokrum ( Italian: Lacroma) is an island in the Adriatic Sea 600 metres from the city of Dubrovnik, Croatia. It stretches from northwest to southeast and receives regular ferry service from the city.

(Fonte Wikipedia)

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VIDEO – Spalato (Split), Traù (Trogir), National Park Krka – Croazia – ESTATE 2011

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Spalato (in croato Split), dal latino Salonae Palatium, è una città della Croazia, capoluogo della regione spalatino-dalmata, principale centro della Dalmazia e, con i suoi 178.192 abitanti (2011), seconda città del Paese. Spalato è anche sede universitaria e arcivescovile.
Spalato è famosa soprattutto per il Palazzo di Diocleziano, la porta Aurea e la cattedrale con il suo celebre campanile. È inoltre sede arcivescovile. Nelle vicinanze sono notevoli le rovine romane di Salona e gli scavi archeologici andrebbero ampliati, ma il paesaggio circostante è stato occupato, nel secolo scorso, da una vasta zona industriale. Sono comunque in studio piani di recupero e tutela. Subito ad Ovest si trovano le storiche località turistiche dei Sette Castelli e lo specchio di mare che da essi prende nome: la Baia dei Castelli, che la Penisola di Spalato insieme all’Isola di Bua separano dal Mar Adriatico.

Traù (in croato Trogir) è una città della Croazia, con circa 13.260 abitanti. Viene considerata una delle città veneziane più belle e meglio conservate dell’intera Dalmazia. Secondo l’autorevole critico Bernard Berenson poche città al mondo annoverano tante opere d’arte in così poco spazio.
Fu fondata dai greci della stirpe ellenica dei Dori di Siracusa con il nome di Tragurion. L’imperatore Claudio vi installò i suoi onorevoli veterani.
La città sorge su due isole collegate alla terraferma da due ponti ed è unita alla vicina isola di Bua per mezzo di un ponte girevole. Detta anche la piccola Venezia, è un piccolo gioiello che conserva numerosi edifici medievali di impronta veneziana.

La Cattedrale di San Lorenzo a Traù, in tipico stile veneziano
Traù, con il suo centro storico risalente quasi interamente al XIII secolo e comprendente più di 10 chiese diverse, ha nella cattedrale romanica di San Lorenzo (1180-1250) il suo punto di maggiore interesse.
Il lungomare deve il suo fascino alla contrapposizione tra le belle architetture delle abitazioni e le barche (spesso veri e propri yacht di gran lusso) ormeggiati lungo il canali.

Il Parco nazionale della Cherca (Krka in croato) è il settimo parco naturale della Croazia, istituito nel 1985.
Si trova nella regione di Sebenico e di Tenin, in Dalmazia. Il parco confina anche con la cittadina di Scardona, che del parco rappresenta anche l’ingresso principale.
La sorgente del fiume Cherca si trova pochi km fuori dall’omonimo Parco, sotto una cascata di un suo affluente (il fiume Krčić); quando d’estate il fiume Krčić è in secca, la sorgente è visibile.
Il parco è noto per le sue cascate, formate da letti di tufo:
la grande cascata di Scardona, lo Skradinski buk (complesso di cascate alto circa 45 m), è una delle bellezze naturalistiche più note della Croazia: le acque della Cherca e della Cicola (Čikola) si uniscono e raggiungono il mare. Anche presso le Cascate di Scardona è presente una raccolta etnografica con vecchi mulini ad acqua dove i cereali vengono macinati con macine di pietra mosse dall’acqua o i cesti e i mortai, meccanismi antichi per lavare tappeti, coperte, indumenti e stoffe.
Il fiume Cherca presenta fenomeni di carsismo.
Il Parco Nazionale presenta una ricca fauna e una grande biodiversità: 18 specie di pesci, 222 specie di uccelli, 18 specie differenti di pipistrello, rettili e anfibi per un totale di circa 860 specie.

(Fonte Wikipedia)


 

Split (Croatian pronunciation: [splît]) is a Mediterranean city on the eastern shores of the Adriatic Sea, centred around the ancient Roman Palace of the Emperor Diocletian and its bay and port. With a population of 178,192 citizens,and a metropolitan area numbering up to 349,314. Split is by far the largest Dalmatian city and the second-largest city of Croatia. Spread over a central peninsula and its surroundings, Split’s greater area includes the surrounding seaside towns as well. An intraregional transport hub, the city is a link to numerous Adriatic islands and the Apennine peninsula, as well as a popular tourist destination.
Split is also one of the oldest cities in the area. While it is traditionally considered just over 1,700 years old counting from the construction of Diocletian’s Palace in AD 305, archaeological research relating to the original founding of the city as the Greek colony of Aspálathos (Aσπάλαθος) in the 6th century BC, establishes the urban tradition of the area as being several centuries older.

Trogir is a historic town and harbour on the Adriatic coast in Split-Dalmatia County, Croatia, with a population of 12,995 (2001) and a total municipality population of 13,322 (2001). The historic city of Trogir is situated on a small island between the Croatian mainland and the island of Čiovo.It lies 27 kilometres west of the city of Split.
Since 1997, the historic centre of Trogir has been included in the UNESCO list of World Heritage Sites

(Fonte Wikipedia)

Travel blogger, fotografo ed influencer per diversi siti web ma soprattutto per il mio blog "I VIAGGI DI SPEEDY". Ho visitato 43 nazioni diverse e uno stato "de facto” come la Transnistria. Brand Ambassador per diverse aziende italiane e internazionali. Fondatore del fanclub unofficial su Luciano Ligabue più famoso del web lucianoligabuefanclub.com

VIDEO – Zagabria (Croazia) Da Piazza Bana Jelacica al parco Maksimir – ESTATE 2011

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“…Zagabria trasforma questa sua informe bellezza in qualcosa che attrae come una melodia di Schubert, un piacere che inizia sommessamente e che non finisce mai. Pensavamo che sarebbe stata una seccatura camminare sotto la pioggia, mentre alla fine eravamo contenti come se avessimo passeggiato sotto il sole in una città davvero meravigliosa.” Rebecca West Viaggio in Jugoslavia

Punto di transito significativo tra la cultura mitteleuropea e la cultura mediterranea, Zagabria conserva un cuore urbano piacevole ed autentico. La città è capitale della Croazia solo dal 1991, ma il suo ruolo guida nazionale è ben più antico (oltre 900 anni). Nella città vive 1/4 della popolazione croata e ancora oggi, come in passato, la sua posizione geografica le assicura un ruolo cruciale in campo amministrativo, politico, economico e culturale. A Zagabria incontriamo un pezzo d’Austria, d’Ungheria, di Dubrovnik e a volte anche un po’ di Trieste… una piccola, nuova capitale dall’aria un po’ sbarazzina  e un po’ elegante.
A prima vista Zagabria sembra avere due anime, antico e moderno, poi man mano che la si conosce si comprende come le vie del centro storico Gornji grad (o Città alta) e quelle più recenti della Donji grad (o Città bassa) siano parte di uno stesso carattere, dolce e appassionato. Anche i quartieri della Novi Zagreb, la nuova Zagabria, si fanno prendere la mano dai nuovi entusiasmi di una città in fermento, che continua comunque ad essere animata dalla stessa antica tradizione culturale. Chi diceva che la “qualità della vita di un luogo andava misurata sulla base della sua cultura” forse pensava a posti come Zagabria, che a cultura non è proprio seconda a nessuna. Una ventina di teatri, oltre 20 musei, altrettante gallerie d’arte e centinaia di eventi e manifestazioni annuali riescono forse a rendere l’idea? Il patrimonio culturale di Zagabria si arricchisce di continuo, con mostre tematiche, allestite in concomitanza con altri eventi di richiamo,  insieme a settori come la moda o il design.
Zagabria è il maggiore centro economico della Croazia. Sviluppatasi come importante centro religioso su un originario ‘castrum’ romano, per mano di Ladislao d’Ungheria (XI secolo), venne in seguito rovinosamente saccheggiata dai Tartari nel 1242, avvenimento che portò alla sua ricostruzione nella collina accanto. Quella di oggi è una città di sicuro molto diversa dalla sua giovane gemella medievale, allora conosciuta per essere divisa in due aree ben distinte e spesso in forte contrasto: Kaptol, il centro di potere religioso e Gradec (l’attuale Città Alta), che era sede del delegato del regno ungherese, noto con il nome di Bano. Governata in vari momenti storici dagli austriaci, dagli ungheresi,  parte della ex Iugoslavia, la Zagabria di oggi si presenta come una piccola metropoli dalla tipica atmosfera bohemien, con soli 708.000 abitanti. C’è uno spirito nuovo nella Zagabria odierna, una città che era considerata una tappa piuttosto che una destinazione nei giorni del mitico Orient Express. Certo, le sue attrazioni non sono famose come quelle di Parigi, numerose come quelle di Roma o di Londra, ma è comunque facile fare esperienza di altrettante delizie artistiche e culturali. Chi la visita non resta deluso.

(Fonte Wikipedia)


 

 

Zagreb is the capital and the largest city of the Republic of Croatia. It is in the northwest of the country, along the Sava river, at the southern slopes of the Medvednica mountain. Zagreb lies at an elevation of approximately 122 m (400 ft) above sea level. In the last official census of 2011, the population of the settlement of Zagreb was 686,568, while the total population of its administrative area was 792,875.The wider Zagreb metropolitan area includes the City of Zagreb and the separate Zagreb County with a population of 317,642, bringing the total metropolitan area population up to 1,110,517. It is the only metropolitan area in Croatia with a population of over one million

Its favourable geographic position in the southwestern part of the Pannonian Basin, which extends to the Alpine, Dinaric, Adriatic and Pannonic regions, provides an excellent connection for traffic between Central Europe and the Adriatic Sea. The transport connections, concentration of industry, scientific and research institutions and industrial tradition underlie its leading economic position in Croatia. Zagreb is the seat of the central government, administrative bodies and almost all government ministries.

(Fonte Wikipedia)

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VIDEO – Lubiana/Ljubljana (Slovenia) – Dal fiume Ljubljanica al castello – ESTATE 2011

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Lubiana (in sloveno Ljubljana) è la capitale della Repubblica Slovena fin dall’indipendenza (1991). Adagiata sul piccolo fiume Ljubljanica presenta un interessante centro storico in stile barocco e Art Nouveau. L’architettura della città, ricca di case col tetto a punta, risente molto dell’influenza della vicina Austria. La città è divisa in 17 circoscrizioni e ha 33 frazioni. Situata nel centro del paese, la città possiede una popolazione di circa 280.000 abitanti.[  Lubiana è considerata il cuore culturale, scientifico, economico, politico e amministrativo della Slovenia. Nel corso della sua storia è stata influenzata dalla sua posizione geografica, all’incrocio della cultura tedesca, slava e latina.
Alcuni fattori che contribuiscono alla sua situazione economica sono la presenza di collegamenti viari, la concentrazione di industrie e istituti di ricerca scientifica. Lubiana è la sede del governo centrale, degli organi amministrativi e di tutti i ministeri della Slovenia. È anche la sede del Parlamento e dell’Ufficio del Presidente.

(Fonte Wikipedia)

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Ljubljana is the capital of Slovenia and its only centre of international importance. It is located in the centre of the country in the Ljubljana Basin, and is the centre of the City Municipality of Ljubljana. With approximately 272,000 inhabitants, it classifies as the only Slovenian large town.Throughout its history, it has been influenced by its geographic position at the crossroads of the Slavic world with the Germanic and Latin cultures.
For centuries, Ljubljana was the capital of the historical region of Carniola. Now it is the cultural, educational, economic, political and administrative centre of Slovenia, independent since 1991.Its transport connections, concentration of industry, scientific and research institutions and cultural tradition are contributing factors to its leading position.

(Fonte Wikipedia)


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